Steve Vai - The Ultra Zone (1999)

Il sogno di ogni fan è di avere un contatto con il proprio idolo. Questo pensò un giovanissimo ragazzo di Long Island verso la fine degli anni ’70. Steven Siro Vai, figlio di immigrati del pavese, provetto e spericolato chitarrista, manda una registrazione amatoriale e la trascrizione di alcune complesse partiture per chitarra a Frank Zappa, suo mito: tra queste, trascritta nel 1978, quando aveva solo 18 anni, quella leggendaria di The Black Page ("la pagina nera" dovuta al fatto che la partitura presenta una incredibile concentrazione di segni musicali). Il genio di Baltimora, incuriosito ed impressionato da quel tipino, prima lo chiama a sé come trascrittore ufficiale, poi invece lo ingaggia nella sua band, a cui affida le leggendarie e super complicate parti di “Impossible guitar” o le famose “Strat Abuses” nei suoi dischi da Tinseltown Rebellion (1981) a Jazz From Hell (1986). In Them Or Us (1984) Zappa addirittura dedica un intero e iper sofisticato brano a Steve, l’iconica Stevie’s Spanking che inizia così: His name is Stevie Vai\And he's a crazy guy\Last November, I recall\ He needed a spanking. Steve Vai è già una leggenda tra i chitarristi quindi quando nel 1984 pubblica Flex-Able, suo primo disco solista, pieno di acrobazie chitarristiche che infiammano gli appassionati: nel frattempo, dopo che una chitarra custom che gli piaceva si ruppe mentre suonava ad un concerto, siglò un contratto di collaborazione con la Ibanez, famosa casa di produzione di chitarre giapponese, che lo elegge a uomo immagine, e Vai disegnerà una propria linea di strumenti, la Jem 777, famosissima negli anni ’80 tra le migliori Super Strat anche per via della Monkey Grip, una maniglia intagliata sul corpo della chitarra, che permetteva legati più facili da eseguire e di non prendere la chitarra per il manico, che era molto sottile, con il rischio di romperlo. La carriera solista inizia a riempire di premi il giovane Vai, che vince numerose votazioni come chitarrista migliore del mondo sulle riviste specializzate. Ha il tempo per suonare con gli Alcatraz, fare due ottimi dischi di heavy metal con David Lee Roth che ebbero grande successo (soprattutto Skyscraper) e solo nel 1990 ritorna con l’album Passion And Warfare, dove la sua arte chitarristica inizia a prendere una forma più definita, tra virtuosismi, fusion e fraseggi di genio metal inarrivabili. Nel 1993 nuova band con cantante il canadese Devin Townsend: Sex & Religion ha belle canzoni in Deep Down Unto The Pain, Dirty Black Hole e la title track, che ebbe anche un certo airplay radiofonico, ma spesso la voce di Townsend è troppo sguaiata e mal si accorda con la metamorfosi spirituale che Vai intraprende in quel periodo. Pubblica pochissimo, si ritira in una sorta di rinascita religioso-filosofica, poi torna in grandissimo stile con una formazione a tre con Joe Satriani (che fu uno dei suoi primi maestri) e Eric Johnson, i G3. I tre virtuosi della chitarra elettrica fanno faville, per la gioia dei fan, e per tutto il 1997 e il 1998 è un susseguirsi di concerti. Parte di quelle esibizioni sono racchiuse in un pirotecnico e incredibile live, G3: Live in Concert, immancabile nella collezione di dischi per tutti i fan della chitarra elettrica. Nel 1999, il ritorno in grande stile per uno degli album chitarristici più belli di sempre: The Ultra Zone esce nel settembre del 1999 ed è un portento. Nelle parole dello stesso Vai, “L’Ultra Zone è quell’aria indescrivibile che si può raggiungere solo zittendo la mente e lasciando parlare l’anima, la musica può arrivare di aiutarti”. In scaletta ben 13 pezzi, metà strumentali e metà cantati da Vai, tranne Asian Sky dove canta Koshi Inaba, voce del gruppo giapponese B’z, il cui chitarrista leader, Tak Matsumoto, suona anch’egli in questo brano. Gli strumentali sono superbi: The Blood & Tears campiona preghiere orientali, Voodoo Acid, con vocine in pieno stile zappiano e accreditate in pieno stile del Maestro come “spoken part” è lunatico e fantasioso, Oooo e la stupenda Windows To The Soul sono toccanti prove di tecnica chitarristica. Ma le due gemme sono due sentiti omaggi a due giganti dello strumento, ed amici di Vai, scomparsi da poco: Jibboom per il texano Stevie Ray Vaughan, ritmata e intrigante, e la solenne e splendida Frank, dedicata al grande Zappa. La sua carriera continuerà con ritmi meno severi, tra esibizioni live con la nuova G3, con Yingwie Malmsteen al posto di Johnson per incredibili scenari di assoli alla chitarra, e un riordino ricercato e intelligente dell’immenso archivio, e su questo punto bellissimo è The Elusive Light And Sound Vol.I, che raccoglie le idee e le registrazioni fatte per film, opere teatrali e televisione. Un gigante delle 6 corde e uno dei chitarristi più geniali e preparati di tutti i tempi. Zappa non sbagliò a dargli una possibilità.

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