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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026

The Allman Brothers Band - Eat A Peach (1972)

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 L'epopea di questa band è degna di un grande romanzo, direi americano vista la loro provenienza. La Allman Brothers Band è un pilastro della musica non solo a stelle strisce, capace di scrivere alcune delle pagine più intense della storia del rock, condite da molti tragici avvenimenti nel corso della loro ultra decennale attività. Nel 1972 erano all'apice del successo: la formazione aveva appena pubblicato uno dei dischi fondamentali del rock, il live At Fillmore East, registrato durante le due sere del 12 e 13 marzo 1973 nel noto locale di Bill Graham a New York. Fu determinante nel rivoluzionare gli standard del blues e a far nascere il suono torrido e sconvolgente del Souther Rock. Ma dopo tre mesi, Duane Allman, che con il fratello Greg, Dickey Betts, Berry Oakley e la sezione ritmica di Jai Johanny Johanson e Butch Trucks componevano la band, muore in un incidente motociclistico a Macon, in Georgia, mentre ritornava a casa. Fu uno shock non solo per la band, ma per l'...

Two Gallants - We Are Undone (2015)

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di Tommaso Meazza Nascere negli Stati Uniti è croce e delizia per chiunque voglia fare musica; nascere in California, in particolar modo a San Francisco, lo è ancor di più. Dalla tua hai la tradizione, hai i mezzi, hai l’ispirazione, hai un DNA ricchissimo di rock&roll, di hard rock, di blues, di folk, di country, di tutto ciò di bello e di orrendo che nell’arco dell’ultimo secolo è stato sfornato nella patria dei blue jeans. Ma hey, sei comunque nato nel paese più competitivo del mondo, e non ti basterà di certo imitare i tuoi idoli per fare la storia. I Two Gallants si presentano al loro quinto album con la stessa formazione: due ragazzi che vanno avanti da 13 anni, camminando fianco a fianco come i protagonisti del racconto di Joyce da cui prendono in prestito il nome. Due ragazzi evidentemente cresciuti a pane e blues, abituati a sognare con una chitarra ed un’armonica a bocca, con qualità né troppo evidenti ma neanche troppo scadenti. I Two Gallants sono l’emblema della mu...

R.E.M. - Out Of Time (1991)

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di Silvano Bottaro Rapidi Movimenti Oculari, l'indice fisiologico che rivela lo svolgersi del sogno all'interno del sonno. La musica rock per i R.E.M. è appunto uno stato ipnotico da sogno, dove i musicisti analizzano le varie visioni musicali, quelle che hanno mosso la loro sensibilità creativa (Doors, Byrds, Velvet), sovrapponendole poi con innovazioni e ulteriori appendici. Abbandonata la neo-psichedelia del giro californiano, i R.E.M. realizzano l'opera più alta del nuovo sound metropolitano, dove la band vive queste composizioni in prima persona con una formula che si rivelerà imbattibile. Questi quattro protagonisti da Athens, Georgia, fanno il "salto" grazie a un album che parla d'amore. Ne parla alla maniera loro, senza nulla concedere al luogo comune e senza spiegare: più che di un'analisi o un racconto, si tratta di un'evocazione di sentimenti e stati d'animo, dalla solitudine all'euforia, senza dimenticare l'ossessione...

Public Service Broadcasting - The Race For Space (2015)

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Grazie all'accesso straordinario all'archivio degli importanti filmati storici del BFI, Public Service Broadcasting viaggia indietro nel tempo ed esplora gli anni in cui Stati Uniti e URSS si batterono per avere la meglio su una nuova frontiera – lo spazio. Il nuovo album segue l'acclamato disco di debutto Inform – Educate – Entertain, che nel 2013 ha conquistato il #21 posto nella classifica UK degli album, è stato nominato Best Independent Album agli AIM Awards ed incluso nella Top 10 Albums of the Year di BBC 6Music. L'album è stato presentato al pubblico di tutto il mondo in 18 mesi di tour, per un totale di oltre 200 concerti. Tra gli spettacoli di maggiore successo si ricorda lo showcase a The British Music Embassy per SXSW, quando il pubblico arrivò a fare la coda per tutto l'isolato. La band è salita sui palchi di tutti i festival più importanti del Regno Unito, tra cui Glastonbury, Bestival, Green Man, e registrato il tutto esaurito per un infinito num...

