Taj Mahal & Keb Mo - Room On The Porch (2025)
di Marcello Matranga
Qualche tempo fa Taj Mahal ebbe a dichiarare: “Se si toglie l’impronta africana dalla musica occidentale degli ultimi 500 anni, non rimane quasi nulla… ci stiamo solo collegando con la musica dei nostri antenati”. La veridicità di questa affermazione potrebbe essere da confutare, ma è indubbio che vi sia una buone dose di verità. Perchè dalla musica e dai canti dei neroafricani resi schiavi nel sud degli States arriva il blues, e da lì molto è nato e sviluppato. Room On The Porch arriva a otto anni dal precedente TajMo che aveva regalato ottime sensazioni agli ascoltatori. Due maestri nel loro genere che arrivavano a fondere le loro straordinarie doti di musicisti con un album di livello decisamente notevole, tanto da vincere un Grammy nella categoria Contemporany Blues nel 2018.
Onestamente pensavo ad una sorta di pedissequa riproposizione di un disco sulla falsariga del precedente, e invece mi sono dovuto ricredere fin da subito. Intanto perchè l’ascolto in un negozio di dischi mi aveva sorpreso per piacevolezza, e poi perchè di blues qui se trova ma molto sfumato in un caleidoscopio di generi che rendono questo album un ascolto delizioso in qualunque momento del giorno. E per comprendere meglio basterebbe far partire la title track che, come ha spiegato Mahal, nasce come un piccolo pezzo di chitarra che suonava da solo dopo gli spettacoli. Una volta in studio ha fatto ascoltare il pezzo ai musicisti e poi Keb’ e Ruby Amanfu ci hanno costruito intorno questa splendida canzone.
E la meraviglia continua ascoltando la sequenza che segue, proprio a partire dalla seguente My Darling My Dear con il banjo a caratterizzare il brano. Nobody Knows You When You’re Down And Out è un pezzo di Jimmy Cox è un classico del Jazz, rivisitato decine di volte, mi viene in mente il Clapton del recentemente ristampato e ampliato Unplugged, qui riproposto con una classe stordente. She Keeps Me Movin’ ha le cadenze R&B che rendono la canzone irresistibile. Make Up Your Mind è un gioiellino Country/Folk dove si nota uno splendido vibrafono a colorare il pezzo.
Cito ancora la splendida Junkyard Dog, il cui groove è irresistibile, probabilmente uno dei pezzi più belli dell’album. Better Than Ever è quasi pop se non fosse per quella armonica che spunta di tanto in tanto a dare un mood che accarezza il blues. Interessante la bella voce di Wendy Moten presente nel pezzo. Blues che appare a pieno titolo nella finale Rough Time Blues scritta dal talentuoso Jontavious Willis, una delle più recenti leve del genere, molto apprezzato da Mahal.
Room On The Porch non ha nulla di innovativo, ma conquista per la sua semplicità ed una bellezza adamantina che lo rendono uno di quegli ascolti cui è difficile sottrarsi anche più volte al giorno. E poi i due nomi in copertina sono una garanzia difficile da smentire.

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