The Modern Lovers - The Modern Lovers (1976)

Nella scorsa storia musicale vi ho raccontato del mio poco amore per il punk. Oggi invece, come è già capitato in passato, vi parlo invece di una delle mie passioni musicali, e cioè quelli che citando Springsteen sono i meravigliosi beautiful losers della musica. Quello di oggi è uno dei più grandi, capace del più grande e apparentemente insensato cambio di genere nella storia del rock. Jonathan Richman è un bostoniano che ama il rock anni ‘50, Buddy Holly e Chuck Berry su tutti. Impara a suonare la chitarra pensando a loro. Poi arrivano come un fulmine a ciel sereno i Velvet Underground e uno della lunga serie di convertiti fu proprio Richman. Dopo qualche esibizione da solista nel 1970 fonda il suo gruppo, The Modern Lovers, con David Robinson, John Felice e Rolfe Anderson. Questi ultimi due se ne vanno quasi subito e subentrano Jerry Harrison e Ernie Brooks. La band inizia a suonare nei piccoli locali di Boston e inizia un diffuso culto sotterraneo. Kim Fowley, il famoso produttore e manager musicale, si innamora di quel gruppo un po’ sgangherato, che parte dal rock anni ‘50 per sporcarlo con i suoni duri ed elettrici del garage rock. Iniziano nel 1971 a fare dei provini per la Warner Bros. Nel 1972 un sogno che si avvera per Richman: vola infatti con gli altri 3 a Los Angeles a registrare brani con il suo mito John Cale. Però alla fine nessuno è contento dei risultati e questo insieme a certi dubbi se firmare o meno per una casa discografica producono solo due brani, delle session con un mito personale del leader e una band che nel 1974 si scioglie definitivamente. Jerry Harrison va a suonare con i Talking Heads, David Robinson con i Cars, Ernie Brooks con un altro grande beautiful loser, Elliot Murphy. Richman però non si dà per vinto e si accasa ad una neonata etichetta musicale, la Beserkely, che sin dal nome fa capire cosa voglia fare (beserk sta per scemo, idiota). Richman prende i vecchi nastri delle session con Cale e nel 1976, ad agosto, dà alle stampe The Modern Lovers. 9 brani caratterizzati dalla sua voce sgangherata ma così affascinante, da piccoli assoli di organo, una versione minimale e meno provocatoria dei tanto cari Velvet Underground. Bastano i due accordi della storica Roadrunner, in cui Richman canta I’m in love with rock & roll and I’ll be out all night\ Roadrunner\ That’s right, che diventerà un inno punk per la cover dei Sex Pistols per dettare la linea. E poi gli amori di Pablo Picasso, I’m Straight (quasi recitata, favolosa), Hospital (la più allucinata e strana canzone d’amore, con il famoso ritornello in tempo dispari, altro gioiello assoluto), She Cracked disegnano una affascinante, lunatico e sgangherato mondo, che anticipa le tematiche di desolazione del punk, ma rivelano una sottile e sofisticata capacità compositiva. Le critiche sono favolose, ma Richman è uno che vuole per forza essere alternativo e nel 1976 rifonda The Modern Lovers con Leroy Radcliffle, Greg Keranen e D.Sharpe. Nello stesso 1976 esce Jonathan Richman & The Modern Lovers ma stavolta niente fascino nero e decadente, ma un trattato semplice sugli aspetti più insignificanti della vita, in un mondo insolito, infantile, insensato, fatto di canzoni improbabili da liceali innamorati e in crisi poetica. R&R With The Modern Lovers del ‘77 prosegue questo esperimento, dove Richman dipinge i suoi affreschi adolescenziali con musiche cinesi e sudamericane, e scrive una delle canzoni più improbabili di sempre nella storica Egyptian Reggae, che come suggerisce il titolo unisce faraoni e palme giamaicane. il live Modern Lovers Live è un successo persino di vendite, sempre relative ad un tipo che ha avuto il suo piccolo zoccolo duro di appassionati lontano ed alternativo dall’industria musicale. Dopo lo scioglimento definitivo dei Modern Lovers nel 1979 per tutti gli anni ‘80 persegue una carriera solista che non dà granché, se non un grande pezzo, Down In The Bermuda. La rinascita arriva come sempre per un colpo di fortuna. Nel 1998 partecipa alla colonna sonora del film Tutti Pazzi Per Mary con Ben Stiller e Cameron Diaz, campione mondiale di incassi, in cui in piccole situazioni di contorno suona nel film tre pezzi della colonna sonora. Diviene l’occasione anche per i più giovani per avvicinarsi a questo tizio dalle stupefacenti capacità musicali ma che ha deciso di cantare dell’idiozia, del semiserio (ascoltate quel capolavoro del banale che è When Harpo Played His Harp) e lasciatevi sedurre dalla sua incredibile capacità di rendere attraente le stupidaggini. Nel suo piccolo, un grande genio.

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