Spring - Spring (1971)

Il tema legante le storie musicali di Aprile non è così fantasioso: è la primavera. Ma le storie dei dischi che ho scelto accumunati da questo tema sono davvero interessanti e, come quella di oggi, dal punto di vista "mitologico" quelle che a me piacciono di più. Per iniziare torniamo a fine anni '60 in Gran Bretagna, agli albori dell'era progressive. Gli aficionados della rubrica sanno che è uno dei miei periodi musicali preferiti, cassa del tesoro infinita da cui attingere musica grandiosa. E la perla di oggi è per molti versi unica.

Tutto inizia a Leicester, nel 1969, quando si fonda un gruppo musicale: Pat Moran cantante, Ray Martinez chitarrista e Kips Brown alle tastiere sono il nucleo degli Spring, su cui ruoteranno altri musicisti amici. Hanno una particolarità unica: suonano anche ben tre Mellotron, che dà alla loro musica la maestosità di una orchestrazione ben più grande. Il mellotron, lo strumento principe del prog, fu il primo "computer musicale": sebbene a forma di tastiera di pianoforte, ogni tasto azionava un nastro registrato che riproduceva un suono, spesso archi, fiati, o altre orchestrazioni, per 8 secondi (uno dei primi ad usarlo fu Paul McCartney in Strawberry Fields Forever). Iniziano come band da locali, e supportano anche qualche band più famosa. La svolta la ebbero durante un piccolo tour in Galles. Il loro furgoncino si ruppe proprio vicino una fattoria vicino Monmouth. Il caso volle che quella non fosse una fattoria qualsiasi, ma, in una vecchia stalla, i fratelli Charles e Kingley Ward avevano attrezzato, pochi anni prima, un bellissimo studio di registrazione, i Rockfield Studios. Ward li aiutò con il furgoncino, ma era molto incuriosito dai loro strumenti e dal fatto che fossero una band: invitati a suonare, la loro musica fu sorprendente tanto che Ward chiamò il suo amico Gus Dudgeon, produttore tra l'altro di David Bowie e di Elton John che subito propose loro un contratto per una sussidiaria della RCA, la Neon. 

Registrato in presa diretta ai Trident Studios di Londra e pubblicato  nel 1971, Spring è una gemma unanimemente riconosciuta come uno dei più grandi capolavori dell’underground britannico progressivo. In realtà è un prog molto romantico, poco aperto alla ostentazione strumentale, è piuttosto un manifesto di una malinconia dolce e disperata, in un mix tra i King Crimson meno muscolari, i Moody Blues o i Procol Harum, e caratterizzati dalla voce molto particolare di Pat Moran. 

Si apre con The Prisoner (Eight By Ten), che mette subito in mostra i tre Mellotron (archi, trombe e flauto), appena sostenuti dalla sezione ritmica e timidi arpeggi di chitarra acustica, esalta al meglio lo spleen emotivo in cui si cala la voce candida e pacata di Moran che qui interpreta la vicenda di un prigioniero che, tornato a casa e preso atto di essere rimasto completamente solo, sceglie di porre fine alla sua vita; Grail prosegue forse ancor più struggente e tormentata: accanto al consueto dispiegamento di Mellotron, vede Ray Martinez destreggiarsi abilmente alla chitarra elettrica attraverso meravigliosi trilli e rifiniture; Golden Fleece si distingue per una breve e melodiosa ouverture per solo Mellotron per poi evolvere in una vibrante melodia in cui pop, folk e progressive vanno di pari passo amalgamandosi alla perfezione con grande assolo di Martinez; Boats e Song To Absent Friends sono due brani di puro folk (l’una per sole chitarre dal vago sapore western, l’altra condotta unicamente dal pianoforte), mentre Shipwrecked Soldier ed Inside Out sono esempi di puro rock del tempo, con puntatine al nascente hard rock. Ma il momento clou è la conclusiva Gazing, con una stupefacente ouverture strumentale degna dei migliori Genesis che poi cede il passo ad una ballad carica di un pathos doloroso. A completare il capolavoro, una copertina stupenda del grande fotografo Marcus Keef (che è poco conosciuto rispetto ad altri, ma è uno degli occhi fotografici più grandi del rock del tempo, pensate solo alla copertina del primo disco dei Black Sabbath, opera sua): ve la lascio aperta nella completa bellezza dell'Lp in basso a destra un soldato morto, da cui del liquido rosso e schiumoso scorre verso il fiume, dal lato opposto la band ad osservare.

Il disco ebbe modesto successo nonostante la critica positiva, e la band era sul trampolino di lancio: fu spalla dei Velvet Underground nel loro primo tour europeo (senza Lou Reed) e nel 1972 era già a registrare il nuovo disco quando il fallimento della Neon bloccò il secondo lavoro. Quel secondo lavoro mai terminato (furono pubblicati dei demo nel 2007 e molti di quelli compaiono in un disco aggiunto alla ristampa di Spring in cd) portò allo scioglimento della band: Moran divenne un signor produttore lavorando tra l'altro con con artisti del calibro di Van Der Graaf Generator, Queen, Robert Plant e Rush; uno dei musicisti che suonava qui in questo disco, Pit Whiters alla batteria, e che compare nei crediti di Spring, fonderà insieme a Mark Knopfler i Dire Straits.

Un capolavoro stupendo che ha un'ultima curiosità: un po' per la chiusura della Neon, un po' per la bellezza dell'insieme, è uno dei pezzi pregiati del collezionismo mondiale: anche in condizioni pessime vale 150 €, gli esemplari migliori volano oltre i 1000, una piccola consolazione per una band che nella sua unica prova ha regalato un disco di una bellezza altissima.

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