Roland Kirk - We Free Kings (1962)

 L'ultima storia musicale marzolina che racconta dischi di musicisti con una disabilità termina oggi con un musicista francamente eccezionale. A Roland Kirk, nato Ronald (e vi dirò presto perché cambia nome) la sua disabilità, la cecità, arrivò dopo una cura oftalmica sbagliata a soli due anni. La disabilità non gli impedì di studiare musica e di diplomarsi a pieni voti alla Ohio High School For Blind. È mentre frequenta la scuola che ha uno dei primi sogni "impositori" che segneranno la sua vita e la sua carriera di musicista: sogna a 14 anni infatti che uno spirito gli impone di dover suonare più sassofoni contemporaneamente. Quella che sarà una delle sue caratteristiche fondamentali, presentarsi cioè sul palco con vari strumenti al collo lo spingerà a imparare una tecnica di respirazione particolare, la respirazione circolare o respirazione continua: questa consiste nell'essere in grado di soffiare in uno strumento e di aspirare simultaneamente (usando le guance come mantice) e consente di mantenere una nota per una durata praticamente illimitata e di suonare lunghe sequenza ininterrotte di note. Come standard, si presentava con il sassofono, un manzello (un sax soprano con la campana di un mellophone) e lo stritch (un sax contralto dritto, privo di campana), questi ultimi due modificati di suo pugno, ma nel tempo arrivò a imbracciare anche contemporaneamente un flato a naso, trombette, sirene, ocarine, persino un'armonica a bocca, tra il dileggio di molti critici e colleghi, che lo vedevano come un fenomeno clownesco, ma nella realtà, e la critica lo rivaluterà solo anni dopo, Kirk fu un polistrumentista eccezionale, dalla tecnica sopraffina e l'ironia pungente, e fu tra i primi ad affermare l'uso del flauto nel jazz in maniera non coloristica, usandolo come uno strumento con una voce propria e una presenza caratteristica. Per il flauto sviluppò diverse tecniche, la più nota delle quali è forse il "suono parlato" (il cosiddetto humming), ottenuta cantando e suonando il flauto allo stesso tempo, tecnica che avrà un seguito soprattutto nella musica progressive da fine anni '60, con Ian Anderson dei Jethro Tull suo principale discepolo ed estimatore (che gli dedicherà la cover della sua Serenade To A Cuckoo).

Kirk sognò di dover cambiare nome, e lo cambio da Ronald a Roland, e sempre su questo tema, sognò che una folla entusiasta lo acclamasse come Rahsaan, tanto da aggiungerlo. Un personaggio tanto particolare collaborò con pochissimi altri artisti, tranne Charles Mingus, con cui nacque una profonda e simpatica amicizia.

Nella sua lunga discografia, dove come segno distintivo è sempre ritratto in copertina con i suoi fidi sassofoni, ho scelto uno dei suoi dischi più belli, We Free Kings, registrato per la Mercury nel 1961 e dato alle stampe l'anno successivo. Il suo terzo album lo vede impegnato in  quartetto tra bebop e soul, elementi che si integrano perfettamente con lo stile polifonico decisamente personale di Kirk. Si ispira a Coltrane in My Delight supportato con grande flessibilità dal pianista Richard Wyands, già collaboratore di Charles Mingus, e dal percussionista Charlie Persip, già collaboratore di Dizzy Gillespie. La title track dell'album è un brano originale di Kirk, basato sulla melodia dell'inno natalizio We Three Kings (che riprende in un brano a parte), celebre è la bellissima e riuscitissima cover di Blues For Alice di Charlie Parker. Questa è l'occasione ideale per il quartetto di esplorare una delle specialità di Kirk: il blues. Il modo quasi irriverente in cui fonde blues e soul in arrangiamenti altrimenti guidati dal bebop è sorprendente. A Sack Full Of Soul è un brano funky con un ritmo walking blues che supporta perfettamente gli assoli swing di Kirk. In You Did It, You Did It usa la tecnica dell'humming, nel brano simbolo di questo stile.

Kirk non ebbe mai il successo che meritava, anche perché non si vedeva il lato pratico delle sue bizzarrie: gli ammennicoli vari che teneva al collo insieme ai suoi strumenti (tra cui amuleti, rotoli di nastro adesivo, pupazzetti) gli servivano per riconoscere gli strumenti, dato che non li poteva vedere. E la malasorte non lo lasciò in pace: nel 1975 Kirk fu colpito da un'emorragia cerebrale che lo lasciò semiparalizzato. Secondo quanto riportato in un grandioso libro sul jazz, Natura Morta Con Custodia Di Sax di Geoff Dyer, Charles Mingus gli chiese come avrebbe fatto adesso a suonare in quelle condizioni. e Kirk rispose: Se sapevo suonare tre sax con due mani, dovrebbe riuscirmi di suonare un sax con una mano sola. Modificò infatti alcuni dei suoi strumenti (ne aveva una collezione sterminata) per suonare con una sola mano, nel poco tempo che gli rimase, poiché una seconda emorragia mise fine alla sua vita, nel 1977 dopo un concerto al Bluebird di Bloomington, in Indiana. Se ne va così uno dei personaggi più eccettrici del jazz, un grande musicista da riscoprire e un consiglio ve lo do: c'è su Youtube una sua performance all'Ed Sullivan Show con una band composta, tra gli altri, da Mingus e Charlie Sheep che è la dimostrazione della sua tecnica tanto fantasiosa quanto iconoclasta.

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