Pearls Before Swine - The Use Of Ashes (1970)
Dei tre dischi che, finiti per caso uno vicino all’altro sulla mia scrivania mentre spolveravo la mia discoteca, due erano di questa band particolarissima, che delle immagini di opere d’arte rinascimentali ha fatto un suo tratto caratteristico. La band dei Pearl Before Swine si materializza attorno la figura del suo leader fondatore, Tom Rapp: eccentrico, geniale, appassionato, sceglie il nome per la sua band da un passo del Vangelo di Matteo: Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci (pearls before swine ndt), perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti (Mt 7,6.12-14). Della sua infanzia, c’è un particolare che mi piace sempre ricordare: da un trafiletto del giornale locale conservato dalla madre, in un concorso canoro per bambini di Rochester, Minnesota, Tom Rapp arriva terzo davanti ad un giovane Robert Zimmerman di Duluth, che arriva 5°, il quale con tutta probabilità è il futuro Bob Dylan. Rapp cresce con l’amore per il folk, l’arrangiamento e gli strumenti musicali particolari, e ama cantare nonostante un sigmatismo della pronuncia, che rende la sua voce ancora più simpatica. Va a studiare in Florida, e nel 1965 fonda il gruppo con i suoi amici di college Wayne Harley (chitarre e mandolino), Roger Crissinger (tastiere) e Lane Lederer (basso) e con la convinzione che “se i Fugs pubblicano dischi, possiamo farlo anche noi”, tanto che mandano un demo alla stessa casa discografica dei Fugs, la ESP di New York. Che rimane ammaliata, e ingaggia i nostri per delle registrazioni con Richard Alderson. Il risultato nel 1967 è One Nation Underground: in copertina, un particolare de Il Giardino Delle Delizie di Hyeronimus Bosch, il disco è un folk acido che se parte dai grandi (Guthrie, Dylan, Joan Baez, Leonard Cohen) ne trasforma le atmosfere, per uno dei dischi più originali degli anni ‘60 statunitensi. Vende addirittura 200 mila copie, ma Rapp dirà che non vedrà mai un soldo. Il secondo disco con la ESP è ancora più bello: Balaklava (1968) ha in copertina Il Trionfo Della Morte di Peter Brueghel il Vecchio, sul retro sette disegni di Jean Cocteau e una frase lapidaria del poeta Victor Santayana: Soltanto i morti hanno visto la fine della guerra. Disco meraviglioso, si apre con la registrazione della voce e della tromba di uno dei 600 sopravvissuti tra i cavalieri inglese della battaglia di Balaklava, durante la Guerra di Crimea (1854). Finito il contratto con la ESP, Rapp si sposa con la naturalista olandese Elisabeth Joosten e firma con la Reprise. Scioglie la band, di cui rimane solo il nome, e si circonda di sessionisti di altissimo livello: Grady Tate, un grande della batteria jazz, Richard Greene, geniale violinista e flautista, Jim Fairs e altri, con cui pubblica These Things Too (1969). In copertina, un Cristo di Giovanni Bellini, atmosfere appena più curate, una sentita e bella cover di I Shall Be Released di Bob Dylan. Rapp va in Olanda con la moglie, e inizia lì a scrivere materiale per un nuovo disco: viaggiano sulla tratta inaugurale della nave Queen Elizabeth II, e vivono per mesi a Utrecht. Ritorna a Nashville, con una nuova schiera di musicisti, tra cui David Briggs e Charlie McCoy che fu uno dei più fidati musicisti di Dylan, persino Elizabeth che canta insieme a lui e registra The Use Of Ashes, che esce nel 1970. Il titolo prende spunto da un verso della canzone di apertura, uno delle perle di Rapp: vedendo la moglie pulire delle vecchie monete con della cenere, Rapp immagina The Jeweller che “ha un negozio all’angolo del viale” e con la cenere i gioielli li “rende brillanti\adora Dio con la cenere”. La canzone rappresenta al meglio lo sguardo sull’umanità minima tanto cara a Rapp, e anche al lavoro artigianale delle cose e verrà ripresa anni dopo dal supergruppo This Mortal Coil per una cover gotica ed elegantissima. C’è uno strumentale per un film, From The Movie Of The Same Name, c’è una Rocket Man, scritta il giorno dell’allunaggio di Neil Armstrong dell’Agosto del 1969, ispirata ad un racconto di Ray Bradbury dallo stesso titolo nella raccolta L’Uomo Illustrato (conosciuta in Italia anche come Il Gioco Dei Pianeti); il brano nasconde un’altra curiosità, se è vero che Bernie Taupin, il braccio destro e paroliere di Elton John, dichiarò di essersi ispirato a questo brano, e non a Bowie, per il brano Rocket Man, singolo di successo del 1972 dall’album Honky Château. Song For A Rose è un altro dipinto metafisico, metafora della delicatezza dell’esistenza e delle sue contraddizioni. Riegal è un duetto vocale marito e moglie dall’atmosfera esotica. God Save The Child è la canzone più “pop”, Margery è, nel solco dei grandi folksinger, un ricordo personale legato ad una donna. Rapp non perde l’occasione per dichiarare la sua idea di mondo: in When The War Began riprende i temi di Balakvala e dichiara senza esitazioni l’inutilità della guerra, ma il colpo di classe è in MS Rigel, ispirata alla storia vera della nave norvegese MS Rigel, affondata dagli aerei britannici il 27 Novembre 1944: trasportava prigionieri di guerra tedeschi, e siccome era scortata da due V-Boat, fu scambiata per una nave che trasportava militari. L’attacco inglese ne causò l’affondamento, e la conseguente morte di 2571 persone, tra prigionieri sovietici, polacchi, serbi, disertori tedeschi, norvegesi e militari tedeschi della nave. In copertina, un particolare di un arazzo probabilmente di fattura fiamminga del XV° secolo, che rappresenta La Caccia All’Unicorno, conservato al Metropolitan Museum di New York. Rapp, che rifiuterà di esibirsi a Woodstock proprio mentre registrava questo disco, continuerà per un paio di anni a suonare e comporre, fino al 1973, quando si ritira dalla scena musicale. Si iscrive all’Università, dove prende una laurea in Economia e nel 1984 in Legge, diventando avvocato civilista. Si trasferisce in Florida dove esercita la professione per anni, fino al 1997, quando un gruppo di artisti cultori dei suoi PBS gli dedica un album tributo, For The Dead In Space: Rapp ha come un sussulto, e pubblica dopo 25 anni dal suo ultimo disco (Sunforest del 1973) un ultimo meraviglioso disco, A Journal Of The Plague Year (1998) un ritorno al folk anni ‘60 con la classe e la genialità di un personaggio tanto singolare quanto misconosciuto, e del suo gruppo meraviglioso, meraviglioso anche per la copertine dei dischi.

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