Mountain - Flowers Of Evil (1971)

 Il misterioso legame dei dischi di Settembre (vabbè orami lo avete capito, ma facciamo finta di... no) ci porta a New York, tra la fine degli anni '60 e gli inzi della '70, dove il genio di un personaggio tanto carismatico quanto imprevedibile fa nascere una band che, per quanto effimera, ha lasciato una piccola traccia nella musica rock e per cui io, per quei motivi inspiegabili che solo le simpatie conoscono, ho un debole particolare. Felix Pappalardi, nato nel Bronx negli anni '30 da genitori pugliesi, di Gravina di Puglia, ebbe fama quando fece parte di quel progetto grandioso che furono i Cream, con sua maestà Eric Clapton, il bassista Jack Bruce e il batterista Ginger Baker. Dopo che i Cream si sciolsero, Pappalardi torna negli Stati Uniti e si mette a fare il produttore: lavora con Joan Baez, Fred Neil, Tim Hardin, i Lovin' Spoonful e gli Youngbloods (quest'ultimo un disco bellissimo, The Youngbloods, 1967). La ATCO, prestigiosa etichetta musicale, visto il suo lavoro di pigmalione dei Cream, gli affida un gruppo di Long Island, New York, i Vagrants di due fratelli, Larry e Leslie. il gruppo era diventato famoso nei locali di New York per una cover di Respect, il brano culto di Otis Redding che verrà portato al successo imperituro da Aretha Franklin. Ma dopo un paio di registrazioni, i Vagrants si sciolgono.

Però Pappalardi è favorevolmente impressionato dal chitarrista Leslie, che di cognome fa Weinstein, ma sceglie il nome d'arte di West. L'idea è di fare un disco solista con West, che canta e suona magnificamente la chitarra, con Pappalardi a suonare il basso, N.D. Norman alla batteria e Steve Knight all'organo. Registrano un intero disco, Mountain, che esce nel 1969 a nome Leslie West. Fanno pochi concerti quando Pappalardi, che in questo è un mago, li mette in scaletta a Woodstock, dove suonano una leggendaria performance davanti alle centinaia di migliaia di ragazzi presenti in quella 4 giorni più sensazionale di sempre della musica (di quella esibizione verrà tratto un live disponibile in digitale nel 2019). Passano solo pochi mesi e i rinominati Mountain pubblicano il primo disco con Corky Laing alla batteria: Climbing! (1970) è un capolavoro di quegli anni, massiccio e fragoroso nella chitarra di West, un gigante dello strumento (anche di fatto, era davvero imponente e le chitarre tra le sue mani sembrano tutte "piccoline"), che ha canzoni ormai classici come Mississippi Queen, For Yasgur's Farm e una delle mia canzoni preferite in assoluto, Theme From An Imaginary Western. Il successo è buono, tanto che Pappalardi spinge per tornare presto in studio: Nantucket Sleighride, che esce nel 1971, li fa uscire dal clichè dell'hard rock solo potente che diventerà maggioritario negli Stati Uniti, per una scrittura più variegata anche in chiave melodica, come dimostra il brano title track, una epica saga melvilliana sulla caccia alla balena. Il disco vende bene ed è un altro pregevole lavoro in studio

Tutto sembra pronto per il grande salto, e si pensa di usare la formula vincente di quegli anni: parte di disco con nuovi pezzi in studio e parti dal vivo. Flowers Of Evil esce nel 1972 come doppio LP: il primo ha 5 brani nuovi in studio e il secondo una parte di live dal mitico Fillmore East di New York, uno dei templi del rock, datata 27 Giugno 1971. Flowers of Evil dà il via all'album. È un rock mid-tempo con West alla voce solista nelle strofe e Pappalardi nei ritornelli. Riflettendo la sua epoca, è cantata dal punto di vista di un padre che si lamenta del fatto che il figlio sia tornato dalla guerra del Vietnam con una dipendenza dalla droga che gli ha cambiato la personalità (problema questo che viveva in prima persona West, che negli anni più volte si disintossicherà) ed ha un grande contributi "acrobatico" alla chitarra di  West. Segue King's Chorale, brano strumentale per pianoforte, organo e chitarra scritto da Pappalardi. Poi arriva One Last Cold Kiss, canzone che per certe sonorità anticiperà un certo modo "americano" di fare prog-metal, e che parla di coppia di cigni la cui felice vita insieme viene tragicamente alterata dalla freccia di un cacciatore sconsiderato. Completano la parte in studio Crossroader un solido, seppur non eccezionale, rock mid-tempo di base, e da Pride And Passion, un brano prog-rock di sette minuti con alcuni movimenti diversi che sfrutta la stessa vena di Theme For An Imaginary Western nel corpo principale del brano. La sezione live dell'album inizia con un medley in cinque parti, che si intitola Dream Sequence, formato dalla cover del classico rock Roll Over Beethoven di Chuck Berry, Dreams Of Milk And Honey, da una parte intitolata Variations e un segmento strumentale chiamato Swan Theme che permette alla band di improvvisare attorno al ritornello di One Last Cold Kiss. L'album si conclude con una gradita versione dal vivo di Mississippi Queen.  Il disco non è forse così potente come lo sono i due precedenti lavori, ma West esce da queste tracce come un chitarrista grandioso e di molto superiore a nomi altisonanti sia del tempo che degli anni a venire.

Dopo un disco fiacco, The Road Goes Ever On, si separano: Pappalardi va via, West con una mossa davvero niente male chiama Jack Bruce, ex Cream, per formare un trio "alla Cream" dal nome West, Bruce & Laing che però dura solo un anno. I Mountain si riformeranno nel 1974, fanno in tempo a fare due dischi, poi West intraprende una carriera solista, riproponendo nel tempo anche il nome del gruppo, oppure New Mountain. Felix Pappalardi morirà nel 1983, a seguito di un incidente con un arma da fuoco della moglie Gail Collins, che scrisse alcuni testi (come quello di Pride And Passion, ma anche alcuni dei Cream) e disegnò le copertine dei loro dischi (come la scritta Mountain di Flowers of Evil). West continuerà a suonare fino a pochi giorni prima che un arresto cardiaco lo fermò definitivamente, nel Dicembre del 2020, a 75 anni. Sono una band da riscoprire e spero che chi non li conosca dia loro una possibilità. 

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