Beck - Mellow Gold (1994)
Beck Campbell decide di usare il cognome della madre, Bibbie Hansen, figlia di Al Hansen (artista del movimento culturale Fluxus) e che ebbe un certo successo come una delle Superstar Girl della Factory di Andy Warhol a metà degli anni '60. Beck si avvicina a New York al nascente movimento anti-folk (genere di musica che mischia il punk rock al folk americano) ma decide di tentare fortuna dall'altra costa degli Stati Uniti. Nel 1990 è a Los Angeles dove tra lavori a salario minimo, senza una casa dormendo in un capannone, cerca di esibirsi in tutti i locali della città, dai club punk alle caffetterie, dove spesso per mantenere l'attenzione del pubblico si esibisce in maniera volutamente scherzosa. Pubblica da indipendente i suoi primi EP, tra cui A Western Harvest Field By Moonlight, ed anche il suo primo album in studio: Golden Feelings. Inizia così a farsi conoscere nel circuito underground, grazie anche ai testi provocatori ed ironici (un esempio su tutti quello di MTV Makes Me Want To Smoke Crack, ossia "MTV mi fa venir voglia di fumare il crack"). Successivamente incontra Chris Ballew (fondatore del gruppo musicale The Presidents of the United States of America) col quale mette in scena in coppia alcuni spettacoli come buskers. I loro spettacoli hanno successo grazie al mix di humour, eccentricità e provocazione. Durante uno di questi spettacoli è avvicinato da Tom Rothrock, che ha una piccola etichetta discografica, la Bong Load Custom Records: ascolta i suoi demo e lo convince, nonostante non fosse la sua canzone preferita, a registrare un brano, Loser, stampato in 500 copie. Le radio indipendenti e quelle dei campus universitarie mandano a ripetizione il brano, che diventerà una sorta di inno generazionale, e dopo vedremo perché. Le grandi etichette discografiche fanno a gara per fargli firmare un contratto, e Beck ha la fortuna di prendersi tempo e scegliersi quella che alla fine gli garantisce maggiore libertà di espressione. Decide di firmare con la Geffen, che nel 1994 prima pubblica Stereopathetic Soulmanure (frutto di registrazioni tra il 1988 e il 1993, una sorta di antologia del Beck pre Loser) e il 1 Marzo, il disco di oggi, Mellow Gold.
Il titolo originale pensato da Beck era Cold Ass Fashion, ma lo sostituì con Mellow Gold (oro tenue) dal nome di una pregiata e forte varietà di marjuana. In copertina, un'opera di Eddie Lopez, che fece anche un cameo nel video musicale del singolo Loser (che in maniera beffarda diventerà uno di quelli preferiti su MTV): ha anche un titolo, Survivor From The Nuclear Bomb. Due cose colpiscono subito: il suo ecclettismo musicale, davvero stupefacente, e il suo modo di cantare quasi "parlato", frutto del suo amore per l'universo hip-hop. In tutto l'album, Beck suona come se non ci fossero divisioni tra i generi musicali, mescolando liberamente rock, rap, folk, psichedelia e country e con un uso intelligente e perfetto dei sampling, cioè basi presi da altre canzoni. Sebbene il suo umorismo ispirato a volte lo faccia sembrare un hipster sardonico e ironico, la sua musica non è mai kitsch e i suoi giochi di parole sono costantemente geniali. Dato che Mellow Gold è stato assemblato da nastri registrati in casa, incisi su un semplice registratore a 4 piste, manca di una produzione coerente, ma paradossalmente questo non fa che enfatizzare l'album come una sorta di piccola enciclopedia decadente degli stili musicali occidentali : ci sono i rap stoner di Beercan, il folk urbano di Pay No Mind (Snoozer), l'assalto pseudo-industriale di Mutherfuker, il garage rock di Fuckin' With My Head (Mountain Dew Rock), l'acustica ipnotica di Blackhole e il folk-rock delicatamente sarcastico di Nitemare Hippy Girl. È una vertiginosa dimostrazione di abilità musicali, eppure il tutto è tenuto insieme da un senso di composizione semplice ma intelligente e da un punto di vista lirico davvero originale, essenziale ma colorato come il verso libero. Emblema è la Loser a cui ho accennato prima: dedicato ai suoi momenti più complicati, e dal fatto che alla fine non riusciva nemmeno a rappare come i suoi amati rapper, mischiando delta blues e la ritmica del rap, ne viene fuori un inno di desolante razionalità, con l'apoteosi del ritornello: I'm a loser baby, so why don't you kill me. Divenne il brano per descrivere la "slacker generation", quella degli sdraiati incapaci di fare qualsiasi cosa, pur avendone le risorse e capacità (cosa che non piacque affatto a Beck). Arrivò prima nella classifica Billboard della Alternative Music, e in Top 10 in quella Generale vendendo da sola 500 mila copie come singolo. Il disco fu acclamato dalla critica e venderà oltre un milione di copie.
Nel 1994 pubblicò a distanza di pochi mesi un terzo disco, One Foot In The Grave, più orientato sullo sci-fi e atmosfere folk, che non ebbe nessun successo (continuava ad andare forte Mellow Gold). Quello che sembrava un campanello d'allarme fu smentito da un altro suo grande disco, Odelay (1996), considerato un capolavoro degli anni '90.

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