Blur - The Magic Whip (2015)

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 Il 2025 verrà ricordato anche per il tour della reunion degli Oasis dei fratelli Gallagher. Siccome io nella famigerata e spesso artefatta diatriba tra i paladini del britpop mi sono espresso a favore dei loro rivali, l'ultima copertina con un gelato, tema comune alle storie di musica agostane, oggi vede protagonista i Blur. In un articolo di qualche anno fa, credo su Rolling Stone Italia, una delle similitudini più oscene mai lette diceva, più o meno così "I Blur erano l'amore e gli Oasis la scopata e, nelle sbronze, i primi il singhiozzo, i secondi il rutto". A me sono piaciuti sempre per la loro aria scanzonata e per un approccio musicale multivariegato, che se non si è espresso nei Blur lo ha poi fatto nei tanti progetti solisti che soprattutto Albarn e Coxon hanno avuto nel corso della loro carriera. La quale si interruppe nel 2003, dopo l'uscita di Think Tank: disco sofferto come non mai, con aperture musicali al jazz, alla musica africana, all'hip hop,...

Classifica 2025

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Van Morrison - Remembering Now - Leggi Olafur Arnalds & Talos - A Dawning - Leggi Matt Berninger - Get Sunk - Leggi M.C. Carpenter, J. Fowlis, K. Polwart – Looking for the Thread - Leggi The Weather Station - Humanhood - Leggi Kathleen Edwards - Billionaire - Leggi Anna B Savage - You And I Are Earth - Leggi Valerie June – Owls, Omens, And Oracles - Leggi The Third Mind - Right Now! - Leggi Bob Mould - Here We Go Crazy - Leggi Robert Plant - Saving Grace - Leggi Sam Amidon - Salt River - Leggi Brunori Sas – L’albero delle noci - Leggi Mary Chapin Carpenter – Personal History - Leggi Big Thief – Double Infinity - Leggi Cate Le Bon - Michelangelo Dying - Leggi Tedeschi Trucks Band and Leon Russell - Leggi Ben Nichols - In The Heart of The Mountain - Leggi Joan Shelley - Real Warmth - Leggi Charlie Musselwhite - Look Out Highway - Leggi Mdou Moctar – Tears of Injustice - Leggi Kevin Connolly and Mule Variations - Alive and Kicking - Leggi Bright Eyes - Kids Table (2025) - Leggi Ginevr...

Lucinda Williams - Car Wheels on a Gravel Road (1998)

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La rottura definitiva col partner di vecchia data Gurf Morlix, una sfilza di controversie coi produttori (prima il citato Morlix, poi un seccato Steve Earle, in tandem con Ray Kennedy nel cosiddetto Twangtrust, e infine un provvidenziale Roy Bittan), sei anni di registrazioni ininterrotte tra Austin e Nashville, vari esaurimenti nervosi: questo, in sintesi, il prezzo pagato da Lucinda Williams per incidere il suo quinto album. Tanto che viene da domandarsi se le aspre recriminazioni tra garage e roots-rock di Joy ("Hai rubato la mia gioia / La voglio indietro / Non avevi alcun diritto di prendere la mia gioia / La rivoglio indietro") non siano in effetti indirizzate allo stesso Car Wheels On A Gravel Road. Considerato il capitolo cruciale della carriera dell'artista, Car Wheels, nondimeno, non risulta il più elegante né il più rockista, non il più suggestivo né il più pestato (titoli che spettano, rispettivamente, a West [2007], Blessed ['11], Essence ['01] e...

