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Visualizzazione dei post da marzo, 2026

The Band - Music From The Big Pink (1968)

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 L'ultimo della panoramica ottobrina di dischi legati ad un luogo stavolta è un elegia ad un posto creativo, precisamente ad una casa. Perchè è in una casa famosa della storia del rock che sono nate cose davvero notevoli. Tutto inizia quando a metà degli anni '60, dopo la svolta elettrica, Bob Dylan ha in programma un tour mondiale, siamo nel 1966. Tramite John Hammond Jr, bluesman che suonerà nei suoi dischi di svolta, contatta una band metà canadese e metà statunitense che si era fatta le ossa come backing band di Ronnie Hawkins, chiamandosi The Hawks, e poi suonando con lo stesso Hammond. Ne fanno parte Robbie Robertson, Garth Hudson, Richard Manuel e Levon Helm. Con Dylan è subito sintonia: Robertson suona in Blonde On Blonde, poi partono come gruppo di Dylan per il leggendario tour del 1966 che toccherà tutti gli Stati Uniti, Il Canada, l'Europa e l'Australia. Nel luglio di quell'anno Dylan ha il misterioso e "fondamentale" incidente motociclistico:  ...

Tinariwen - Hoggar (2026)

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 di Gianfranco Marmoro È una lunga storia, quella dei Tinariwen. Un racconto di guerre e sopraffazione che non sembra aver mai fine, un potente atto di resistenza del martoriato popolo tuareg. Sono i recenti scontri al confine settentrionale del Mali il fulcro di "Hoggar", decimo album del gruppo ed ennesima denuncia di diritti umani violati e di terre straziate dalla violenza e dalla sopraffazione. L'ultimo disco dei Tinariwen è anche l'occasione per un passaggio di consegne tra generazioni, sono infatti molte le nuove leve coinvolte oltre ai tre membri storici: Ibrahim Ag Alhabib, Abdallah Ag Alhousseyni e Touhami Ag Alhassane. "Hoggar" è stato registrato in Algeria, attuale residenza del gruppo nomade, a seguito del violento colpo di stato nel Mali che ha armato ulteriormente la mano assassina di seguaci di al-Qaeda, di mercenari russi e terroristi islamici. È un album che segna un ritorno alla natura più tribale degli esordi, contrassegnato inoltre dall...

Song Of Leonard Cohen - Omonimo (1967)

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Slip Away - David Bowie (2002)

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 Peggy se n'era andata da poco, Lexi era appena arrivata. Nel 2001, David Bowie si dibatteva tra i due estremi del dolore e della gioia: la morte della madre, l'arrivo della figlia. Incapace di mettere in relazione due eventi così radicalmente diversi, il Duca Bianco continuava a ripetersi le stesse domande: «Qual è il senso del nostro vagare? Quanto tempo ho ancora da vivere? Chi si occuperà di mia figlia quando non ci sarò più? Che fine hanno fatto le persone che hanno riempito la mia adolescenza?». Negli Allaire Studios vicino a Woodstock era più il tempo che Bowie trascorreva a piangere di quello che impiegava a tentare di scrivere una canzone. A scuoterlo c'erano Tony Visconti, con cui Bowie aveva riallacciato i rapporti (era dai tempi di Scary Monsters che non lavoravano più insieme), e i discografici della Columbia, la sua nuova etichetta dopo che la Emi/Virgin si era rifiutata di pubblicare i nuovi brani, giudicati non all'altezza del passato. (M. Cotto - da Roc...

#197 – respiri

 Ogni respiro ha i suoi dettagli, fatto di profumi, di pieghe, di gioie e dolori. Dettagli minuscoli a volte impercettibili a volte opprimenti. Li stringo forte in un angolo della mente, un modo per catalogarli, estrarli ed ammirarli al momento del bisogno. L’album è pieno di respiri. Catalogati in ordine sparso, uno per ogni emozione, gioia e sofferenza. Uno per ogni momento.

The Delines – The Set Up (2026)

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 di Fabio Piccolino Nella scrittura di Willy Vlautin, principale compositore dei Delines, gli elementi vengono disposti in fila a costruire immagini che danno all’ascoltatore un punto di osservazione, un angolo da inquadrare per potersi calare all’interno di una vicenda, una fotografia nitida di cui non conosce lo sfondo. Racconti che diventano canzoni, dove la musica ha lo scopo di sottolineare, accompagnare e a sua volta descrivere: per questo è impossibile apprezzare i brani della band americana senza tenere in considerazione il legame indissolubile tra musica e letteratura. The Set Up è un album che raccoglie frammenti di vite complicate, marginali, difficili, vicende di disagio sociale prive di riscatto, di imbrogli, di assenza di speranza. Un disco musicalmente affine al precedente Mr Luck & Ms Doom e che, da un punto di vista narrativo, ne rappresenta la continuazione: se nel primo album però il focus era incentrato sulle relazioni, sulla ricerca di una salvezza comune, ...

