Led Zeppelin - Led Zeppelin III (1970)
Una band che in poco più di un anno era passata dall'anonimato al successo più grande, con un inizio da favola: Jimmy Page voleva continuare a suonare come Yardbirds, di cui fu l'ultimo testimone, ma mette su una nuova band che prende il nome, suggerito da Keith Moon degli Who, di Lead Zeppelin, poi ristilizzato in Led Zeppelin. 1969, due dischi leggendari: Led Zeppelin I e Led Zeppelin II, due pietre miliari della musica rock, che aprono al mondo la potenza sonora del suono che Jimmy Page, John Paul Jones, John Bonham e la voce, inimitabile, di Robert Plant mettono in questa avventura, partendo dal blues ma ammantandolo di potenza, di erotismo, di struggimento. Il successo è clamoroso: basta solo dire che il primo tour negli Stati Uniti verrà prorogato per 5 volte, e solo un piccolo infortunio vocale di Plant a Las Vegas nell'Aprile del 1970 lo interrompe. Per questo motivo, Plant e Page si trasferiscono per un certo periodo in un cottage in Galles, nella località di Bron-Y-Aur, dove si riposano e iniziano a pensare, in maniera più calma e sistematica a nuove canzoni. Le prime idee vengono poi sviluppate in modo diverso: la band prende in affitto un grande cottage a Headly Grande, nello Hampshire, e inizia a registrare con il mitico studio mobile dei Rolling Stones (che merita un prossimo post dedicato) tra maggio e giugno 1970: alcune cose verranno poi sistemate agli Olympic Studios di Londra e ai nuovissimi Island Studios di Notthing Hill, sotto lo sguardo attendo di Andy Johns e Terry Manning.
Quello che ne viene fuori, uscito il 5 ottobre del 1970, pone Led Zeppelin III come un disco che si stacca in parte dal precedente: sebbene esistano dei chiari legami con la potenza di fuoco dei primi due, specialmente in Immigrant Song, dall'attacco stellare (che leggenda vuole fu ispirata a Plant da un viaggio in Islanda dove la band fu invitata dalla BBC per un programma di scambi culturali) o con Celebration Day o Out On The Tiles (che è un modo di dire, tipo "facciamo bisboccia") il disco presenta una natura acustica e meditativa in molti passaggi, una diversa e affascinante appropriazione del blues, nuove sonorità che porteranno critici e fan a parlare di un nuovo sottogenere, l'Hard Folk. Già Friends, meravigliosa, indica la strada, ma è nello sviluppo del disco che questo concetto si concretizza: la meraviglia di Tangerine o That's The Way, la dolente drammaticità di Gallows Pole, rielaborazione di un traditional, The Maid Freed From The Gallows, dove Page suona il banjo e Jones il mandolino, altro gioiello della corona Zeppelin. Ma niente è sottotono: Bron-Y-Aur Stomp vede Bonzo Bonham usare i cucchiai come accompagnamento, Hats Off To (Roy) Harper (basato su un blues di Bukka White) è un omaggio al comune amico Roy Harper con Plant che canta attraverso un un microfono vibrato. C'è però un ultimo meraviglioso pezzo: Since I've Been Loving You è uno slow blues epico, che diventerà uno dei momenti clou dei loro memorabili show. A tal proposito, ricordo che alcune di queste canzoni furono suonate per la prima volta, prima della pubblicazione, nella storica esibizione al Festival Rock di Bath 1970, davanti ad un pubblico oceanico (secondo alcune fonti 200000 spettatori) in quello che è a detta degli stessi musicisti uno dei loro concerti più memorabili (secondo la leggenda 3 ore e 5 bis!), di cui per anni si sono rincorse notizie di alcune registrazioni negli archivi, che ancora non hanno visto la luce.
Un ricordo anche della spettacolare copertina: opera di Zacron, (Richard Drew) che Page conobbe all'inizio degli anni '60, era composto da un doppio livello, una copertina esterna con un disco rotante interno che mostrava immagini psichedeliche legate al volo (il dirigibile, le farfalle, fate, animali volanti) e il volto dei 4 Led Zeppelin: la grafica era piuttosto complicata da produrre, tanto che in alcuni paesi la prima tiratura fu venduta con una semplice busa bianca che invitata l'acquirente del disco a tornare in negozio a prendere la copertina definitiva (queste sono una chicca per i collezionisti). Nella prima edizione del disco c'era anche un messaggio nei solchi vuoti a fine lato B, "Do what Thou wilt, so mete it be" che è una massima di quell'Aleister Crowley, personaggio tanto chiacchierato quanto oscuro, che come esperto di "magia" aveva un certo interesse agli occhi di Page, che contagiò gli altri tre. Ovviamente la band iniziò da qui ad essere accusata di satanismo e stupidaggini varie, che non hanno nemmeno senso di essere approfondite.
Il disco all'uscita arrivò subito al numero 1 in Gran Bretagna, e alla seconda settimana negli Stati Uniti, dove era così atteso che in sola prevendita vendette un milione di copie. Tuttavia il cambio di passo non fu da tutti preso bene, e persino certa critica non fu soddisfatta. Così alla fine il III ebbe meno vendite di II e di I, cosa che un po' indispettì i Led Zeppelin e che li portò a quel Led Zeppelin IV, che in verità proprio per ripicca non ha un titolo definitivo, che conterrà ancora tante meraviglie di una delle band del rock, senza nessun dubbio.

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