Il giorno che morì la musica

Il 3 febbraio 1959 un piccolo aereo si schiantò in un innevato campo dell'Iowa: a bordo c'erano tre dei musicisti che inventarono il rock and roll, tra cui Buddy Holly


L'aereo su cui viaggiavano Holly, Valens e Richardson subito dopo l'incidente. (Hulton Archive/Getty Images)

Il 3 febbraio 1959, sessant’anni fa, verso l’una del pomeriggio, due dei più promettenti musicisti rock americani dell’epoca salirono su un piccolo aereo per raggiungere in fretta una località in Minnesota dove avrebbero dovuto suonare quella sera. Erano Ritchie Valens e J. P. “The Big Bopper” Richardson, di 18 e 29 anni, ma non erano loro le star su quell’aereo. Entrambi viaggiavano infatti al seguito di Buddy Holly, che era uno dei più amati e brillanti chitarristi rock and roll dell’epoca e che stava girando il Midwest con la sua band.

L’aereo di Holly, Valens e Richardson decollò da Mason City, in Iowa, sotto una leggera pioggia. Non arrivò mai in Minnesota, perché si schiantò dopo aver percorso meno di dieci chilometri. Morirono tutti e tre, insieme al pilota Roger Peterson. La notizia fu scioccante per milioni di giovani americani, che avevano perso uno dei cantanti che aveva definito la loro generazione e altri due dei musicisti più famosi dell’epoca. Quel 3 febbraio sarebbe diventato famoso come “il giorno in cui morì la musica”.

Buddy Holly aveva soltanto 22 anni, ma era già famosissimo: aveva cominciato ad andare in televisione a 16 anni, e in poco tempo era finito ad aprire i concerti di Elvis Presley. Con i suoi occhiali con la montatura spessa, le sue chitarre Fender Stratocaster al collo e la sua voce interrotta da singhiozzi e falsetti aveva creato uno stile che prima non c’era. Insieme ad altri musicisti come Johnny Cash, Chuck Berry e Bill Haley stava facendo quella che sarebbe stata ricordata come una delle più importanti rivoluzioni culturali della seconda metà del Novecento: stava inventando il rock and roll, il genere che avrebbe dominato la musica dei decenni successivi.



Valens aveva origini messicane, ed è considerato uno degli inventori del Chicano rock, uno stile che mescolava il rock and roll alla musica latino americana, e l’anno prima aveva pubblicato “La Bamba”, ancora oggi una delle canzoni più famose degli anni Cinquanta. Aveva avuto così tanto successo che dovette lasciare la scuola per soddisfare tutte le richieste che aveva in giro per gli Stati Uniti. Non fu facile, anche perché Valens aveva una terribile paura di volare dopo che, nel 1957, due aerei si scontrarono in volo sopra la sua scuola di Pacoima, vicino a Los Angeles, riempendo il cortile di detriti. Tre studenti morirono, e a decine rimasero feriti.



Richardson era invece più vecchio, ma aveva raggiunto il successo più tardi: era texano come Holly, e aveva fatto il botto con la canzone “Chantilly Lace”, uscita nel 1958, in cui simulava una telefonata ammiccante con la sua fidanzata, in un tono comico e piuttosto gigione.



Nel gennaio del 1959, Holly e la sua band cominciarono il Winter Dance Party per diversi stati del nord ovest degli Stati Uniti. Gli spostamenti tra le città avvenivano in bus in condizioni piuttosto precarie e soprattutto nel gran freddo dei primi mesi dell’anno. Le date erano state scelte con poca logica, e il tragitto complessivo era sostanzialmente uno zig zag tra Wisconsin, Michigan e Iowa. Valens e Richardson si erano uniti al tour per promuoversi, visto che erano appena diventati famosi, ma presto presero l’influenza e gli vennero i geloni, come a molti altri musicisti: il bus non era isolato per il freddo, e in più capitava che dovessero caricare e scaricare l’attrezzatura da soli. Alcuni finirono all’ospedale e dovettero essere sostituiti.

Il 2 febbraio il gruppo arrivò dopo una tappa di oltre 500 chilometri a Clear Lake, Iowa, dove il manager aveva trovato all’ultimo una data. Il giorno successivo avrebbero dovuto suonare in Minnesota, e quello ancora successivo sarebbero dovuto tornare in Iowa. Holly, che non ce la faceva più, organizzò un volo charter per portarli a Fargo, in North Dakota, molto vicino alla città del Minnesota dove avrebbero dovuto suonare. Le ricostruzioni su quello che successe a quel punto sono diverse: c’è chi dice che Holly prenotò l’aereo per sé e la sua band, ma che Richardson chiese un posto perché malato, e Valens vinse un lancio a testa e croce con il chitarrista di Holly. Altri dicono che fin dall’inizio fosse previsto che i tre a salire sull’aereo fossero le star del tour.

Il giorno successivo, in ogni caso, Holly, Valens e Richardson salirono su un piccolo aereo Beechcraft 35 Bonanza pilotato dal 21enne Peterson, che aveva già una buona esperienza. Nevicava e la visibilità era scarsa, e dopo il decollo l’aereo scomparve in fretta alla vista. Dopo qualche minuto la torre di controllo cercò di contattare via radio l’aereo, senza ottenere risposta. Il proprietario della compagnia che aveva organizzato il volo, preoccupato, prese un altro aereo per seguirne la rotta, avvistandolo al suolo a meno di dieci chilometri di distanza. Holly, Valens, Richardson e Peterson erano morti all’istante. Si scoprì poi che Peterson non era stato informato correttamente sul meteo, e soprattutto che non era pratico degli antiquati strumenti presenti su quell’aereo: probabilmente interpretò male i dati sull’altitudine, e mentre l’aereo si avvicinava al suolo pensava di guadagnare quota.



Un paio di grossi occhiali, simili a quelli di Buddy Holly, sul luogo dell’incidente (AP Photo/Patrick Semansky)

La moglie di Holly, incinta, seppe la notizia dalla televisione. Ebbe un aborto spontaneo poco dopo. Gli occhiali di Holly non furono inizialmente trovati, dando vita a un piccolo mistero: nel 1980 furono ritrovati in un deposito della polizia, dove erano stati consegnati mesi dopo l’incidente, quando la neve si era sciolta. Oggi sono esposti al Buddy Holly Center di Lubbock, Texas. L’espressione “il giorno che morì la musica” non fu inventata subito, ma più di dieci anni dopo in “American Pie”, una celebre canzone del 1971 di Don McLean, che usò l’incidente come metafora della perdita dell’innocenza della generazione che aveva assistito alla nascita del rock and roll.



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