The Rolling Stones

Biografia I Rolling Stones sono stati e sono tuttora un’autentica pietra miliare nell’evoluzione della musica pop del novecento o più semplicemente la più grande e duratura Rock N’ Roll Band della storia. Il gruppo si forma nei pressi di Londra nell’Aprile del 1962 dall’incontro di Mick Jagger, Keith Richards e Brian Jones ai quali ben presto si aggiunsero Charlie Watts, Bill Wyman e Ian Stewart. Da più di venti anni la band è composta dai già citati Mick Jagger,Keith Richards, Charlie Watts e dall’ex Faces Ronnie Wood membro fisso dal 1976 dopo l’uscita dal gruppo di Mick Taylor. I cinque ragazzi che un giorno sarebbero diventati le mitiche pietre rotolanti erano molto diversi tra loro per provenienza ed estrazione sociale. Lewis Brian Hopkin Jones, nato il 28 febbraio 1942 a Cheltenham nel Glouchestershire, è di origini gallesi e figlio di due insegnanti; Michael Philip Jagger, nato il 26 luglio 1943 a Dartford nel Kent, con il padre insegnante e la madre parrucchiera; Kei...

Warren Zevon - The Wind (2003)

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di Silvano Bottaro Questo è il testamento musicale di Warren, morto poco prima della pubblicazione del disco (24 gennaio 1947 – 7 settembre 2003). Colpito da un male incurabile, il musicista californiano ha voluto a tutti i costi questo album, e se pur stanco, affaticato dalla malattia, ha lavorato duramente con profonda dignità fino alla completa registrazione. Attorniato da un numero incredibile di amici e musicisti, ci ha consegnato uno dei dischi più belli ed ispirati della sua trentennale carriera. A differenza del disco precedente "My Ride's Here" (la malattia lo aveva già minato), un disco decisamente sottotono, questo lavoro si prende decisamente la rivalsa. Zevon ritrova la vitalità e canta come non gli succedeva da molto tempo. Tutti gli ospiti amici e musicisti come: Dwight Yoakam, Don Henley, Ry Cooder e Bruce Springsteen, solo per citarne alcuni, sono parte integrante delle canzoni senza però precluderne l'opera originale di Zevon.      L...

Portishead - Portishead (1997)

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 Alcuni generi musicali sono precisamente legati ad un luogo e ad un periodo. Uno di questi nacque a Bristol tra la fine degli anni '80 e gli inizi degli anni '90: un gruppo di musicisti, produttori, dj ma anche artisti visuali, scrittori, artisti visuali prese a prestito l'arte del sampling dall'hip hop statunitense (cioè il campionamento digitale di fonti sonore eterogenee opportunamente combinate sia da altre canzoni ma anche di suoni naturali, rumori, chiacchierate e così via) e lo mischia con le basi elettroniche, la musica dub, influenze caraibiche, voci spettacolari, atmosfere malinconiche, cupe ma affascinanti. Nasce così il trip hop. E nel 1991 Geoff Barrow, che aveva già collaborato con i primi maestri del genere, Tricky e i Massive Attack come ingegnere del suono junior (ma anche con Neneh Cherry o i Primal Scream), incontra una giovane cantante, Beth Gibbons, a cui si aggiunge, quasi per caso successivamente, un chitarrista di formazione jazz, Adrian Utley. ...

Ólafur Arnalds – Like Gravity (2026)

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  di Silvano Bottaro Like Gravity non è un album nel senso tradizionale, ma un progetto curatoriale e collaborativo: nasce come colonna sonora di un film/documentario sulla collaborazione artistica e raccoglie quindici brani realizzati con vari musicisti della comunità creativa legata ad Arnalds. Il disco si muove nel territorio tipico di Arnalds: pianoforte minimale, archi, elettronica ambient e voci eteree. Ma qui l’elemento centrale è la collaborazione: Bonobo, RY X, Talos, JFDR, Josin, Loreen e altri artisti contribuiscono a creare un mosaico sonoro molto coerente, fatto di brani delicati, sospesi, spesso malinconici. L’ascolto è fluido, cinematografico: più che un album di canzoni sembra una lunga colonna sonora emotiva, costruita su atmosfere e stati d’animo più che su strutture tradizionali. La tracklist è in parte una retrospettiva di collaborazioni passate e in parte una nuova narrazione tematica sulla connessione tra artisti.  Like Gravity è un disco intimo, colletti...