Pink Houses - John Cougar Mellencamp (1983)

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 Non aveva le idee chiare. Un giorno voleva diventare un centromediano di football, un altro giorno un pugile come Sonny Liston e solo il terzo valutava l'ipotesi di essere il nuovo Elvis Presley. «Ero strano già a sei anni. Mi strappavo la maglietta e correvo da mia madre, urlando che le ragazze mi adoravano e avevano cercato di spogliarmi. La sera, invece infilavo i guantoni da boxe e andavo alla ricerca di avversari». La carriera di centromediano fu bruciata anzitempo da un pacchetto di sigarette che sbucava gaglioffamen-te dalla tasca posteriore dei pantaloni e che provocò la rabbia dell'allenatore; quella di pugile scoraggiata dalle cicatrici che John temeva di accumulare. Rimaneva solo Elvis. In questo procedere per tentativi, «Cougar», terribile nome d'arte da cui poi si vorrà liberare una volta ottenuto il successo, ha sempre portato sulla schiena la sua brava gobba di contraddizioni. Da un lato cercava la canzone rock 'n' roll perfetta, quella che tutti vol...

The Deviants - The Deviants #3 (1969)

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 La storia di musica odierna parte da una cosa che, lo raccontai già per Trout Mask Replica di Captain Beefheart, mi è capitata spesso all’inizio della mia passione musicale: fidarmi delle recensioni delle enciclopedie del rock. In verità a distanza di anni, le delusioni si contano sulle dita di due mani, ma sono così cocenti che il pensiero mi scuote ancora un pochino. I Deviants sono stati un gruppo di pochissimo successo a fine anni ’60 in Gran Bretagna, ma sono probabilmente uno dei più idolatrati dalla critica. Nascono nel 1966, quando Mick Farren decide di fare protesta con la musica: quelle formazioni che facevano concerti a nome The Social Deviants in posti importanti come il club UFO in Tottenham Court o all’Alexandra Palace Love-In Festival cambiavano di continuo (tra l’altro, per mia curiosità, nemmeno Wikipedia mi sa dire il cognome del primo batterista ufficiale, dal nome Benny, ma dal cognome sconosciuto). Farren è un tipo interessante, e con caparbietà mette in music...

Steve Earle & The Dukes - Terraplane (2015)

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di Gianfranco Callieri Casomai qualcuno se lo chiedesse (ma il dato possiede anche un suo senso “narrativo”), la Terraplane, fino al 1934 EssexTerraplane, era un modello di automobile prodotto da una casa di Detroit, la Hudson Motor Company, e molto diffuso negli Stati Uniti ai tempi della Grande Depressione. La vettura, assai simile a quelle che potete vedere in una qualsiasi puntata di Boardwalk Empire, divenne, in virtù del costo accessibile, una delle più comprate, anche in tempo di crisi, e contribuì a fare della Hudson (sopravvissuta per altri vent’anni) una delle poche aziende davvero floride del paese. La Terraplane ispirò persino il primo successo di Robert Johnson, la Terraplane Blues uscita su 78 giri (etichetta Vocalion) nel 1937, con Kind Hearted Woman sul lato-b, e registrata l’anno prima in quel di San Antonio, Texas. Il brano di Johnson era in pratica un riassunto, più sfacciato di qualsiasi altra cosa pubblicata fino a quel momento, della capacità, tipica dei blues...

Janis Joplin - Pearl (1971)

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di Silvano Bottaro Atto finale della più grande cantante blues bianco mai esistita poco prima della sua morte, avvenuta il 4 ottobre del 1970, a causa di un miscuglio di alcol e droga. Pearl è il canto del cigno di una donna sola, infelice, che canta la sua tristezza con rabbiosa determinazione. A due passi dall'autodistruzione Janis Joplin realizza a Los Angels il sogno di emulare la sua antica maestra nera, Bessie Smith . Ogni brano è un gemito, un pianto disperato dove il sesso e l'anima si uniscono per diventare emozione sconvolgente, viva, esplosiva. Non ci sono più le certezze di essere l'unica star di un gruppo di dilettanti come i Big Brothers  nè il dilemma e la paura del fallimento con la degenerazione sonora di Kozmic Blues, ma c'è un'artista che sente la fine un attimo prima e vuole dare il meglio di sè per esser ricordata. Uscito postumo, Pearl è un epitaffio alla Spoon River. Si possono rintracciare canzone dopo canzone, nascita, splendore, miseria...

