Van Morrison And Joey Defrancesco – You’re Driving Me Crazy (2018)

di Valerio D'Onofrio

L’eroe di “Astral Weeks” sta vivendo un periodo di grande prolificità con addirittura tre nuovi Lp nell’arco di appena sei mesi. A settembre era la volta di “Roll With The Punches”, a dicembre quella di “Versatile” e ora la collaborazione col polistrumentista jazz Joe DeFrancesco. Una prolificità che non fa certamente rima con creatività ma con una riproposizione di classici della tradizione blues e jazz rivisti senza grandi stravolgimenti.

Un’operazione palesemente vintage che sarebbe stata tale persino sessanta anni fa. Un Van Morrison che si autocita con alcune cover jazzate di suoi stessi brani, ad esempio “The Way Young Lovers Do”, tratta dal capolavoro "Astral Weeks" - che in questa versione perde gran parte della frenesia boogie/jazz degli esordi - o in “Have I Told You Lately”, tratto dall’album del 1989 “Avalon Sunset”, non proprio della fase migliore della sua carriera.
Detto questo, non si può non segnalare la gradevolezza di vari episodi che - seppur datati - non potranno che piacere, come in una sorta di viaggio nel tempo, a tanti appassionati della sonorità jazz più semplici.

Joe DeFrancesco è l’indubbio mattatore, con svariati assoli di hammond e tromba spesso piacevolissimi, come il morbido ingresso di fiati seguito da hammond del brano iniziale “Miss Otis Regrets”, cover del compositore americano Cole Porter. Spiccano soprattutto alcune riproposizioni blues come “The Things I Used To Do” di Eddie Jones e soprattutto “Every Day I Have The Blues” dello storico pianista blues Memphis Slim (Peter Chatman).
La title track - scritta da Walter Donaldson nel 1930 - è la leggendaria “You’re Driving Me Crazy”, brano riproposto negli anni da una sfilza infinita di musicisti (si va da Frank Sinatra a Billie Holiday, da Bill Evans a Ella Fitzgerald). In totale sette cover di vecchi brani di Morrison e otto di altri musicisti, ma purtroppo spesso la sensazione è che andare a riscoprire le versioni originali sia più stimolante.

Da apprezzare in quest’ultima fase della carriera di Van Morrison è la possibilità di riscoperta di una serie di musicisti che rischiano di cadere nell’oblio, in una sorta di graditi consigli di ascolto da parte di chi quella stagione ha amato e conosciuto come pochi. Per il resto, si apprezzano la voglia di Van Morrison di esserci ancora, l’amore per la musica e per il suonare non “Close Enough For Jazz” ma in pieno territorio jazz.

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