Pony Bradshaw - North Georgia Rounder (2023)

di Fabio Cerbone

Non è così comune incrociare un musicista che invece di citare altri colleghi e i loro dischi come principali fonti di ispirazione, preferisce ammettere di essere un ascoltatore un po’ distratto e di perdersi da sempre fra le pagine di un libro, nominando le poesie di Wendell Berry e la narrativa di Larry McMurtry, o del gigante William Faulkner. Accade curiosamente con Pony Bradshaw, James all’anagrafe, songwriter cresciuto fra l’East Texas e l’Oklahoma, ma che ha fatto delle colline della Georgia e della lunga coda degli Appalachi la sua casa di adozione da almeno una quindicina di anni a questa parte. Completando un percorso iniziato con il precedente Calico Jim, prezioso scrigno di ballate rurali ambientate in quei luoghi, North Georgia Rounder esplicita ancora di più la scrittura musicale di questo autore dal taglio letterario e introverso, che utilizza i caratteri e i paesaggi della sua terra come illuminazioni per le sue liriche, mentre la colonna sonora si sviluppa tra meditative canzoni che sanno di country folk leggermente elettrificato e bagnato dal soul.

Angolo di America popolato di comunità suburbane e grandi infrastrutture industriali dove progresso e tradizione si scontrano e convivono a seconda dei casi, la Georgia che descrive Bradshaw si anima di personaggi, come un vero narratore. Da qui l’impressione che il suo atteggiamento solitario e indipendente (l’esordio nel 2019, Sudden Opera, avvenne su etichetta Rounder, ma presto lasciata alle spalle a favore di un totale controllo sulla sua musica) non sia una posa innaturale, ma un’esigenza istintiva da cane sciolto, e il tutto si riflette in questi dieci episodi che ricordano un poco, anche per l’avvolgente timbro della sua voce, lo stile del Lyle Lovett più cantautorale, o ancora quello del collega Jeffrey Foucault, già evocato in occasione del citato Calico Jim.

Questione di lievi sfumature e inflessioni, offerte da una band che ha i suoi punti di forza indiscutibili nel polistrumentista Philippe Bronchtein (dobro, pedal steel e organo), in Jenna Mobley al fiddle e nello stesso Pony Bradshaw alle chitarre acustiche, che dettano la morbida cadenza country soul dell’album fin dalla partenza con Foxwire Wine, per addentrarsi nella flessuosa A Free Roving Mind e nella più rustica scenografia di Holler Rose. Disco che lascia trapelare l’anima errante e probabilmente irrequieta di Bradshaw, proprio quel “rounder” in cerca di storie, approdi e nuove strade lungo la sua terra, North Georgia Rounder si lascia cullare dalla punteggiatura rurale della title track, dal soffio bluegrass che sottende Go Down Appalachia, da quello più vispo e honky tonk di Kindly Turn the Bed Down Drusilla, per ritrovare poi la via di quella sorta di languido country d’autore, irrorato dalla limpida vocalità di Bradshaw, che emerge nello sviluppo di Safe in the Arms of Vernacular o nel finale più scuro e con un bel lavoro alla chitarra elettrica (Will Stewart) di Notes on a River town.

Se un’obiezione va mossa nei confronti di Bradshaw, che resta un songwriter di indiscutibile livello, è forse l’eccessiva somiglianza delle atmosfere che attraversano l’intero North Georgia Rounder, una scelta di fondo che tuttavia sembra piuttosto un filo conduttore del racconto, quasi una cadenza “linguistica” (visti i riferimenti letterari) da offrire all’ascoltatore.

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