José González - Vestiges & Claws (2015)

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di Enrico Stradi La densità mediatica dei nostri anni, durante i quali qualsiasi cosa deve uscire dall’ordinario per ottenere spazio attentivo, visibilità e approvazione, sta mostrando già da tempo i suoi lati negativi: dal mio punto di vista personale, in cima alle nefaste conseguenze della bulimia musicale, c’è che non badiamo più a tutti quei dischi che rifiutano già a priori il meccanismo dell’esaltazione e della gara a chi ci appiccica sopra il numero più alto di punti esclamativi. Dischi che in maniera più sintetica potremmo definire come “normali”, se l’aggettivo, per i motivi scritti sopra, non avesse un’accezione ormai irrimediabilmente negativa. L’ultimo disco di José González è uno di quei dischi. Il che d’altronde non è nemmeno una novità: già le cover degli esordi (Joy Division, The Knife, Massive Attack tra le meglio riuscite), il primo disco solista “Our Nature” e i successivi due album con i Junip (“Fields” del 2010 e “Junip” del 2013) erano prodotti di indisc...

Orange And Lemons - Love In The Land Of Rubber Shoes And Dirty Ice Cream (2003)

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 Per trovare un nuovo disco con un gelato in copertina sono arrivato fino alle Filippine. Che tra le nazione asiatiche, non è conosciuta come altre per la musica rock (per esempio il Giappone o la nascente stella sudcoreana con il K-pop) ma in verità storicamente è stato il paese dove sin dagli anni '70 gruppi di giovani musicisti locali si cimentarono in musiche di chiaro stile occidentale (tra l'altro in un periodo dove nel Paese fu instituita perfino la legge marziale dopo il primo golpe di Marcos nel 1972) che furono contenute in un termine, OPM, Original Pilipino Music, coniato da Danny Javier, leader degli Apolinario Mabini Hiking Society, band capofila del movimento, ma anche animatore culturale, star della radio e della TV. Parallelamente, nacque anche un altro filone, il Pinoy Rock, Pinoy significa Filippino, che prese a mani basse prima dal surf rock, poi dai grandi gruppi della British Invasion degli anni '60 per poi svilupparsi in forme particolari proprie. Ed è...

Zucchero

 Adelmo "Zucchero" Fornaciari nasce il 25 settembre del 1955 a Roncocesi, in provincia di Reggio Emilia, e a 13 anni si trasferisce a Forte dei Marmi. E' qui che compie le prime esperienze musicali, militando in varie band in veste di chitarrista, sassofonista e cantante. Dopodichè, affermatosi come autore di brani per altri artisti, si aggiudica come solista il concorso per voci nuove a Castrocaro 1981. Discografia e wikipedia

She Always Goes - Joe Henry (1993)

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 Ha un nome banale, ma talento e ispirazione da vendere. Uno Springsteen acustico in miniatura, un Jackson Browne più raccolto, un Dylan meno visionario e biblico (e con lo stesso registro nasale), un Randy Newman privato di cinismo. Da anni il buon Joe storna brioche salate e sorprese assortite, con un incedere a tratti waitsiano che è pura delizia. Sposato con la sorella di Madonna, Melanie Ciccone, vagabonda di città in città (nasce in North Carolina, cresce nel Michigan, inizia a suonare a New York, prima di trasferirsi a Los Angeles), ma musicalmente resta fedele a uno scenario di provincia (fors'anche solo di quartiere) che è quello del racconto alla Carver, minimalista ma denso di poesia. She Always Goes non è esplosione e nemmeno tuono, però fa sempre più rumore, ascolto dopo ascolto. (M. Cotto - da Rock Therapy)  

Pretty Girls Make Graves - Élan Vital (2007)

