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Giorgio Gaber

Giorgio Gaber (1939 - 2003) è figura a sé nella storia della musica e della cultura italiana. Esempio originale di intellettuale capace di trasformare radicalmente la propria immagine e il proprio linguaggio artistico, passando dal pop a un'inedita forma di teatro-canzone, al ruolo di personaggio televisivo di successo a quello di lucida, spesso sarcastica, coscienza critica della società. Discografia e Wikipedia

Heartbreak Hotel - Elvis Presley (1956)

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Ci sono molte donne nella vita di Elvis. Quelle ufficiali, a partire dalla moglie Priscilla, e quelle clandestine. Sono attrici, modelle, cantanti o, più semplicemente, persone normali. Ce n'è una che, però, è stata più importante di altre, non solo per la sua felicità, anche per la sua carriera. Si chiamava Tura Luna Pascual Yamaguchi e sapeva che con quel nome non avrebbe fatto molta strada. E allora perché non chiamarsi Tura Satana? Quel cognome d'arte non l'avrebbe dimenticato nessuno. E nessuno voleva dimenticarla, Tura Satana, dopo averla vista nel ruolo di prostituta in Irma la dolce e, soprattutto, come protagonista di Faster, Pussycat! Kill! Kill!, film di culto che avrebbe incantato intere generazioni di spettatori e futuri registi come Quentin Tarantino.  (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Temples - Sun Structures (2014)

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di Stefano Macchi Punto primo: la dissonante sensazione di ammettere che la musica, per essere apprezzata e apprezzabile, possa anche essere scorrevole, piacevole, semplice, orecchiabile, radiofonicamente azzeccata è presente. Punto secondo: lo scetticismo del pre-ascolto, vuoi per la montatura creatasi attorno a una band che crea circuito comunicativo da inizio 2013 oppure per una sorta di continuo piacere al riciclo psichedelico di inizio anni Dieci è svanito. Punto terzo: i Temples sono una band valida. Lo sono perché nell'ascoltare il loro esordio "Sun Structures" su Heavenly Recordings emerge quel valore discografico da collettivo pronto ad affollare stadi e arene, per i giri armonici che s'incollano con estrema facilità alle pareti otorine, per le capacità melodiche del frontman James Edward Bagshaw: indubbiamente debitore delle composizioni indiane degli "scarafaggi", il giovane non pecca di presunzione, infilando uno dopo l'altro ri...

Massimo Bubola - Ballate di Terra e d' Acqua (2008)

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di Silvano Bottaro Sono 11 i brani inseriti in "Ballate di Terra e d'Acqua", nuovo disco di Massimo Bubola. Undici canzoni legate da due elementi fondamentali per la nostra esistenza: la “Terra” e quindi le radici, la storia, la profondità e “l’acqua” e quindi la fluidità, il presente, la trasparenza. E’ un album sostanzialmente rock questo diciassettesimo lavoro di Bubola, risale, infatti, al 1976 il suo primo disco “Nastro giallo”. Non incline a compromessi, il cantautore veronese collaboratore storico di Fabrizio De Andrè, (con il quale ha scritto due bellissimi album: “Rimini” e “L’indiano” e canzoni famose come “Andrea”, “Fiume Sand Creek”, “Don Raffaé”, “Sally”, “Rimini”, “Franziska”) ha fatto della sua coerenza il suo marchio di fabbrica. Diritto per la sua strada ha sfornato una serie di dischi più o meno fortunati senza mai cadere nella morsa commerciale e anche questo disco, infatti, non scalerà (per fortuna) i primi posti delle classifiche di vendita. ...

Joe Henry - Invisible Hour (2014)

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di Fabio Cerbone Lungo viaggio attraverso le parole e l'anima di Joe Henry, Invisible Hour è quello che si potrebbe facilmente definire il personale stream of consciusness del folksinger americano, insomma quel famigerato "flusso di coscienza" che dal padre James Joyce a Van Morrison si è spesso trasposto anche nella musica popolare, con risultati "astrali". L'idea non è forzata, a patto certo di distinguere linguaggi e stili, che nel caso di Henry significano una forma di ballata elegante e scarna al tempo stesso, una perfezione quasi formale raggiunta dal suo modo di cantare, mai troppo lodato eppure riconoscibilissimo, e di raccontare i versi, tra schegge acustiche e delicate decorazioni degli strumenti a fiato. Divenuto un po' esteta di se stesso, questo va detto, l'artista di Pasadena - dove per quattro giorni alla fine di luglio del 2013 è stato inciso il nuovo ciclo di brani - rivendica la particolarità di Invisible Hour, un album assai in...

