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Phil Collins

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Sufjan Stevens – The Ascension (2020)

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di Martino Petrella La multiforme e inarrestabile natura di Sufjan Stevens si può facilmente avvertire scorrendo la sua ormai estesa discografia. Album dedicati agli stati americani, viaggi intimisti, esplosioni psichedeliche, sperimentazioni elettroniche, cofanetti natalizi e collaborazioni più disparate. Da cinque anni a questa parte, ovvero dall’uscita di quel “Carrie & Lowell” che tanto ha fatto parlare di sé, un album lancinante e con un peso specifico decisamente consistente, il nostro Sufjan si è imbarcato in diversi e variegati progetti musicali: l’opera“Planetarium”, assieme a Bryce Dessner, Nico Muhly e James McAlister, due inediti per il film “Call Me by Your Name” di Luca Guadagnino, un album con il pianista Timo Andres (“The Decalogue”) e uno con il patrigno Lowell Brams (“Aporia”). “The Ascension“, il vero e proprio nuovo album di Stevens, arriva dopo tutto questo vagare, saltellando da un progetto all’altro; i tempi sono maturi e il 3 luglio arriva America, inconsuet...

Peter Gabriel

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John Coltrane: misticismo, innovazione e orgoglio nero

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di Luca Divelti  “Alla fine, ciò che conta non sono gli anni della tua vita, ma la vita che metti in quegli anni.”  Abraham Lincoln “Questo pomeriggio ci siamo riuniti nella quiete di questo santuario per pagare l’ultimo tributo di rispetto a queste meravigliose bambine di Dio. Sono entrate sul palcoscenico della vita appena qualche anno fa, e nei pochi anni vissuti su questa scena mortale, hanno vissuto degnamente. Ora cala il sipario; vanno verso l’uscita; il dramma della loro vita terrena si conclude. Esse sono ancora destinate a quell’eternità da cui sono venute. Queste bimbe – innocenti e bellissime – sono state le vittime di uno dei più vili e tragici crimini mai perpetrati contro l’umanità.”  Con queste parole dense di dolore e commozione il Reverendo Martin Luther King iniziava il suo elogio funebre il 18 settembre 1963 a Birmingham, in Alabama, durante le esequie di Carol Denise McNair, Addie Mae Collins e Cynthia Diane Wesley. Pochi giorni prima, quattro membri ...

Ozzy Osbourne

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Neil Young

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Lost in Transmission No. 58

Freddie Mercury

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Bob Mould – Blue Hearts (2020)

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di Giovanni Panetta Da quando Bob Mould ha firmato per la Merge Records nel 2012, pubblicando in seguito ben cinque album dal guitar pop fulmineo e aggressivo, si è sentito parlare di un certo riemergere dello stile caratteristico degli Sugar, ovvero la seconda band in ordine cronologico e d’importanza nella quale ha militato il chitarrista e cantante nato a Malone nello stato di New York. Questa volta echi dei momenti più fulgidi dell’indie rock anni ’80 americano si possono sentire in questo ultimo lavoro Blue Hearts, uscito l’ultimo 25 Settembre; gli Hüsker Dü, l’altra band di Robert Arthur Mould, sono stati una band del Minnesota e formatasi nel ’79, partita da un hardcore eterodosso e melodico, che celava come retaggio i sixties sounds, per poi dettare le regole dell’indie rock e dell’alternative dei ’90 ed anche dei tempi più recenti, costituita oltre che da Mould alla chitarra e voce, anche da Grant Hart alla batteria e voce, e autore principale insieme a Mould del materiale del...

Paul McCartney

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E T I C H E T T E

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