Genesis - Selling England By The Pound (1973)
Devo ammettere una cosa riguardo il disco di oggi: avendo stabilito 3 anni fa che il 29 Marzo 2019 sarebbe stata la data dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, mi sembrava perfetto parlare di uno dei dischi più belli del progressive e del rock in generale che ha come argomento la crisi politica e morale di quello stesso paese. La stucchevole situazione politica britannica sulla questione, che non è ancora finita, sarebbe potuta essere benissimo descritta in una delle canzoni di questo leggendario disco dei Genesis. Penultimo disco della formazione storica, quella composta da Peter Gabriel, Steve Hackett, Mike Rutherford, Tony Banks e Phil Collins, i Genesis sono nel periodo di massimo splendore creativo, sebbene già serpeggino degli attriti sulle scelte musicali. Il disco di oggi è un capolavoro nonostante stilisticamente sia meno coeso del precedente, l’altrettanto leggendario Foxtrot: per la serie tanti galli in un pollaio non ci possono stare, e denota la furia dell’autore Gabriel, che in almeno due episodi riempie la musica di testi immaginifici e pieni di giochi linguistici, simbolismi, frecciatine politiche e sociali che oscurando la musica creata dagli altri faceva un po’ storcere il naso al resto della band. Perchè il senso di questo disco è un’analisi spietata di una nazione che non riesce a superare le glorie del suo passato, in un perenne conflitto con la tradizione, rispetto alla diversa situazione dell’attualità. Gabriel prese il titolo Selling England By The Pound (che si può tradurre con Vendesi l’Inghilterra alla libbra e che viene pubblicato nel settembre del 1973) da un manifesto del Partito Laburista, e lo stesso verso lo ripropone nel brano che apre l’album: in Dancing With The Moonlit Knight la sua voce parte da sola, nel silenzio, declarando “Mi puoi dire dov’è il mio paese?” \disse l’unifaun alla persona amata. \“E’ con me!” gridò la Queen Of Maybe- per le sue mercanzie, egli barattò il suo amore.“Ultima edizione!” strillò una voce tra la folla. \“un vecchio muore!” La nota che ha lasciato era firmata “Vecchio Padre Tamigi” - Sembra che sia annegato; \vendendo l’Inghilterra alla libbra.” Sia unifaun che la Queen Of Maybe (in riferimento alla Queen of May, la Regina di maggio che nell’antica Inghilterra rappresentava l’inizio della buona stagione e l’augurio di un buon raccolto) sono esempi della fantasia dei testi di questo disco. Il primo brano è già da KO, ma poi arriva I Know What I Like (In Your Wardrobe), una melodia stupenda per una canzone sulla disoccupazione. Poi un’intro di piano, incredibile, pensato da Tony Banks, è l’inizio di uno dei brani più belli di tutta la storia della musica popolare: Firth Of Fifth è l’ennesimo gioco di parole, rifacendosi alla foce (firth) del fiume Forth di Edimburgo, che ha la stessa pronuncia di Quarto, Fourth, che nella canzone diviene Fifth, Quinto, in otto minuti di magia musicale, impreziositi anche dal flauto di Gabriel e da un assolo clamoroso di Hackett alla chitarra. More Fool Me è un delicato piccolo brano di Phil Collins, che canta per la prima volta, con vocalità molto vicine a quella di Gabriel, e che apre la seconda parte dell’album. The Battle Of Epping Forest è la grandiosa epopea di uno scontro tra band rivali, fatto realmente accaduto nella periferia londinese per il controllo del territorio: ma qui l’epica della musica si scontra con il tono comico dei testi e dei bizzarri personaggi raccontati da Gabriel in uno dei suoi scritti più pieno di doppisensi, immagini divertenti (e che per i detrattori fu un delirio proto-rap, ma lasciamoli perdere…). Poi After The Ordeal, uno strumentale, è l’apripista per The Cinema Show: il brano è studiato in due parti ben distinte, la prima, acustica e cantata; la seconda, elettronica e strumentale, dove useranno per la prima volta i sintetizzatori (e che diventerà la fine dei loro live) e racconta una novella storia d’amore tra Romeo e Giulietta, citati nel testo. Chiude il cerchio, è proprio il caso di dirlo, Aisle Of Plenty, che riprende la melodia di Dancing With The Moonlit Knight e come ultimo verso dice “c’è uova strapazzate”, perchè Supper’s Ready, ultimo brano di Foxtrot, il disco precedente, finiva con la domanda “cosa c’è per cena?”. Persino la copertina segnò un’epoca: Peter Gabriel chiese alla pittrice inglese Betty Swanwick di usare un proprio dipinto, The Dream, al quale Gabriel si ispirò per il testo di I Know What I Like (In Your Wardrobe), Su richiesta del gruppo l'autrice aggiunse all'illustrazione originale un tosaerba di fine ottocento, che richiamava un verso del brano (Io, io sono solo un tosaerba/mi riconosci da come cammino). L’album arrivò nella Top 5 dei dischi più venduti in Inghilterra, in mezza Europa e persino negli Stati Uniti ebbe discreto successo. Rimane, come ogni disco dei Genesis storici, una testimonianza meravigliosa di creatività, di bellezza musicale, in certi punti inarrivata, e mantiene a distanza di decenni la sua forza narrativa, cosa che non so se mai avrà la musica di oggi, nonostante ci sia tanto da raccontare sulle svendite di interi paesi.

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