Peter Gabriel - 1 (1977)

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Pink Balloon - Ben Harper (2016)

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 Ben Harper è un poeta semplice che accarezza i suoi abiti quasi ricoperti di sabbia del deserto, quella che ha conosciuto crescendo a Clearmont, California, a un battito di ciglia dal Mojave. Nonno liutaio, nonna chitarrista, padre percussionista, madre cantante: non si può chiedere niente di più alla famiglia. Con la musica nel sangue e sui comodini, Ben è cresciuto ascoltando il grande blues di Robert Johnson e Son House, per poi conoscere le risposte di Dylan che soffiavano nel vento, la slide di Ry Cooder, la foschia color porpora di Hendrix, il reggae giamaicano di Marley. Forte di tanto bagaglio, è partito per il mondo della musica con atteggiamento umile e strumenti acustici, tra cui la mitica Weissenborn, chitarra slide usata negli anni venti. (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Torres - Sprinter (2015)

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di Simone Zagari Mackenzie Scott, Torres per gli amici, ha 24 anni, ma sulle spalle già un sontuosissimo debut (l’eponimo Torres) con cui ha contemporaneamente sfiorato il cuore e preso a pugni lo stomaco di molti, me compreso. Una chitarra, la leggenda vuole comprata dai genitori dopo molti sacrifici, e tante cose da dire con una voce tutt’altro che anonima. A distanza di due anni Torres si tinge i capelli di biondo ma la ricetta non cambia, e anzi si conferma pienamente in questo Sprinter grazie anche al contributo di personaggi quali Rob Ellis alla produzione e una band di supporto formata da Ian Oliver (già con PJ Harvey) e Adrian Utley (Portishead). Si parte con Strange Hellos, un inizio che potrebbe richiamare tranquillamente i lavori pregressi, ma che subito svolta in territori più grezzi e schietti: le chitarre sature creano climax, la voce emerge, la batteria si fa metronomo di stop and go che mozzano il fiato; fiato che alla Scott non manca date le grida strazianti i...

Creedence Clearwater Revival

Biografia Il trio originario, The Blue Velvets, costituito da John Fogerty, Cook e Clifford, si forma nel 1959 a El Cerrito, California. Reclutato Tom Fogerty, a metà degli anni ‘60 la band firma per la Fantasy Records, che cambia il nome del gruppo in The Golliwogs, con riferimento a Golliwog, un pupazzo-menestrello di un libro per bambini. Vengono pubblicati sette singoli, tra cui Brown Eyed Girl, che tuttavia non ricevono alcuna attenzione da parte del pubblico. Nel 1967 la band cambia nome in Creedence Clearwater Revival. John Fogerty diventa il vero leader del gruppo, scrivendo la maggior parte delle musiche e dei testi. L’album omonimo d’esordio, in cui spiccano Susie Q e la ben nota I Put a Spell on You riceve un’ottima risposta commerciale. Nel 1969 esce “Bayou Country”, che delinea l’originale genere dei Creedence: un solido swamp rock che affonda le radici nel country e nel blues. Con i due album successivi, “Green River” e “Willy and the Poorboys” (Bad Moon Risi...

Roky Erickson with Okkervil River - True Love Cast All Evil (2010)

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di Silvano Bottaro Prosegue bene quest’annata musicale con Roky Erickson che insieme alla band texana degli Okkervil River pubblica "True Love Cast Out All Evil" disco che arriva dopo quindici anni da “All That May Do My Rhyme”. Per la comprensione dell’uomo e del disco è utile tenere presente che la vita di Erickson è stata particolarmente segnata da una serie di vicissitudini.  La lista è lunga, Roky, infatti, ha avuto problemi con la giustizia e la droga nei tempi passati e con la schizofrenia in tempi recenti. Ora completamente ristabilito e grazie a certi contatti: Will Sheff e Andrew Savage, manager degli Okkervil River, è ritornato in auge con questo nuovo album. Il disco è un’autobiografia in musica. Il male, la tristezza, la morte ma anche l’amore, la speranza la spiritualità sono i temi di cui parlano i testi delle sue canzoni. Dodici brani estremamente coraggiosi dove il nostro sessantatreenne cantautore mette a nudo tutta la sua vita. La sua voce intensa...

