The Clash - London Calling (1979)
Partiamo dalla foto di copertina, uno degli scatti più celebri del rock. Paul Simonon, il bassista dei The Clash, sta suonando al The Palladium di New York. La band gira a mille in quel 1978 ma Simonon nota una cosa: il servizio di sicurezza del teatro impedisce agli spettatori di seguire il concerto in piedi. Questo fa imbestialire Simonon che ad un certo punto per frustrazione distrugge il suo Fender Precision Bass. Pennie Smith immortala quella foto, quasi di scatto, e in un primo momento la giovane fotografa londinese voleva scartarla per la non perfetta messa a fuoco. Invece fu convinta a mostrala alla band che entusiasta la scelse, divenendo l’emblema di uno dei dischi più importanti del rock, quello che chiude una fase e ne apre un’altra, opera di uno dei gruppi più dirompenti di tutti i tempi: The Clash. Nell’era del punk, fine anni ‘70 in Gran Bretagna, creare gruppi punk era piuttosto facile: serviva solo una bella energia, un po’ di sfacciataggine e non era necessario saper suonare. Dall’unione di due tra questi, i London SS di Mick Jones e Paul Simonon e i 101′ers di Joe Strummer. I primi due sono proletari arrabbiati e geniali, il terzo è figlio di ambasciatori, è nato ad Ankara ed è un borghese. Grazie al lavoro fondamentale di Guy Stevens, che diventerà il manager del futuro gruppo, Jones e Simonon si uniscono a Strummer e al chitarrista Keith Levine e formano gli Heartdrops, nome che poi cambieranno in The Clash. Il battessimo della nuova band avviene a Islington, il 26 agosto 1976. Poi si uniscono al Punk Rock Festival insieme alle altre due grandi band del punk, i Sex Pistols e i Siouxie & The Banshees, partecipando successivamente anche ad alcune tappe dello sgangherato ed irriverente Anarchy In The Uk Tour dei Pistols. Il gruppo però sin da subito si distacca dal nichilismo costruito ad arte dei Sex Pistols per abbracciare un impegno consapevole del ruolo sociale della musica: divengono di fatto un megafono di cronaca di un paese, l’Inghilterra thatcheriana, che sta andando in una certa direzione. Che non piace ai nostri ragazzi. Il primo grande brano è White Riot, ispirato agli scontri durante il carnevale del 1976 tra polizia e giovani di colore a Notting Hill. L’anno dopo il primo disco, The Clash. Jones diviene l’anima musicale del trio che piazza i primi grandi pezzi: Complete Control, Grageland, Police & Thieves. Il disco è un successo in patria ma non viene commercializzato negli Stati Uniti. Dove però vengono importante 100.000 copie, che finiscono in un lampo. La CBS ripubblica il disco per l’America con altre hit, tra cui I Fought The Law e (White Man) In Hammersmith Palais. Quello che già emerge è la capacità unica nel punk di contaminare i riff e le ritmiche del genere di rockabilly e di musica reggae-ska, in un mix unico e irresistibile. Nel 1978 il grande successo dell’esordio porta al frettoloso Giv’em Enough Rope, album che è troppo iperprodotto da Sandy Pearlman, nella speranza di “pulire” la loro ruvidezza. A questo punto entra in formazione Topper Headon, alla batteria, già membro dei London SS con Jones e Simonon. Con più tempo a disposizione dopo la prima storica tournée negli Stati Uniti, i 4 si prendono un piccolo studio nella periferia di Londra, i Vanilla Studios, ed iniziano a ragionare su un disco che è centrato sull’amore-odio con l’America, sulle paure per il nucleare, dopo un incidente alla centrale di Three Mile Island in Pennsylvania, ma soprattutto con lo sguardo critico e attento sulla società dell’epoca. London Calling (il titolo prende spunto dallo slogan delle’inizio delle trasmissione di Radio Londra, la radio clandestina degli alleati, durante la Seconda Guerra Mondiale) esce nel Dicembre del 1979 e anticipa già gli anni ‘80. Seppur doppio, la band costrinse la Cbs a venderlo al prezzo di un disco singolo: Clampdown è ancora punk, ma la band ormai viaggia davvero nell’esplorazione della musica, dal rockabilly di Brand New Cadillac o addirittura uno ska pop alla Spector in Train In Vain (traccia fantasma del disco). C’è tempo per parlare della violenza urbana con The Guns Of Brixton, della Guerra Civile Spagnola con Spanish Bombs, il reggae rock di Rudi Can’t Fail fino ai due pezzi più famosi, il pop rock di Lost In The Supermakert e la storica, febbrile ed eccitante London Calling. Tornando alla copertina, va ricordato che il lettering per il titolo è un omaggio al disco di Elvis Presley omonimo uscito nel 1956. Questo è il disco della maturità, dell’impegno politico (che poi verrà ulteriormente ampliato in Sandinista, il triplo album del 1980) e che proietta nella storia del rock dei tipi che si ritenevano ribelli con una causa, e che hanno affascinato con la loro energia almeno due generazioni di fan e musicisti.

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