Fu un periodo magico

Con Fabrizio De André, ci siamo conosciuti al Folkstudio dove lo portò una sera mio fratello Luigi e ci trovammo subito simpatici.

Tanto che, qualche tempo dopo, mi invitò da lui in Sardegna, a Portobello di Gallura, per provare a fare delle cose insieme: «Belìn, lui diceva sempre belìn, perché non vieni da me? Devo scrivere e non c’ho idee!». «Vengo di corsa».

Non c'era nessuno. Era inverno. Faceva un freddo della Madonna. Mi invitò, secondo me, perché era curioso: gli piaceva vedere come scrivevano gli altri. E, poi, stranamente, era anche un po’ insicuro. Di me, gli interessava il versante angloamericano che lui non conosceva bene, perché si era formato sugli chansonnier francesi.

Rimasi quasi un mese a casa sua. Facemmo molte canzoni come "La cattiva strada", "Oceano", "Dolce luna", "Canzone per l’estate", "Amico fragile", scritta solo da lui, e "Le storie di ieri" che avevo scritto io e di cui lui si era innamorato. Era un pezzo che doveva già finire nel mio disco precedente, ma la casa discografica non me la fece mettere, «perché rischi di passare dei guai», dal momento che parlava di Mussolini. Dicevano che «tanto non la passeranno mai in radio». Fabrizio, allora, disse «la faccio io!» e la pubblicò nel disco che venne fuori da quel nostro incontro, il suo album "Volume 8". Quando la pubblicai anch'io sul mio album, "Rimmel", si incazzò pure: «Belìn, me lo potevi dire che la facevi, così non la mettevo io!». «Ma io non lo sapevo che l’avrei pubblicata!». Venne, infatti, sdoganata dalla Rca, proprio, perché era uscita sul suo disco.

Fu un periodo magico. Lì, infatti, nacquero anche diverse altre canzoni di Rimmel, tra cui "Buonanotte fiorellino". Un giorno, gliela faccio ascoltare e Fabrizio: «Belìn, bello questo: è un pezzo che fa soldi!» e ride. La realtà è che noi stavamo lì per lavorare, ma non vedevamo l'ora di finire per andarci a divertire. Quindi, lavorammo intensamente, anche se, da parte sua, con una certa fatica, mentre per me era una cosa giocosa, perché ero già felice solo di essere là con lui, a scrivere e a fare musica. Fabrizio, invece, viveva sempre la fase della scrittura con molta ansia: «È bella questa cosa, che ne dici? È bella?». «È bellissima!». «Ah, belìn, non lo so!». Andava confortato in questo senso, anche se, naturalmente, scriveva benissimo.

Avevamo un metodo di lavoro strano: non è che stavamo lì a parlare, a discutere dei testi delle canzoni, le scrivevamo e basta. Qualche volta, non ci incontravamo nemmeno, perché anche se io mi svegliavo tardi, lui aveva quasi ribaltato il giorno con la notte. Molti si chiedono perché non ci sono pezzi di quel periodo cantati insieme, ma l'intento non è mai stato quello: l'idea era di scrivere testi e fare delle musiche. E così fu.

Francesco De Gregori

Fonte: Fabrizio de André in direzione ostinata e contraria 

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