Joni Mitchell - Turbulent Indigo (1994)

La serie dei dischi di Febbraio che si ispirano nella copertina a quadri famosi la voglio far finire con l'album di oggi ma anche con una piccola appendice che posterò poi, perchè ho scoperto cose che vale la pena condividere con chi, pazientemente e con tanto affetto, segue questa rubrica.  La copertina di oggi si ispira ad uno dei molti autoritratti con benda che Vincent Van Gogh dipinse dopo che, il 23 Dicembre 1888, la sua convivenza con Paul Gauguin finì, mutilandosi il lobo dell'orecchio sinistro con un rasoio, che leggenda vuole fosse poi consegnato dallo stesso Van Gogh o ad una prostituta, Rachel, o ad una giovane cameriera sua conoscente, Gabrielle. 

Joni Mitchell scelse non a caso questo riferimento per scrivere un disco molto personale dove si toglie molti sassolini dalle scarpe, soprattutto per quanto riguardo il rapporto del pubblico verso l'arte e l'artista, in una non tanto celata polemica, sincera e autorevole, con il pubblico. Per oltre un decennio, da fine anni '60 a fine anni '70, Joni Mitchell, canadese, è la regina della musica folk: voce vellutata ed espressiva, un tocco delicato ma potentissimo nello scrivere, dischi capolavoro che segneranno un'epoca: ricordo solo il leggendario Blue (1971),  Court & Spark (1974), che apre agli arrangiamenti jazz, Hejira (1976) e il grande omaggio testamento all'amico Charles Mingus che è Mingus, pubblicato poco prima della morte del grande jazzista. Ad inizio anni '80, passa alla Geffen dopo un rapporto decennale con la Asylum, e sin dal primo disco per la nuova etichetta discografica, Wild Things Run Fast (1982), circondata da amici e grandi musicisti alla sua corte, inizia un percorso più orientato al pop sofisticato, che in quelli anni molti grande del decennio precedente iniziavano a concepire. che è molto lungo nelle gestazioni (un disco nuovo ogni 3-4 anni), sospendendo quasi del tutto le esibizioni dal vivo, una certa curiosità per le nuove sonorità elettroniche (Dog Eat Dog, del 1985, con gli arrangiamenti synth pop di uno dei maghi inglese del settore, Thomas Dolby). È quasi più un percorso artistico ormai, tra l'altro parallelamente Mitchell segue con profitto anche una ottima carriera di pittrice, con mostre internazionali dei suoi lavori. Ma è forte e si fa sentire il desiderio di ritornare alla musica.

Nel 1993 passa alla Reprise, e insieme al produttore e marito Larry Klein, grande bassista sessionista, inizia a pensare ad un nuovo disco. Intanto i due si separano dopo un matrimonio durato 10 anni, e può darsi che i toni scarni, riflessivi e un po' pessimisti di Turbulent Indigo, che viene pubblicato nell'ottobre del 1994, siano figli di questa situazione particolare. Con lei in studio ci sono lo stesso Klein, Wayne Shorter al sassofono, e sessionisti giganteschi come Michael Landau alla chitarra, Jim Keltner e Carlos Vega alla batteria, Seal che canta in un brano. Turbulent Indigo fa riferimento a Van Gogh, descrivendo il tumulto mentale che sia lui che Mitchell affrontano nel processo creativo: Sono un focolare ardente" disse\"La gente vede il fumo\Ma nessuno vuole scaldarsi\Togliendosi il cappotto\E tutti i miei piccoli paesaggi\Tutti i miei pomeriggi gialli\Si accumulano intorno a questo spazio vuoto\Come tazze e cucchiai sporchi. Not To Blame probabilmente è una canzone scritta  per il cantautore ed ex amante di Mitchell, Jackson Browne, che si diceva avesse picchiato la sua compagna, l'attrice Daryl Hannah. Magdalene Laundries racconta le sofferenze delle donne irlandesi un tempo recluse nei manicomi della Maddalena gestiti dalla Chiesa cattolica romana e costrette a lavorare nelle lavanderie dei manicomi, scandalo che proprio in quei mesi stava prendendo forma: quando un ordine di suore a Dublino vendette parte del convento a un imprenditore immobiliare, i resti di 155 ricoverate, che erano stati tumulati in tombe anonime all'interno della proprietà, furono esumati e, fatta eccezione per un corpo, cremati e seppelliti in una tomba comune nel cimitero di Glasnevin. Sex Kills fa riferimento a una serie di temi di attualità della fine del XX secolo, tra cui la violenza, l'AIDS, il riscaldamento globale e il consumismo. Seal canta in How Do You Stop, brano scritto da un amico di Mitchell, Dan Hartman, malato di AIDS e che morirà poco dopo l'uscita del disco, molti brani sono suggellati dagli interventi meravigliosi del sassofono di Shorter, in Yvette In English Mitchell torna a scrivere una canzone con l'amico di sempre David Crosby, in The Sire of Sorrow (Job's Sad Song), bellissima, si parla del rapporto con un proprio dolore.

Il disco, così curato, bello, vibrante, non passa inosservato, tanto che vince il Grammy come Miglior Disco Pop nel 1996. Joni Mitchell continuerà a fare dischi ogni tanto, molto spesso con la stessa formula (produzioni scintillanti, musicisti grandiosi alla sua corte, la produzione dell'ex marito Klein), ma non sempre i risultati saranno belli come questo album, malinconico sì, ma dalla bellezza suggestiva.

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