1 aprile 2016

Marvin Gaye - What's Going On (1971)

Marvin Gaye ha attraversato 1a catena di montaggio della Motown e ne è uscito come uno dei suoi prodotti migliori: bello, dotato di una voce d'oro, perfetto per i duetti uomo/donna che sono una specialità della casa. Ci vuole una tragedia assurda e imprevista come la morte precocissima della sua partner preferita, Tammi Terrell, per mandarlo in crisi. Ed è crisi vera, irreversibile: lui pensa di abbandonare la musica, va a provare per la squadra di football di Detroit (per fortuna non lo prendono), si chiude in casa. Per due anni non canta dal vivo né in studio, fino a quando Renaldo Benson dei Four Tops gli fa ascoltare una cosa che ha scritto di ritorno dall'Europa, dove ha visto disagio sociale e proteste diffuse. E una canzone, si intitola semplicemente What's Going On (Che cosa sta accadendo), senza punto interrogativo: un'affermazione, non una domanda, E ciò che serve a Gaye per uscire dall'isolamento: da quando suo fratello è tornato dal Vietnam ha capito che anche la musica pop che si fa alla Motown non può piú ignorare - appunto - ciò che sta accadendo nel mondo. Finisce la canzone, la offre a un gruppo che vuole produrre, The Originals, ma poi si convince: la canta lui, la registra, la propone a Berry Gordy, il boss della Motown, che la rimanda indietro. C'è troppa politica, in quei versi, troppa guerra, non è lo stile della Motown, la casa discografica che pur essendo quasi interamente composta di gente di colore nelle sue canzoni ha sempre ignorato la questione razziale, ogni questione, a parte quelle di cuore. Ma Marvin tiene duro, e quando il singolo esce, e diventa un successo, sarà Gordy stesso a chiedergli di realizzare un album intero in quello stile. Porterà il medesimo titolo, e svolgerà, a suo modo, il tema impostato nei quattro minuti scarsi della canzone. E una novità pazzesca, inaspettata: la maison pop che ha sempre pensato in termini di canzoni, si ritrova tra le mani un album che parla della guerra che si vede alla tv, di tossicodipendenza, di rispetto per l'ambiente, dei ghetti urbani delle città americane. Il tutto è unito da un ritmo gentile, un funk rallentato che valorizza al massimo le nuove capacità di interprete di Marvin Gaye, che dal sax del jazzista Lester Young dice di avere imparato a cantare rilassato, senza eccedere in volume e in energia. La catena di montaggio ha prodotto un pezzo destinato a rimanere unico. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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