Humble Pie - Performance: Rockin’ The Fillmore (1971)

Una delle componenti decisive della magia della musica rock è senza dubbio la sua componente dal vivo. Le esibizioni sui palchi spesso liberano energie e qualità che in studio, nei meccanismi di registrazione, non sempre sono così evidenti. E anche il luogo dove si tiene un concerto è ulteriore dose di energie. Uno dei templi della musica rock è stato il teatro Fillmore. In realtà i Fillmore erano due, due figli di quel talento sconfinato che fu Bill Graham, il promoter più grande della storia del Rock. Il Fillmore era a San Francisco, poi nacque il Fillmore East a New York, e infine il Fillmore West sempre a San Francisco. Su quel palcoscenico sono capitate cose strabilianti, e la lista dei concerti registrati e pubblicati ai Fillmore è infinita e comprende alcuni tra i più grandi dischi live della storia del rock: Hendrix, la Allman Brothers Band, Miles Davis, i Grateful Dead, Crosby Stills Nash & Young ci registrarono 4 Way Street, John Lennoin, Zappa, Jefferson Airplane. Tra coloro che dettero il meglio sulle assi del palco del teatro di New York ci sono stati gli inglesi Humble Pie. Uno dei primi super gruppi del rock inglese, gli Humble Pie, che prendono nome da una torta salata, sono formati da: Steve Marriott, ex cantante e chitarrista di uno dei grandi gruppi della psichedelia inglese, gli Small Faces, Peter Frampton, ex cantante e chitarrista degli Herd, Greg Ridley che era il bassista degli Spooky Tooth e un giovanissimo batterista 17enne, Jerry Shirley. Come in voga a quel tempo, suonano un rock blues potente, in piena scia al suono dei Cream, dei primi Led Zeppelin o degli Steppenwolf. Proprio da loro riprendono Desperation che apre il primo disco degli Humble Pie, As Safe As Yesterday Is: nella recensione, Mike Saunders su Rolling Stone descrisse il loro suono di chitarre distorte, la doppia voce di Marriott e Frampton e il tono muscolare delle loro composizioni come heavy metal, termine usato per la prima volta in assoluto nel senso a cui lo associamo noi. L’album ha già una hit nella calda Natural Born Bugie (spesso scritto Boogie) che regala la prima alta classifica delle hit inglesi. Nel 1969 la prima svolta “folk”, anche questo in pieno accordo con le tendenze musicali dell’epoca, con Town And Country, registrato in una villa del 1600 dell’Essex, e che addolcisce i toni torridi e blues del precedente. Il risultato non è granchè, e già nel 1970 Humble Pie ristabilisce la carica blues, espressa in una sentita cover di Willie Dixon, I’m Ready e l’album, ricordato anche per la stupenda copertina opera del disegnatore Aubrey Beardsley, contiene anche la satirica Theme from Skint (See You Later Liquidator) in cui Marriott racconta il passaggio dalla loro prima casa editrice, la Immediate, di proprietà di Andrew Loog-Oldham, l’ex manager dei Rolling Stones, alla A&M. Per la nuova casa discografica nel 1971 esce Rock On: sempre hard rock, sempre blues, in questo caso omaggio a Muddy Waters nella storica Rollin’ Stone, ma altrettanto emozionanti sono Stone Cold Fever e la splendida Song For Jenny, dedicata da Marriott alla moglie, che ha ai cori le Soul Sisters (Doris Troy, P.P. Arnold e C.Lennear). Iniziano a serpeggiare i primi malumori, soprattutto di Frampton verso la ingombrante figura di Marriott, che già negli Small Faces era una sorta di icona dei Mods. Questo però non impedì una clamorosa tourneè nel 1971 in America, immortalata dall’album di oggi. Registrato nelle serate del 28 e 29 Maggio 1971, il doppio live Performance: Rockin’ At Fillmore è una gemma per potenza, abilità strumentali e intesa, e testimonia la loro forza dal vivo. Four Day Creep di Ida Cox apre le danze, che continuano nelle infuocate I’m Ready e Stone Cold Fever. Poi due lunghissime esecuzioni di I Walked On The Gilded Splinter di Dr John, come omaggio alla musica di New Orleans e che sfonda i 23 minuti, e poi una incredibile improvvisazione sulle note di Rollin’ Stone di Waters, oltre i 16 minuti. L’ultima parte è invece un omaggio rock blues a Ray Charles nella ripresa di Hallelujah I Love Her So per concludersi nella scoppiettante I Don’t Need No Doctor, classico sempre ripreso da The Genius e qui nella sua versione rock definitiva. L’album pur essendo un gioiello quando uscirà nei negozi è preceduto dalla notizia dell’abbandono di Peter Frampton, che avrà una fortunata carriera solista (con il mega successo di Frampton Comes Alive!). Gli Humble Pie lo sostituiscono con Dave Clempson dei Colosseum ma non sarà la stessa cosa, tanto che la band si scioglierà nel 1976, tranne un breve ritorno a guida Marriott e Shirley ad inizio anni ‘80. Marriott avrà una discreta carriera solista e vale la pena ricordare la sua tragica morte avvenuta per un incendio nella sua villa dell’Essex. Un gruppo minore ma che seppe raccogliere la magia che certi posti sanno trasmettere, come nel caso di questo Performance: Rockin’ At Fillmore.

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