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 Dietro l’etichetta “punk” c’è un universo. E come molte cose indefinibili, o quantomeno con una definizione così ampia e dai così labili, racchiude cose che all’apparenza non c’entrano. Questo pensiero un po’ contorto, un po’ punk, mi è venuto perché alla ricerca di notizie sulla band della Storia di Musica di oggi c’è che sono considerati un gruppo post-punk. Devo dire che il nome che Andrea Zollo, cantante, e Derek Fudesco, bassista, si scelgono a Seattle a primi degli anni 2000 è davvero bello: Pretty Girls Make Graves è il verso di una canzone degli Smiths, omonima, dal loro primo disco del 1984, che a sua volta era un omaggio alla poesia di Kerouac, I Vagabondi Del Dharma, in cui si legge “Pretty girls make graves, was my saying, whenever I'd had to turn my head around involuntarily to stare at the incomparable pretties of Indian Mexico”. A loro si aggiungono Nick Dewitt alla batteria e alle tastiere, J. Clark alla chitarra e Nathan Thelen alla chitarra e come seconda voce. C...

The Waterboys - Modern Blues (2015)

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The Waterboys pubblicheranno il loro nuovo album intitolato Modern Blues su etichetta Harlequin And Clown, via Kobalt Label Services, il prossimo 20 Gennaio 2015. Registrato a Nashville, il disco è stato prodotto dal leader della band Mike Scott e mixato da Bob Clearmountain. Modern Blues contiene nove brani inediti ricchi di passione, che evocano il meglio del passato della band mentre forgiano il suo futuro. La decisione di registrare il nuovo album negli Stati Uniti si è rivelata catartica per lo spirito e il suono del disco. “La gente deve aspettarsi l’imprevedibile dai Waterboys”, dice Mike Scott, con un piccolo ghigno nella voce. E’ un’intenzione che ha ispirato tre decenni di musica cangiante e avvincente, e che su questo undicesimo album in studio ha un effetto particolarmente emozionante. Modern Blues è un disco di rock’n’roll a ruota libera, elettrico, eclettico, pieno di spirito e coraggioso , e arriva in un momento in cui la fama e la rilevanza dei Waterboys sono a...

The Chieftains

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Non sempre è possibile individuare con precisione il momento in cui un artista, o un gruppo di artisti, valica la linea d'ombra tra l'elité e il mito. Per i Chieftains, uno dei pochi ensemble musicali diventati il simbolo di una nazione, questo coincide con l'uscita e il successo di Barry Lyndon, il capolavoro con cui Kubrick prende atto dell'impossibilità dell'uomo di progredire. Nel 1975 il film al botteghino non fu un successo ma la colonna sonora agì da detonatore sullo spirito di un tempo in cui la musica popolare stava diventando rifugio sicuro per i tanti delusi da un rock che iniziava a dare i segni di una decadenza da Babilonia. Grazie ai Chieftains, il grande pubblico scoprì lo straordinario patrimonio musicale irlandese - qualcosa di molto simile a quello che ha fatto di Tolkien l'alfiere della riscoperta di miti e fiabe celtiche. " Negli anni '50 l'Irlanda era percorsa dalla febbre per il rock'n'roll e farsi vedere in giro ...

Mount Eerie - Sauna (2015)

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di Gianluca Marian Parlare di Phil Elverum è come parlare del Papa, la sua musica è diventata talmente personale che è impossibile sbagliarsi durante l’ascolto di uno dei suoi dischi: disco dopo disco, è giunto ad essere uno dei cantautori americani più importanti della sua generazione. Le alte vette raggiunte con The Glow Pt.2 e Mount Eerie, quando era sotto il moniker The Microphones, sono un bel ricordo ormai cronologicamente distante. Il cambio di nome, avvenuto proprio successivamente a Mount Eerie, molto probabilmente, è stato un sintomo di rinascita artistica. Elverum doveva distaccarsi dal successo che aveva ottenuto, consapevole di non poter mai più raggiungere quei picchi. Il progetto Mount Eerie nasce dunque sotto quest’ala di timore ma, per sua fortuna, non si è ridotto ad una semplice comparsa nel panorama musicale, mantenendosi anzi a livelli alti, elevando Phil a maestro nell’utilizzo di droni in ambienti lo-fi. Sauna è una liturgia di debolezze e paure compost...

