Walk On The Wild Side - Lou Reed (1972)
L'ultima volta aveva la faccia scavata, come se le troppe camminate sul lato selvaggio avessero lasciato segni sul viso e non sulle gambe, occhialini neri e giubbotto di pelle. Arrivò con la sua Laurie e fu subito chiaro che, almeno lì, niente era cambiato: davano sempre l'impressione di bastarsi, di non volere altro al di fuori di se stessi, come se dopo tanto vagare Lou fosse giunto a una meta, come se la gloria dell'amore, come cantava in Coney Island Baby, fosse arrivata davvero, a splendere. Erano passati molti anni dal nostro primo incontro, a casa di Doc Pomus, sulla Settantaduesima, a New York. Rispetto ad allora, aveva meno voglia di parlare di musica e più di arte e bellezza. Tra le sue tante frasi illuminanti, ne ricordo qui solo una. Quando gli chiesi di sintetizzare le ragioni della grandezza dei Velvet Underground e di Andy Warhol, lui rispose: «Avevamo la realtà in una mano e una visione nell'altra. E cra verità in entrambe». Simple as that. Love, Lou.
(M. Cotto - da Rock Therapy)
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