Aerosmith - Rocks (1976)

Il primo nucleo di una delle più grandi band del rock americano nasce nei dintorni di Boston nel 1970, composto inizialmente da Steven Tyler (vero nome Steven Victor Tallarico) insieme a Joe Perry e Tom Hamilton, dopo alcune esperienze in gruppi diversi (Tyler dette la sua voce per due singoli qualche anno prima, When I Needed You dei Chain Reaction e You Should Have Been Here Yesterday con William Proud And The Strangeurs). In un secondo momento si aggregano al gruppo Joey Kramer e Ray Tabano, amico d’infanzia di Tyler, che si inventò il logo della band, dopo che Kramer raccontò questa storia: al liceo dopo aver letto Arrowsmith di Sinclair Lewis iniziò a immaginare i nomi migliori per una band contenenti la parola “smith” e gli piacque molto il suono Aerosmith, che non significa nulla, ma fa molto figo. Clive Davis li vede suonare al Max’s Kansas City di New York e li propone alla Columbia Records. Nel frattempo Tabano lascia e la formazione acquista la sua forma classica: Tyler cantante, Perry chitarra, Hamilton al basso, Kramer alla batteria con il contributo alla seconda chitarra di Brad Whitford che prende il posto di Tabano soprattutto durante i live, una sorta di sesto uomo da squadra di basket. La musica che suonavano prendeva moltissimo dall’hard rock inglese del periodo, con una devozione per i Rolling Stones. Il primo disco, Aerosmith, esce nel 1973, e sebbene contenga ottime canzoni (la famosa Dream On su tutte) passa un po’ inosservato. La Columbia scommette ancora su di loro, e Get Your Wings del 1974 è già meglio: gruppo più affiatato, suono che inizia ad avere caratteristiche peculiari, collaborazioni con i fratelli Brecker ai fiati (la bella Same Old Song And Dance) ma soprattutto l’incontro con il produttore Jack Douglas, allievo di Bob Ezrin, uno dei padri dell’hard rock a stelle a strisce. Douglas accentua le caratteristiche del gruppo (la voce acuta di Tyler, i riff di Perry, il grande basso di Hamilton) e l’anno successivo, nel 1975, il primo grande disco è pronto: Toys In the Attic trascinato da Walk This Way (ispirato alla celebra battuta di Frankestein Junior quando Igor dice al dottore “segua i miei passi” e ripreso poi dai Run DMC nel 1986 per il primo brano rock\hip hop) è un successo internazionale e manda in orbita il gruppo. Che pensa bene di intraprendere un tour internazionale fatto di grandi concerti, file di groupies e la spiccata propensione all’uso di stupefacenti, tanto che Tyler e Perry diventano la versione ancora più tossica di Jagger e Richards, guadagnandosi il nomignolo di Toxic Twins. L’anno successivo, arriva Rocks, considerato uno dei dischi americani di hard rock più belli di sempre. la formula è la stessa di Toys In the Attic, Douglas a dirigere la creatività stupefacente (soprattutto in quel senso) del gruppo, che mette su una scaletta favolosa: l’apertura è con una delle loro canzoni migliori, Back In The Saddle, con favoloso riff di basso di Hamilton, poi Last Child, il rock veloce di Sick As A Dog e Rats In The Cellar, in Combination Perry canta per la prima volta al fianco di Tyler, il quale suonerà il piano nella finale Home Tonight, ballatona che dà la forma a famose canzoni future costruite alla stessa maniera. Il disco è un portento e diventerà iconico, tanto che Slash, Kurt Cobain e James Hetfield lo considerano la scintilla che li spinse a suonare e formare una rock band. Il successo è strepitoso, e il successo li accompagnerà fino alla fine del decennio, quando Perry abbandona, con Whitford, per una brevissima carriera solista. La band si riforma a metà anni ‘80, dove piazza un altro grande disco con Permanent Vacation (1987), in tempo per dire ai gruppi nati guardando a loro come faro (Bon Jovi, Ratt, Motley Cure) che hanno ancora cose da dire. La loro carriera, ormai da giganti del rock, li vedrà ancora protagonisti negli anni ‘90 (con il fenomenale Get A Grip del 1993) e la storica I Don’t Wanna Miss a Thing, colonna sonora del film Armageddon, uno dei singoli più venduti della storia. Se ascoltate Tyler e Perry oggi sono sempre stupiti di essere ancora vivi dopo la loro vita sregolata, con periodiche disintossicazioni da qualche sostanza, che ha lasciato per decenni tracce musicali che hanno segnato la storia del rock a stelle strisce.

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