Minnie Riperton - Perfect Angel (1974)

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 Ad una domanda, "cosa ti fa pensare l'estate?", una delle mie migliori amiche mi ha detto "al gelato!". Pensando che non mi ricordavo, al momento, nessun disco con un gelato in copertina, mi sono messo all'opera per scovarne una serie che comporranno i dischi di Agosto della rubrica. Iniziamo da un gelato che si sta sciogliendo tra le dita di una giovane e talentuosissima cantante, dalla storia tanto bella quanto drammatica, che ha avuto una delle voci più incredibili della musica (e  come spesso accade, colpevolmente dimenticata). Minnie Riperton nasce a Chicago nel 1947 da una umilissima famiglia, ultima di 8 fratelli. Il padre e la madre, due facchini, si accorgono della sua predisposizione alla musica e tra mille sacrifici la mandano a studiare al prestigioso Chicago's Abraham Lincoln Center, dove studia persino canto lirico. Minnie stupisce tutti per la sua predisposizione naturale al canto, tanto che inizia a cantare nei cori delle Chiese battiste...

Antonello Venditti

 Nato a Roma l'8 marzo del 1949, Antonello Venditti si fa le ossa frequentando la scena del Folkstudio, lo storico locale capitolino di Giancarlo Cesaroni. Qui stringe amicizia con un altro giovane cantautore, Francesco De Gregori. Insieme, i due realizzano nel 1972 "Theorius Campus", per entrambi il disco di debutto, nel quale incidono una canzone a testa e duettano su Dolce signora che bruci . Discografia e Wikipedia

Who Do You Love - Bo Diddley (1956)

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 Famoso figlio del Mississippi, anche se adottato dalle strade di Chicago, Bo Diddley si è autoproclamato da sempre inventore del rock 'n' roll, con toni che paiono tratti di peso dai dialoghi di The Blues Brothers: «C'era una missione da compiere e a qualcuno toccava il privilegio di iniziare. Dio l'ha dato a me, io sono stato il primo. Tutto il resto è venuto dopo».Vero o non vero, Bo è stato uno straordinario anello di passaggio tra blues e rock 'n' roll, pietra angolare di un suono che farà storia.Who Do You Love ne è la prova. La lista di artisti che si sono cimentati in una rilettura (in alcuni casi anche riscrittura), o che l'hanno presa come base per nuove composizioni, è praticamente infinita: Doors, Santana, Quicksilver Messenger Service, George Thorogood, Patti Smith, Bruce Springsteen (che dal vivo era solito legarla a She's the One, perché il groove era identico), Rolling Stones, Jesus and Mary Chain, Hoodoo Gurus, Yardbirds, Tim Buckley, Gr...

Donald Fagen - The Nightfly (1982)

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 La stanzetta di una stazione radio. Lo speaker che parla, raccontando storie di musica in un microfono RCA,  con tra le dita una Chesterfield King. Di fianco un giradischi, presumibilmente pronto a suonare Sonny Rollins And The Contemporary Leaders, capolavoro del 1958, la cui copertina è sul tavolo. Alla parete, un orologio gigante indica le 4:09, di mattina (e vi dirò presto perchè).  La foto di James Hamilton (scattata nell'appartamento di Manhattan dell'autore di oggi) ferma un istante che diviene una delle copertine più belle della storia della musica, dell'ultimo disco di questo mese di giugno dedicato al lavori solisti di artisti formidabili in una band. E Donald Fagen per tutto il decennio precedente è stata la metà di quel sogno iconico musicale, insieme a Walter Becker, che furono i formidabili Steely Dan: il loro suono amalgama magica di jazz, pop, rock, soul creò un marchio musicale, una musica che travalica lo spazio tempo e che sembra, ogni volta, qualcosa ...

E T I C H E T T E

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