The Bad Ends - The Power and The Glory (2023)

 di Alessio Belli

Dal versante post-Rem non mancano gli aggiornamenti. Gli ultimi riguardano alcune pubblicazioni “singole” di Michael Stipe, in attesa del tanto chiacchierato disco solista, e il primo album dei Bad Ends. In quest’ultimo progetto ritroviamo, dopo il ritiro dalle scene datato 1997, Bill Berry. Lontano dai riflettori, il batterista era apparso solo in occasioni speciali, come l’introduzione del gruppo nella Rock'n'Roll Hall Fame o quella serata del 2020 quando siamo stati a un passo dalla reunion ufficiale, se solo Vanessa dei Pylon non avesse cantato “Crazy” al posto di Stipe.

C’è voluto Mike Mantione dei Five Eight, formazione cult nata sempre ad Athens, Georgia nel 1992 e compagna di tour di Stipe & C. per riportare in pista Berry. Stando alle loro dichiarazioni, il tutto si è concretizzato in maniera spontanea: Mantione stava lavorando a un progetto solista sostenuto dai suoi fidati musicisti e in seguito all’incontro con Berry, gli ha mandato un brano concepito per “The Power And The Glory”, per l'esattezza “Little Black Cloud”. Da lì è nato tutto.

Il disco è aperto dal grintoso power pop di “Mile Marker 29” i cui primi istanti a qualcuno ricorderanno "Harborcoat". Berry, sostenuto dagli assoli delle sei corde, sfodera nella canzone d'apertura un drumming secco e serrato in linea con le primissime fasi remmiane, dimostrando di saper ancora come tenere le redini. Il musicista - il cui ruolo di compositore all’interno dei Rem non è mai stato considerato a dovere - suona inoltre gli strumenti a corda, tra cui il sitar elettrico.

Segue un altro dei brani scelti come anticipazione dell'opera, “All Your Friends Are Dying”: una tematica delicata - la perdita delle persone care - avvolta in una coinvolgente cavalcata di quattro minuti e mezzo. Si avvicendano poi riusciti episodi più lenti e acustici come “Left To Be Found” o la bella strumentale “Ode To Jose”, piazzata nella tracklist come una “Endgame” o “New Orleans Instrumental No. 1”.

Chiude la rimpatriata John Neff dei Drive-By Truckers con la sua pedal steel suonata in “Little Black Cloud” e  “Ode To Jose”. In mezzo, il crescendo di “Thanksgiving 1915” e “Honestly” con annesso sferragliato assolo conclusivo, la ruggente e ritmata “The Ballad Of Satan’s Bride”.

La presenza di Berry concede sia richiami ai Rem sia di conoscere i meno famosi ma validi compagni di battaglia. L’esordio dei Bad Ends ha infatti i suoi tratti peculiari, inserendosi nella scia di un indie-pop-rock che da quelle parti sanno fare a dovere (vedi The Minus 5, giusto per fare un nome “vicino”).

Se “The Power And The Glory” diventerà l’inizio di un nuovo percorso, visti gli esiti del primo passo, non potremo non esserne contenti.

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