Island - Pictures (1977)
Siamo in Svizzera, dove negli anni del furore iconoclasta del primo punk, un gruppo di ragazzi mette su un gruppo: Benjamin Jäger, cantante, Peter Scherer, tastiere, bass pedals, crotali (un particolare strumento a percussione fatto di una serie di piccoli dischi di metallo), René Fisch ai fiati, soprattutto sassofono e tromba e Güge Jürg Meier, batteria e percussioni; scelgono come nome Island ed iniziano a suonare nei locali jazz. Hanno infatti un notevole bagaglio di studi jazzistici, nonostante la giovane età, e sono già un piccolo nome nei locali elvetici quando, nel 1977, partono per Milano dove presso gli Studi Ricordi (dove registrava i propri lavori la Premiata Forneria Marconi) in dieci giorni sfornano un disco capolavoro per qualità tecniche, atmosfera, originalità.
In copertina, un disegno originale di H.R. Giger, di uno dei suoi terrificanti alieni. Pictures è un disco ammaliante, dall'atmosfera cupa, tesa ma coinvolgente e misterioso. Si inizia con una suggestiva Introduction a creare un'atmosfera che ricorda vagamente 2001: Odissea Nello Spazio di Stanley Kubrick. È composta da improvvise percussioni, gong e un sassofono bizzarro, un prologo accattivante. Zero è un pezzo strumentale dove le percussioni sono l'elemento dominante, con un singolare intermezzo di walking bass nella sezione centrale, elemento di chiaro stampo jazzistico dovuto principalmente al sassofono, al flauto e al clarinetto: è un brano strumentale davvero eccezionale. Pictures è il capolavoro dell'album. Voce alla Gentle Giant, linee melodiche come i primi Genesis ma grazie all'approccio free jazz totalmente diverso e unico (per esempio un iconico assolo di clarinetto a metà del brano), la voce delicata di Benjamin Jäger aggiunge una colorazione misteriosa al suono generale, incantevole. Herold And King, Dloreh ha una meravigliosa introduzione al pianoforte, gli attacchi di percussioni e il testo cantato, in alcune parti, al contrario (come suggerito dal titolo) ti catturano davvero come se fossero intermezzi di una lingua extraterrestre. Here And Now dalle lunghe parti strumentali (che rimandano ai Gentle Giant e al sax dei Van Der Graf Generator) ha spiccati elementi tipici del free jazz che le grandi band che ho citato solo di rado sfiorarono, mentre qui sono fulcro centrale di questo disco magnifico. Nel 1996, l'etichetta americana The Laser's Edge rimasterizza i nastri originali e aggiunge ai brani dell'LP Empty Bottles, una sorta di jam session in studio forse collage di altre prove in momenti imprecisati delle registrazioni. Piccola nota per i collezionisti: un Lp originale vale una fortuna, anche 750€, per via del fatto che la distribuzione fu approssimativa e nonostante l'accoglienza vivace di critica e del pubblico, poco, che riuscì a comprare il disco, non si fece nessuna ristampa di copie.
Gli Island si fermano dopo questo clamoroso esordio: diventeranno band di culto del genere e ancora oggi sono considerati tra i tesori nascosti del grande territorio progressive. Nessuno dei componenti continuò a suonare in maniera professionale, anche per questo il disco è considerato tanto prezioso, unica dimostrazione di un grandissimo talento.

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