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Bombino - Deran (2018)

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di Gianmarco Giannelli Se l’attaccamento alle proprie origini si misurasse con la maestria con cui si suona uno strumento, basterebbero un paio di riff per comprendere come Goumar Alcomtar, in arte Bombino, sia in maniera esistenziale, e non solo anagrafica, figlio del Niger e della cultura Tuareg. Bombino, oltre a essere un chitarrista sopraffino (forse uno dei migliori sulla piazza), è uno di quegli artisti ontologicamente portato a ricoprire un ruolo sociale e politico grazie alla sua arte per la sola ragione che la fa. Quando all’interno di un sistema musicale centrato su determinati Paesi dell’Europa e sugli States, un artista africano riesce non solo a farsi conoscere, non solo a fare sold out in tour mondiali, ma a imporsi come punto di riferimento nel mondo della musica dettando le sue regole a un genere, come quello del rock, vuol dire che si ha per le mani qualcosa di veramente rivoluzionario. Nonostante un’indubbia qualità musicale, per gli artisti africani è dura conqui...

Alcune canzoni del 1977 #12/16

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“Sir Duke”, Stevie Wonder Il singolo uscì nel marzo 1977, tratto da un disco pubblicato ad autunno 1976, e arrivò al primo posto negli Stati Uniti e al secondo nel Regno Unito. “The king of all Sir Duke” è il grande jazzista Duke Ellington (“Sir Duke” è il nome di un suo disco del 1946).

Trembling Bells – Dungeness (2018)

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di Ignazio Gulotta È sempre una grande gioia ogni ritorno sulle scene della band scozzese, alfiere del miglior folk rock oggi sulla piazza ed erede della stagione d'oro del genere, per intenderci quella di Fairport Convention, Steeleye Span e dello psych folk dell'Incredible String Band. Un'attività discografica quella dei Trembling Bells che dal loro debutto nel 2009 è stata intensa e ricca di autentiche perle: da “The Constant Pageant” a “The Marble Downs” e “The Bonnie Bells of Oxford” (gli ultimi due registrati insieme al songwriter americano Bonnie 'Prince' Billy), a “The Sovereign Self” la discografia della band fondata dal batterista Alex Neilson si è sempre mantenuta su livelli ottimi. Peccato soltanto che non abbia ancora avuto il riconoscimento che certamente merita, restando il loro un nome di culto ristretto, almeno nel nostro Paese, a un non esteso gruppo di estimatori. Eppure la loro è una musica di grande fascino, ricca di pathos e capace di trasc...

1968, la prima volta dei Pink Floyd in Italia

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di Alessio Bardelli 18 aprile 1968: una decina di giorni dopo l’annuncio ufficiale dell’uscita di Syd Barrett dal gruppo, i Pink Floyd sono in Italia per la prima volta per suonare nella capitale. La band inglese è attesa al Piper Club di Via Tagliamento il 18 e il 19 aprile (per due concerti al giorno). In un locale storico, punta di lancio per artisti come Patty Pravo, Equipe 84 e moltissimi complessi beat degli anni ’60, i Pink Floyd faranno il loro debutto in Italia. Ma cosa era arrivato in Italia della musica dei Pink Floyd fino alla primavera del 1968? Da noi venne pubblicato solo il primo singolo See Emily Play / Scarecrow del 1967, che vendette non molte copie, ed è oggi rimane una rarità tra i collezionisti. Timida ma comunque presente la stampa italiana nel 1967: la rivista Ciao Amici nel settembre 1967 pubblicò un pezzo sulla band inglese dal titolo “Anche la musica come droga” firmato da Otis Pencill, in cui l’associazione “musica = droga” viene fatta forse...

Mellon Collie and the Infinite Sadness - The Smashing Pumpkins

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Il doppio album della band di Billy Corgan è diventato il simbolo e anche l’apice della loro intera carriera. Le immagini associate ad esso sono diventate un must come i costumi di epoca vittoriana nel video Tonight Tonight, la testa rasata del cantante o la sua t-shirt nera con la scritta Zero. Il creatore dell’artwork è John Craig, illustratore di Pittsburgh che attraverso il collage e la sovrapposizione delle bozze inviategli via fax da Corgan ha dato vita all’intero booklet. L’immagine di copertina di Mellon Collie and the Infinite Sadness è ispirata al dipinto di Raffaello, Santa Caterina d’Alessandria e a La Fedeltà di Jean-Baptiste Greuze.

