di Martino Petrella La multiforme e inarrestabile natura di Sufjan Stevens si può facilmente avvertire scorrendo la sua ormai estesa discografia. Album dedicati agli stati americani, viaggi intimisti, esplosioni psichedeliche, sperimentazioni elettroniche, cofanetti natalizi e collaborazioni più disparate. Da cinque anni a questa parte, ovvero dall’uscita di quel “Carrie & Lowell” che tanto ha fatto parlare di sé, un album lancinante e con un peso specifico decisamente consistente, il nostro Sufjan si è imbarcato in diversi e variegati progetti musicali: l’opera“Planetarium”, assieme a Bryce Dessner, Nico Muhly e James McAlister, due inediti per il film “Call Me by Your Name” di Luca Guadagnino, un album con il pianista Timo Andres (“The Decalogue”) e uno con il patrigno Lowell Brams (“Aporia”). “The Ascension“, il vero e proprio nuovo album di Stevens, arriva dopo tutto questo vagare, saltellando da un progetto all’altro; i tempi sono maturi e il 3 luglio arriva America, inconsuet...