Gentle Giant - Octopus (1973)

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Tutto inizia quando, ad inizio degli anni '60, i tre fratelli Shulman, Derek, Phil e Roy mettono su una band: sono scozzesi di Glasgow, ma il padre, che suonava la tromba in un gruppo amatoriale dopo lavoro, si trasferì con loro neonati a Portsmouth, nel 1948. I tre fratelli Shulman formano uno dei primi gruppi inglesi di rock\ r'n'b, Simon Duprèe & The Big Sound (Simon Duprèe è lo psudonimo di Derek). La band riuscì ad andare in tour e a evolvere il proprio sound, fino a raggiungere un discreto successo, entrando nella classifica inglese con il brano musicale Kites, da un album bellissimo, Without Reservation, e per un certo periodo suonò con loro un giovanissimo pianista, Reginald Dwight, che qualche anno dopo cambiò nome d'arte in Elton John e sappiamo come andò a finire. Nel 1969 sciolgono il gruppo e si organizzano, sull'eco della nascente musica progressive, a fondere le loro idee con il jazz, la musica classica, il folk in un modo del tutto unico e caratt...

Frankie Hi-Nrg mc

Tra i personaggi saliti alla ribalta durante la stagione dell'hip-hop italiano e delle posse nei primi anni '90, Frankie Hi-Nrg (vero nome Francesco Di Gesù, 1969) si distingue fin dagli inizi per la profondità e l'amara ironia della liriche, l'approccio colto e contemporaneamente disincantato al linguaggio del rap, e un eclettismo che lo porta nel corso degli anni ad abbracciare anche una carriera da regista. Discografia e Wikipedia

California Girls - The Beach Boys (1965)

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Anya Butler era una ragazza inglese che si era fatta tutta l'America in autostop per arrivare a Los Angeles e diventare, a tutti gli effetti, una California girl. Il suo scopo, all'inizio, era far conoscere My Generation agli americani. Si era portata dietro un po di copie del singolo e aveva cominciato a fare il giro delle radio. Allora era molto diverso da adesso, poteva persino capitare che una ragazza inglese chiedesse a una radio di trasmettere un disco e si ritrovasse dietro a un microfono, a condurre un programma. Erano i tempi pionieristici delle emittenti, erano i tempi in cui le agazze che parlavano americano con accento inglese andavano per la maggiore. (M. Cotto - da Rock Therapy)

Laura Marling - Patterns in Repeat (2024)

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 di Giuliano Delli Paoli Nell'intervista concessaci a ridosso dell'uscita di "Songs For Our Daughter", Laura Marling ci aveva raccontato sentitamente del suo tempo in mutazione, tra il desiderio di diventare per la prima volta madre e le letture preziose dei racconti di Robertson Davies, Ottessa Moshfegh e Alison Bechdel. E anche del suo nuovo studio di registrazione domestico, epicentro fisico ed emotivo delle sue canzoni. Una rinnovata consapevolezza dei propri anni e in generale della vita, intesa anche come itinerario di un viaggio imprevedibile, che la cantautrice inglese ripone al centro di "Patterns In Repeat", ottavo album giunto dopo la più lunga pausa discografica in oltre quindici anni di carriera. Registrato ancora una volta nello studio di casa e coprodotto da Dom Monks, con l'ulteriore assistenza agli archi di Rob Moose, "Patterns In Repeat" concentra definitivamente lo sguardo materno della musicista londinese, che due anni fa ma...

Mary Gauthier - Trouble & Love (2014)

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di Nicola Gervasini Ci vuole anche una certa non comune abilità nel rifare sempre la stessa canzone, nel cantarla sempre con lo stesso tono lento e strascicato, nell'adottare sempre lo stesso concetto di arrangiamento minimale (chitarra che arpeggia, batteria che accarezza e non batte mai, un piano che contrappunta, un violino che segue la melodia e pochissime altre variazioni) e nel rimanere uguale a sé stessa nonostante il passaggio di diversi e capaci produttori (Joe Henry, Gurf Morlix). Ci vuole la bravura di Mary Gauthier per non sbagliare mai veramente disco, nemmeno quando magari il concept del progetto un po' sovrastava il songwriting come nel precedente The Foundling. Ma con Trouble & Love non ci sono distrazioni: otto canzoni per 38 minuti di musica, e davvero paiono le solite otto canzoni già sentite in grandi titoli come Mercy Now o Between Daylight and Dark, ma, chissà perché, poi ogni volta ognuna sembra sempre nuova, irrinunciabile, talmente intensa da ri...

E T I C H E T T E

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