Jesus and Mary Chain. 30 anni dopo

di Vittorio

Psichocandy, dei Jesus and Mary Chain è uno dei dischi più belli e importanti della musica contemporanea di fine millennio scorso. Per celebrarlo il gruppo si è ricostituito e ha deciso di portarlo in tour…
Uno dei dischi più belli e più importanti della musica contemporanea della fine del millennio scorso è Psichocandy, dei Jesus and Mary Chain. Per celebrarlo il gruppo si è ricostituito e ha deciso di portarlo in tour, la cui unica data italiana è a Ferrara, il 19 luglio, nell’ambito della sempre più gloriosa rassegna Ferrara sotto le stelle.

La band prende vita a Glasgow, in Scozia, nel 1984 attorno alle figure dei fratelli Jim e William Reid, affiancati dal bassista Douglas Hart e da una girandola di batteristi che vede una prima stabilizzazione quando prende in mano le bacchette un certo Bobbie Gillespie (si proprio lui, ne parleremo in futuro) che di lì a poco cederà il posto ad una batteria elettronica e quindi a John Moore.

In pochi mesi realizzano una manciata di singoli per l’etichetta Creation del beneamato Alan McGee (non saremo mai abbastanza grati a quest’uomo che ha donato all’umanità i suoni dei My Bloody Valentine, Momus, Primal Scream e tanti altre band inglesi, compresi gli Oasis). Il primo Upside Down fa rumore. In ogni senso. Farà parlare molto di sé. In virtù delle buone critiche ricevute e del suono contenuto in esso. Un impasto di rumore, melodia e feedback (chi ha detto Velvet Underground?) che risveglia il soporifero panorama musicale di metà anni 80. Faranno seguito Never Understand, You Trip me up, Just Like Honey, tutti brani brevi, concisi, melodici ma ricoperti da distorsioni e atmosfere al limite del noise. Il bello è che anche senza rumore e feedback le canzoni reggono, eccome se reggono! Ma non è ancora il momento del lato acustico, apparirà dopo alcuni anni. Nel frattempo si grida al miracolo. E allo scandalo. Il nome del gruppo non aiuta ad evitare polemiche e nemmeno le cronache dei loro concerti della durata media di una decina di minuti dove, voltando le spalle al pubblico, fanno sanguinare gli amplificatori e le orecchie dei pochi spettatori.

Nonostante ciò, o forse grazie a ciò, arriva il contratto con la BlancoYnegro, label per la quale incidono altri singoli e soprattutto l’epocale Psichocandy che, modestamente, Jim Reid definisce come “il miglior album prodotto negli ultimi 20 anni”. Non è vero (non foss’ altro che l’esordio dei Velvet è del 1966, quello dei Doors dei Pink Floyd di Syd Barrett del 67, Sergent Pepper è dell’68 e quello dei Ramones del 76, e in mezzo ci stanno Stooges, King Crimson, Led Zeppelin, Can, Area, Kraftwerk più qualche capolavoro di Dylan, Cohen, Young, Eno, Gainsbourg, Marley) però funziona benissimo. La miglior sintesi della musica sino ad allora ascoltata. Che purtroppo, come spesso accade, non saranno più in grado di replicare. Certo, seguiranno buone canzoni e buoni album. Uno su tutti è il successivo “Darklands” del 1987, sempre su BlancoYnegro, ottimo ma non in grado di catalizzare pubblico, critica. Faranno la gioia di quanti, come il sottoscritto, trascorrono ore ed ore davanti ad un giradischi per rendere più belle le giornate di pioggia (il riferimento è voluto e chi lo sa cogliere condividerà la gioia postuma), ma non lasceranno quel marchio indelebile nel corso della storia come ha saputo fare l’esordio.

Psichocandy si apre con un brano straordinario come Just Like Honey. Chi lo apprezzava allora già avvertiva l’epicità del pezzo, consacrato poi anni dopo, precisamente nel 2003, quando fu utilizzato da Sofia Coppola nella scena finale di Lost in Translation, quella del saluto fra Scarlett Johansson e Bill Murray. Seguono altre 13 canzoni che lasciano gli ascoltatori, di allora e di oggi, annichiliti. Dallo stupore e dalla bellezza.

Potremo fermarci qui. E probabilmente anche i Jesus and Mary Chain avrebbero potuto fermarsi lì. Invece hanno proseguito con il loro modo di intendere e di fare musica. Abbiamo quindi, nostro e loro malgrado, dovuto leggere di scandali, di provocazioni, di arresti, di costi dei biglietti restituiti, di inutili dischi infarciti di tastiere. E sentir parlare di cronache giudiziarie riportanti le solite parole: droga, blasfemia, insulti, polvere.Il silenzio fa miracoli. Per informazioni sul silenzio provate a chiedere a John CAGE. Per ulteriori info sui Jesus and Mary Chain i canali web sono i soliti. Non ci resta che attendere la loro esibizione ferrarese, certi che il lungo periodo in cui sono stati lontani dai palchi li abbia invitati a riflettere sulla durata dei loro concerti.

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