7 Seconds - Youssou N'Dour feat. Neneh Cherry (1994)

 Youssou N'Dour è sempre stato, più che la voce dell'Africa lontana e profonda, il canto di un mondo più vicino e meno traumatico, la fusion nero-occidentale vista dall'altra parte: Dakar, Senegal, con la sua impronta francese e la voglia di aprirsi al mondo. Giovane esploratore di suoni nella caverna etnica, delizioso rabdomante, Youssou N'Dour è il «Piccolo Principe» (così veniva chiamato a 14 anni) che si è fatto re di una musica dove non tramonta mai il sole, perché è illuminata da mille raggi: rock, world, jazz, lingua francese, inglese e dialetto wolof. Un regno che un tempo si chiamava «mbalax», che in wolof indica il ritmo che proviene da un tamburo, ma che oggi è abitato da troppe culture per potersi limitare a una sola definizione.
Impegnato politicamente e socialmente, testimone e testimonianza della sua terra («l'Africa non è solo sangue, ma continente che sa sorridere e che continua a battersi affinché cresca la democrazia»), Youssou ha avuto come grande sponsor Peter Gabriel, che si innamorò della sua voce sinuosa e della sua musica potente e al tempo stesso delicata e che lo volle a duettare con lui in In Your Eyes. Vennero poi i concerti di Human Rights Now! e un'altra grande canzone insieme, Sha-kin' the Tree, sigla di quello che a tutt'oggi resta il suo album migliore e più famoso, The Lion.
Il brano killer di quest'uomo che da sempre prova a investigare il rapporto tra passato e futuro, tra Africa e Occidente, con la musica in bilico tra i due estremi, rimane però 7 Seconds, il duetto con Neneh Cherry, che resta impresso per molto più di sette secondi.

(M. Cotto - da Rock Therapy)

Commenti

E T I C H E T T E

Mostra di più