Prefab Sprout - Steve McQueen (1985)
Dopo qualche singolo, nel 1984 pubblicano Swoon, convincente esordio, che incuriosisce molto Elvis Costello ma soprattutto Thomas Dolby, genio dei synth e futuro musicista e inventore (per chi ha qualche anno in più, suo era il Beatnik software con cui si facevano le suonerie personalizzate sui Nokia di 25 anni fa). Insieme a Dolby entrano nei Nomis Studios di Londra dove in 5 settimane registrano un disco che, e non temo a dirlo, è uno dei dischi pop più belli di sempre e uno dei dischi inglesi più significativi degli anni '80.
Con il nuovo batterista Neil Conti, Steve McQueen è un gioiello pop, sofisticato il giusto, canzoni semplici ma indimenticabili, leggere ma tutt'altro che banali, zuccherose ma non stucchevoli. Un capolavoro di equilibrio tra pop jazz, arrangiamenti lievi ma decisivi, un tocco musicale generale che suona ancora così bene dopo 4 decenni, in un panorama musicale che non comprende più un genere di pop sofisticato, ahimè, fagocitato da gusti ben diversi. Nasce qui il piccolo culto per Paddy McAloon: compositore maliziosamente sprezzante, le cui canzoni esplorano debolezze umane come il rimpianto (Bonny), la lussuria (Appetite) e l'infedeltà (Horsin' Around) con cinica intuizione e un tocco sarcastico; è anche straordinariamente adattabile, passando con facilità dal finto country di Faron Young alla maestosa grazia pop di Moving The River. A volte, forse, le sue pretese hanno la meglio su di lui (come in Desire As), e diventeranno proverbiali i suoi testi, che visti con gli occhi di oggi appaiono a volte forse fin troppo pungenti. Ultima perla: il singolo, When Love Breaks Down, fu registrato con la produzione di Phil Thornalley, che diventerà il bassista dei The Cure di Robert Smith.
Il disco uscì negli USA con il nome di Two Wheels Good per l'opposizione degli eredi di Steve McQueen all'uso del nome. Ma sin da subito verrà osannato dalla critica e dal pubblico: in top 20 britannica, un seguito di amatori ancora grande, e posti d'eccellenza nelle classifica retrospettive, come al n. 47 in un sondaggio del 1993 del Times sui dischi più belli di sempre, al n. 90 in un sondaggio del 1995 di Mojo e al n. 61 in un sondaggio del 1997 del Guardian. È stato anche selezionato nel libro 1001 Albums You Must Hear Before You Die. Anche in Italia vivranno un momento d'oro tanto che suoneranno al Festival di Sanremo nel 1986.
Ci vorranno tre anni per il ritorno ai dischi, nel 1988, con From Langley Park To Memphis, con ospiti di lusso (Pete Townshend degli Who e Stevie Wonder),ma sebbene il suono sia sempre bello e levigato, hanno perso un po' di magia. La loro carriera è continuata ancora per decenni, anche con album molto belli (ricordo il concept Jordan: The Comeback del 1990, che parla di religione e del mondo del 2000) ma non sono più riusciti a toccare il livello di questo piccolo disco di culto, che periodicamente ascolto, per liberarmi un po' delle fatiche.

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