Blondie - Parallel Lines (1978)

La storia del sestetto rock di oggi è di quelle famose. Nasce infatti dall'incontro artistico e sentimentale tra Deborah Harry, di lì a poco per tutti Debbie, e Chris Stein. Tutti e due hanno esperienze musicali precedenti: Harry ha cantato nei First National Unaphrenic Church And The Bank (che nome!) e poi nel gruppo folk rock dei Wind In The Willows, fino al 1968. Stein nel 1967 con il suo gruppo dei First Crow To The Moon fa da spalla nientemeno ai mitici Velvet Underground al Gymanasium di New York. Nel 1973, dopo vari tentativi, mettono su una band con Billy O'Connor alla batteria, Fred Smith al basso e due coriste bionde. Il primo nome che scelgono è The Stilettos, poi trasformato in Blondie in chiaro riferimento all'aspetto e al carattere della cantante. Dopo un po' si aggiunge Ivan Kral alla chitarra, ma dopo pochi mesi Kral va a formare il Patti Smith Group e Smith entra stabilmente nei Television. Nel 1975 la formazione cambia: alla batteria Clem Burke, alle tastiere Jimmy Destri e il bassista Gary Valentine. Iniziano a suonare stabilmente in quel locali che faranno la storia della new wave newyorkese: il Max's Kansas City, e il CBGB's tanto che il primo album, Blondie, è quasi un seguito del piccolo culto che hanno come band dal vivo. Non è un grande successo, tanto che Valentine lascia e arrivano Fran Infante e Nigel Harrison, rispettivamente alla chitarra e al basso. Il sestetto storico è così formato e arriva il primo grande successo: in Gran Bretagna, che li adotta come la nuova sensazione della musica post punk, Denis Denis (cover di un brano del 1963, Denise, del gruppo doo-woop Randy & The Rainbows) scala le classifiche europee ai posti più alti, e insieme al conturbante secondo singolo,  (I'm Always Touched by Your) Presence, Dear, portano Plastic Letters ad essere uno dei dischi più venduti del 1977. Oltre ciò è qui evidente il distacco dal grezzo post punk degli esordi verso un suono più vario pronto a ricevere gli impulsi degli stili che stavano nascendo e ribaltando la scena del punk.

Tutto è pronto per il grande salto, che avviene grazie al lavoro in produzione di Mike Chapman, produttore australiano che in quei mesi non stava sbagliando un disco con i Sweet, Suzi Quatro, Smokie. Il titolo Parallel Lines (1978) è fuorviante dal punto di vista musicale, visto il perfetto incrocio di stili che lo rende uno dei dischi più belli della seconda metà degli anni '70 e anticipatore di quello che negli anni seguenti arriverà.

Hanging On The Telephone apre il disco: è un'altra cover  azzeccatissima, in questo caso dei Nerves, gruppo di culto californiano guidato da Jack Lee, che Debbie e Chris scoprirono grazie alla segnalazione di un loro grande ammiratore: Jeffrey Lee Pierce, presidente del Blondie Fan Club di LA e futuro leader dei Gun Club. Il secondo brano è uno di quei pezzi che entranno nella storia della musica: il riff di One Way Or Another, ideato dal bassista Nigel Harrison e suonato dall'altro chitarrista, Infante, è uno dei brani con cui Harry ribalta i ruoli tradizionali delle canzoni: oltre allo sfrontato "I'm gonna getcha getcha getcha getcha", la Harry ci racconta di essere stata vittima di stalking da parte di un suo ex-fidanzato. Picture This è l'unico brano scritto dal trio Harry-Stein-Destri (che avevano scritto il precedente Plastic Letters), impreziosito da uno splendido assolo di Infante; anche in questo caso Il testo è particolarmente allusivo ed esplicito, dato che per esempio "I will give you my finest hour/ The one I spent watching you shower" è un capovolgimento dei ruoli, per una volta è la donna a guardare l'uomo, che diventa così l'oggetto sessuale.

Fade Away And Radiate è un grande omaggio all'epopea di Hollywood dei tempi d'oro, con ricordo fiammeggiante di James Dean ("dusty frames that still arrive/ die in 1955") e che parla dell'infatuazione per le star scomparse del cinema. Questa canzone contiene anche una storia autobiografica di Debbie Harry: nata nel 1945, adottata quando aveva pochi mesi da una famiglia del New Jersey, da bambina si era autoconvinta che Marilyn Monroe fosse la sua vera madre. Nel braano è ospite Robert Fripp, con la sua chitarra inconfondibile, e che fu sostenitore della band e con cui suonò in diversi concerti. Pretty Baby è deliziosa gemma pop dal gusto retrò dedicata alla giovanissima Brooke Shields, che nel film omonimo Pretty Baby di Louis Malle comparve nuda in una scena a 11 anni (il film era la storia di una bambina prostituta nella New Orleans di inizio 1900). Sunday Girl, una delle maggiori hit inglesi del 1979,  si apre con una quasi impercettibile citazione di Be My Baby delle Ronettes e leggenda vuole che Chris Stein l'abbia scritta per rincuorare una rattristata Debbie in seguito alla scomparsa del loro gatto che si chiamava Sunday Man. Manca un altro brano leggendario: Heart Of Glass nasce nel 1975 con il provvisorio titolo di Once I Had A Love (Aka The Disco Song) e fu proposta dal duo Harry \ Stein a Chapman per finire il disco. Perfetta nel suo ammiccare sia all'elettronica che alla disco, con il meraviglioso lavoro ritmico di Burke, Harrison e Destri, il brano diviene di culto e scaraventa la band al successo globale.

Debbie Harry diviene una icona della musica, e non solo: sex symbol (già modella per Playboy) reciterà in due lavori del regista Amos Poe, Unmade Beds del 1977, sorta di rifacimento di A Bout De Souffle di Godard, e The Foreigner, nel 1978. La band resiste altri due anni, con un buon disco, Eat To The Beast, che ha altre grandiose in Dreaming, Atomic e Union City Blue e nel 1980, con la produzione di Giorgio Moroder, Call Me, colonna sonora di American Gigolo con Richard Gere, li porta al livello più alto di notorietà. Eppure il meccanismo è fragile, complice anche una rara malattia di Stein, che li porta allo scioglimento. Si riformeranno con un certo clamore nel 1999, con No Exit, che frutta un'altra hit mondiale, Maria. 

Parallel Lines rimane un disco che raccoglie nel momento giusto certe sensazioni che aleggiavano nell'ambiente musicale: la spinta non più decisiva del punk, i nuovi suoni elettronici e l'arrivo prorompente della disco music. Fu merito di una capacissima cantante bionda ad esprimerlo così bene.

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