Eric Clapton - 461 Ocean Boulevard (1974)

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 Qualche anno fa, in una intervista, disse che in fin dei conti fu un disastro personale che, poco più che ventenne, il suo nome fosse apparito sui muri di Londra ai tempi dei Cream in questo modo: Clapton Is God. Eric Clapton è uno dei più leggendari chitarristi di tutti i tempi. Al titolo ha contribuito, oltre che la sua maestria assoluta, anche una vita fatta di alti e bassi, spesso proiettata all'auto-distruzione. Ed è proprio da uno dei periodi più complicati e difficile che Clapton esce nel 1973. Sono passati solo tre anni dal suo esordio solista, dopo lo scioglimento dei Cream (omonimo Eric Clapton, 1970) e il suo ingresso in quella meteora luminosissima che furono Derek & The Dominoes, che regalarono alla musica Layla & Other Assorted Love Songs (stesso anno, 1970). Da quel momento, una discesa rovinosa nelle dipendenze, soprattutto alcool ed eroina: supportato da un gruppo di amici storici, tra cui anche immensi musicisti (e lo si scoprirà tra poco) riesce a disint...

The Weather Station - Loyalty (2015)

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di Gianfranco Marmoro Che il profilo artistico di Tamara Lindeman fosse pregevole lo si capiva gia dalle buone frequentazioni della musicista canadese, le sue apparizioni negli album di Will Stratton e Barzin avevano stimolato l’attenzione di critica e pubblico, mettendo in luce un talento maturo e una ispirazione cristallina. The Weather Station sono la sua creatura discografica, dove si alternano amici e collaboratori diversi. Per il terzo capitolo, “Loyalty”, l’artista ha chiamato al suo fianco Afie Jurvanen e Robbie Lackritz (produttore gia di Feist), e ha scelto gli studi francesi La Frette per realizzare il suo album più intenso e ambizioso. Ispirato dall’arte di Mary Pratt, celebre per i suoi dettagliati e iper-realistici quadri di vita domestica, il nuovo progetto mette insieme una serie di canzoni simili a cristalli di ghiaccio che si sciolgono lentamente col tepore della voce di Tamara, sempre più simile a un sussurro o a un respiro, smuovendo i pensieri più recondit...

Pink Floyd - Meddle

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Across The Borderline - Ry Cooder (1987)

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 Tra gli artisti più geniali ed eclettici che gli Stati Uniti abbiano espresso negli ultimi decenni, Ryland Peter Cooder da Santa Monica ha saputo fondere le innumerevoli tradizioni musicali della sua terra in uno stile originale e delizioso, in grado di farsi continuatore dei suoni dei padri e al contempo pietra di paragone per nuovi percorsi. Quando aveva soltanto 13 anni, avvicinava timidamente i cantanti blues o i maestri della chitarra fingerpicking per carpirne i segreti. «Ogni volta che arrivava in città un buon musicista, compravo un biglietto di prima fila e non staccavo gli occhi dallo strumento. L'indomani andavo a bussare alla sua camera d'albergo, gli mettevo in mano un biglietto da cinque dollari e lo pregavo di suonare davanti a me. Un mese dopo ero in grado di applicare il suo metodo, anche se, naturalmente, con molta meno maestria». A 16 anni, alcuni amici che si trovavano in un covo di musica folk lo costrinsero a salire sul palco a suonare. Il giovane Cooder,...

Dwight Yoakam - Second Hand Heart (2015)

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di Nicola Gervasini Ha ormai ritmi da scafato veterano che non deve più dimostrare nulla a nessuno la produzione discografica di Dwight Yoakam, incontrastato re della country music che conta in termini qualitativi (sebbene anche come vendite il nostro spesso compete con le big star più commerciali di Nashville, come ad esempio quell'Eric Church che lui stesso ha appena seguito come spalla in un lungo tour). Second Hand Heart arriva tre anni dopo 3 Pears, che già chiudeva un lunghissimo periodo di silenzio, portandoci quaranta minuti di puro Yoakam-sound, dopo le piccole deviazioni pop imposte dalla produzione di Beck nel lavoro precedente. Qui invece è impossibile ravvisare grandi novità nel sound , forse solo più rock-oriented del solito, ma senza dubbio siamo di fronte ad uno degli episodi più freschi, energici e pienamente riusciti della sua carriera. Yoakam non lesina sudore, sia quando lascia le chitarre a briglia sciolta per esaltare l'impatto di un brano perfett...

