The Residents - Eskimo (1979)
Secondo la leggenda, un gruppo di persone nell'Estate dell'Amore 1966 si stava dirigendo in California. Sfortunatamente però il furgoncino che li stava portando lì si ruppe nei pressi di San Mateo, nella area metropolitana di San Francisco, a 20 km dalla città del Golden Bridge. Decisero di stabilirsi lì. Sperimentano la pittura, la scrittura e procurandosi degli strumenti musicali, spesso modificandoli personalmente, decisero di provare a fare musica. Si narra che registrarono due "album", dai titoli The Ballad Of Stuffed Trigger e Rusty Coathangers For The Doctor che secondo i "biografi" sono ancora lì in attesa di essere pubblicati. Nel 1971, il gruppo inviò un demo tape a Hal Halverstadt della Warner Bros., poiché aveva messo sotto contratto Captain Beefheart, per loro un Mito. Ne inviarono una copia anche a Frank Zappa, che produsse i primi dischi di Beefheart. Il demo si intitolava The Warner Bros. Album che Halverstand non capì per niente, ma ebbe un guizzo di ironia etichettandolo con questa scritta: "A for Ariginality". Poiché la band non aveva incluso un nome nell'indirizzo del mittente, la lettera di rifiuto fu indirizzata a "Residents". Il gruppo decise di usare questo nome, diventando prima Residents Uninc., e poi abbreviandolo nel nome attuale, The Residents.
Parte di questa storia potrebbe non essere vera, vi avverto, ma è quel poco che si conosce del gruppo più bizzarro di sempre: The Residents. Non si conosce nemmeno un nome dei componenti, se ci sono stati avvicendamenti, nelle pochissime esibizioni dal vivo o suonavano coperti da un paravento semitrasparente che offuscava la visone oppure si presentavano pesantemente mascherati. Sono stati per decenni una band di culto per la loro stravaganza e per le idee di cui sono stati portatori. Alcuni esempi: l'omaggio macabro ai Beatles della copertina di Meets The Residents, la follia di The Third Reich 'n Roll (1976, scritto con l'intento di dimostrare come il rock'n'roll abbia fatto il lavaggio di cervello a tutto il mondo), le sperimentazioni di Fingerprince, dove c'è persino un po' di canzone "normale" (l'uptempo di You Yesyesyes). Proprio questo disco avrebbe dovuto essere un esperimento più ampio, addirittura un triplo album, che per problemi finanziari non ebbe mai luce. Ma una parte di quelle idee furono usate per i dischi successivi (faccio notare che le uscite musicali non seguono un percorso "lineare", spesso un nuovo album era stato registrato anni prima e messo in commercio estemporaneamente anni dopo),soprattutto per il disco di oggi, il secondo di questa lista novembrina di dischi "assurdi".
Eskimo esce nel 1979: come accade spesso con le loro vicende, non so nemmeno in che data, alcune fonti dicono 1 Ottobre, altre il 7 Novembre. Altra leggenda vuole che durante le riprese di un film a cui il collettivo stava lavorando, Vileness Fats, un loro collaboratore, un musicista tedesco conosciuto come N. Sedana, si perde nell'Artico. Riappare nel 1976 con le registrazioni del vento artico portando con sé un vaso di "aria artica" (solo per queste storie vale la pena conoscerli). In copertina, quello che sarà il più iconico dei loro travestimenti: 4 uomini in frac con un gigantesco bulbo oculare azzurro al posto della testa. Ad aiutarli musicalmente, il grande percussionista inglese Chris Cutler, Don Preston ai sintetizzatori, ex componente dei Mothers di Zappa, e il fido chitarrista Philip Snakefinger Lithman. Eskimo è un disco straordinario nella sua stranezza perchè "simula" un percorso etnomusicale interattivo: racconta infatti attraverso 6 brani la vita di un ipotetico villaggio Inuit e di come l'incontro con la civiltà occidentale ne cambi profondamente l'anima. Le sei musiche, acustiche per lo più, giocate su pochissime note, e accompagnate da un tappeto misterioso di elettronica a ricordare il vento artico, rumori naturali, versi di animali sono infatti correlate da un libretto\racconto che ne spiega i contenuti (vi lascio qui il link per recuperarle) e che raccoglie la metamorfosi della comunità, fino ad una iconica e potentissima The Festival Of Death dove sono chiaramente udibili accenni a famosi jingle pubblicitari, un chiaro riferimento a ruolo distruttivo del capitalismo, principio che sarà pienamente espresso nel successivo Commercial Album del 1980, 40 minuti di Jingle su fantomatici prodotti di consumo. Chi altri poteva fare un disco sull’assimilazione di una società ritualistica nella cultura del consumo? Non contenti, poco tempo dopo prenderanno queste musiche, tra ambient e sperimentazione, per fare un 12'' di remix techno, Diskomo.
Refrattari a tutto l'ambiente commerciale, decisero però di tentare il successo: nel 1981 parte il loro progetto di una trilogia di Concept Album, che vedeva contrapposte due popolazioni, i Moles e i Chubs. Il primo di questa trilogia fu Mark Of The Mole, e dopo il successivo The Tunes Of Two Cities (pubblicati tra il 1981 e il 1982) che delineava le differenze tra i due gruppi (suoni industriali e sotterranei per i Moles, da cocktail bar per i Chubs); era persino pronto un world tour pieno di trovate di spettacolo e cabaret. Ma dopo poche date con poco pubblico il progetto fu abbandonato.
Tra rielaborazioni di classici di Gershwin e James Brown, a cui dedicarono un disco, George & James del 1984, altre pazzie in serie, un'altra cosa ve la racconto: sulla copertina di The Big Bubble, che raccoglie le musiche di una finta band di garage rock, The Big Bubbles appunto, appaiono 4 musicisti senza maschera. Nella speranza che fossero i veri Residents, la Cryptical Corporation, che curava le produzioni, le grafiche e le relazioni stampa del collettivo, smentì subito le voci dicendo che erano semplici persone ingaggiate per l'occasione: il frontman dei Big Bubble era interpretato da Kyle Newell, che in seguito avrebbe ricoperto il ruolo di tecnico di palco per lo spettacolo del 13° anniversario. Un altro membro era arrivato dall'Europa, dove era stato visto per la prima volta tra il pubblico a un concerto dei Residents. Stravaganti come loro nessuno.

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