Half Waif – Lavender (2018)

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di Michele Corrado È difficile sentirsi a casa, se ti chiami Nandi Rose Plunkett. La raffinata chanteuse, autrice dei testi e delle eleganti tessiture di synth di questo trio di Brooklyn, ha trascorso la sua gioventù in quel di Williamstown, Massachussets. Una cittadina relativamente tranquilla: ottomila anime, un abbondante novanta per cento delle quali bianche. Non proprio il migliore dei posti per la figlia di una rifugiata indiana e un irlandese. E così ecco le discografie delle varie Bjork, Kate Bush e, perché no, Imogen Heap diventare l’accogliente riparo da un ambiente circostante magari non proprio ostile, ma certamente scomodo. Un rifugio destinato a influenzare con potenza una produzione incentrata, chiaramente, sul tema della ricerca di un posto dove sentirsi davvero a casa. “Lavender” è il terzo disco degli Half Waif e, oltre a lavorare su una maggiore ricercatezza delle trame sonore, aggiunge al tema della ricerca di una dimora una commossa palette di ricordi dell...

Accadde oggi...

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1947: Nasce a Cannes, Francia, Patrick Erard Djivas, bassista prima degli Area poi della PFM. 1967: Nasce a Abingdon-on-Thames, UK, Phil Selway, batterista dei Radiohead. 1968: Prima esibizione live di Jimi Hendrix in Italia, al Piper di Milano. Il 24 e il 25 suona al Brancaccio di Roma, il 26 al Palazzo dello Sport di Bologna. 1978: Inizia a Buffalo, New York, il tour di Bruce Springsteen per "Darkness on the edge of town" 1980: Esce in Gran Bretagna per la Island Records "11 o'clock tick tock", il secondo singolo degli U2; il primo, "Another day", era uscito solo in Irlanda il 26 febbraio 1980 su etichetta Columbia, per la quale la band aveva già pubblicato nel settembre del 1979 l'EP "Three". Fonte

Van Morrison And Joey Defrancesco – You’re Driving Me Crazy (2018)

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di Valerio D'Onofrio L’eroe di “Astral Weeks” sta vivendo un periodo di grande prolificità con addirittura tre nuovi Lp nell’arco di appena sei mesi. A settembre era la volta di “Roll With The Punches”, a dicembre quella di “Versatile” e ora la collaborazione col polistrumentista jazz Joe DeFrancesco. Una prolificità che non fa certamente rima con creatività ma con una riproposizione di classici della tradizione blues e jazz rivisti senza grandi stravolgimenti. Un’operazione palesemente vintage che sarebbe stata tale persino sessanta anni fa. Un Van Morrison che si autocita con alcune cover jazzate di suoi stessi brani, ad esempio “The Way Young Lovers Do”, tratta dal capolavoro "Astral Weeks" - che in questa versione perde gran parte della frenesia boogie/jazz degli esordi - o in “Have I Told You Lately”, tratto dall’album del 1989 “Avalon Sunset”, non proprio della fase migliore della sua carriera. Detto questo, non si può non segnalare la gradevolezza di vari...

Alcune canzoni del 1977 #11/16

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“Year of the cat”, Al Stewart Una delle più belle e originali canzoni pop degli anni Settanta – prodotta da Alan Parsons – a cominciare dal titolo e dal verso che parla di “aggirarsi per strada come Peter Lorre” (che fu un grande attore tra gli anni Trenta e Cinquanta). Dal libro Playlist di Luca Sofri: “Onamoninfromabogarmùvi. La canzone meritevolmente più nota di Al Stewart (per la gran parte del mondo, l’unica canzone nota di Al Stewart) ha un’introduzione di pianoforte memorabile e un andamento da dopopranzo più che da mattino, con un ritornello che lo increspa appena, e poi lascia proseguire il dondolìo, l’assolo di chitarra, l’assolo della seconda chitarra, l’assolo del sassofono, e tutto il meraviglioso resto”.

Frances The Mute - Mars Volta

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Frances The Mute segna la seconda collaborazione della band con Storm Thorgerson, designer e fotografo britannico noto soprattutto per i suoi lavori con i Pink Floyd. L’artwork, curato insieme a Peter Curzon, Dan Abbott, e Bill Thorgerson, porta il suo marchio di fabbrica con immagini finemente dettagliate e realistiche che si sposano con un concept album che trae ispirazione dal ritrovamento di un diario abbandonato in una macchina. Il risultato è così vicino al surrealismo di Magritte che il confine tra ispirazione e citazione diviene molto labile.

E T I C H E T T E

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