Banco del Mutuo Soccorso

Biografia Il Banco del Mutuo Soccorso, o semplicemente Banco, è un gruppo rock di Roma fondato nel 1969 e tutt’ora in attività. Insieme alla Premiata Forneria Marconi e Le Orme è l’esempio più rappresentativo e noto, anche all’estero, di rock progressivo italiano. La storia del “Banco” ha inizio negli ultimi mesi del 1968, quando il diciassettenne Vittorio Nocenzi, enfant-prodige delle tastiere, riesce ad ottenere un’audizione presso l’importante etichetta “RCA”, forte della raccomandazione di Gabriella Ferri, per la quale aveva già musicati alcuni brani. Le case discografiche erano, in quegli anni, poco propense a promuovere strumentisti solisti e la leggenda narra che Nocenzi avesse “millantato” l’esistenza di un non meglio precisato gruppo da lui capeggiato. Si trovò, quindi, nella condizione di allestire in tutta fretta una formazione musicale per presentarsi all’audizione. All’uopo reclutò parenti e amici in grado di “reggere uno strumento” ed inventò l’appellativo di “Ba...

Laurie Anderson - Strange Angels (1989)

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di Silvano Bottaro Strange Angels fu fonte generosa di mille sorprese che, alcuni delusero ed altri fecero saltare di gioia. Ma cosa combinò la nostra per suscitare reazioni così contrastanti? Semplice: si è ingeniata a costruire dieci meravigliose canzoni (pop)olari. Chi ha storto il naso ascoltando "Language is a virus" farà meglio a tapparsi ora i canali auricolari: non più il gelido (splendido) esotismo tecnologico di "Mr Heartbreak", ma un linguaggio sonoro diverso, più caldo, immediato, che parla in egual misura all'intelligenza e al cuore. Nessun taglio netto con il passato: la Anderson di oggi (1989) è la stessa di sempre, solo discorre con maggior semplicità, con dolcezza e malinconia. Accarezza le tradizioni musicali del centro e del sud America, le culla con sguardo ironico (ma non cinico), le riveste d'eleganza europea e ce le porge cantando con grazie inaudita. Si Laurie canta e lo fa divinamente, abbandonandosi senza freni ad un'ondat...

Sufjan Stevens - Illinois (2005)

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 Quante volte associamo la musica a certi luoghi, per esperienze, per persone, per sentimenti, per viaggi. Questo pensiero mi è venuto in mente qualche settimana fa e ho pensato di dedicare i dischi di Ottobre a dei luoghi, in dischi particolari e spesso poco conosciuti. Inizio con un ragazzo cresciuto nel Michigan dal nome persiano, Sufjan Stevens, nome scelto dal fondatore della dottrina Subud ai quali i genitori aderivano (Subud è un movimento di origine indonesiana di tipo filosofico-spirituale a cui i genitori aderivano, come Roger McGuinn e parte della famiglia delle attrici Arquette). Stevens sin da subito svela una particoalre predisposizione alla musica, imparando a suonare diversi strumenti e sviluppando una naturale predisposizione al canto: collabora con due piccole band locali, i Marzuki, una folk band di Holland, per poi passare ai Danielson Famile, dove suona diversi strumenti musicali. Ha 25 anni nel 2000 quando esordì da solista, con l'album A Sun Came, autoprodott...

Mikal Cronin - MCIII (2015)

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di Salvatore Setola Non c’è niente di meno rock’n’roll della serenità, e Schopenhauer ha fatto più danni del proibizionismo. Quando scriveva che per condurre un’esistenza felice occorre abbandonare le passioni, i desideri e qualsiasi ambizione, praticamente stava affermando che la felicità non appartiene a questo mondo. Quindi tanto vale mettersi il cuore in pace e accontentarsi del suo surrogato sfigato: la serenità appunto. Grazie per la premurosa dritta, Arthur, ma se proprio dobbiamo viverla, questa cosa inspiegabile chiamata vita, allora vogliamo essere felici, non sereni. E non c’è niente di più rock’n’roll della felicità. Perché comporta il rischio dell’infelicità, il guasto di fallirla. Ecco, tra le insenature di quel guasto si inserisce Mikal Cronin con la sua musica fatta di malinconia gozzaniana per le rose non colte e slanci vitali che - quella malinconia - la inceneriscono sotto il sole di melodie power pop, chitarre basculanti surf-punk e una rabbia esistenziale (p...

E T I C H E T T E

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