Ligabue - Buon Compleanno Elvis (1995)

Il sogno di portare il sogno del rock per le strade dell’Emilia Romagna Luciano Ligabue l’ha avuto sin da bambino. Eppure la sua occasione con la musica da “professionista” l’ha avuta relativamente tardi, dopo aver fatto l’operaio, lo stagionale nelle aziende agricole, il ragioniere, il conduttore radiofonico, persino il consigliere comunale a Correggio, in provincia di Reggio Emilia. La sua occasione gliela dà il grande Pierangelo Bertoli, che è incuriosito da questo ragazzo: in due suoi dischi, Tra Me E Me e Sedia Elettrica (1988 e 1989) canta due pezzi di Ligabue, Sogni Di Rock’n’Roll e Figlio Di Un Cane. Bertoli consiglia al discografico Angelo Carrara di seguirlo. In pochi mesi si organizza il tutto e Ligabue esce nel 1990: registrato in 20 giorni, con i musicisti del gruppo ClanDestino (Max Cottafavi, Luciano Ghezzi, Gigi Cavalli Cocchi) e l’ausilio come tecnico del suono di Paolo Panigada, conosciuto come il Feiez, poi con gli Elio E Le Storie Tese (e morto prematuramente nel 1998), l’album ha già canzoni che con il tempi diventeranno brani cardini dell’epopea del nostro: Piccola Stella Senza Cielo, Non È Tempo Per Noi, Balliamo Sul Mondo, con i loro riff riconoscibili, una sincera forza sonora, il mito americano del rocker da strada perfettamente impersonato dalla sua voce sono il viatico per un successo importante e in parte imprevedibile. La decisione di intraprendere una specie di “neverending tour” per quasi quattro anni, con centinaia di concerti, è la chiave di un radicamento fondamentale nel panorama italiano del rock: comunque nel 1991 pubblica Lambrusco, Coltelli, Rose e Popcorn, dal suono più americano e ancora ricca di hit (Urlando Contro Il Cielo, Libera Nos A Malo, Anime In Plexiglas). Nel 1993 Sopravvissuti E Sopravviventi manca un po’ di ispirazione, e i segni del cedimento si avvertono anche in A Che Ora È La Fine Del Mondo? (1994) nonostante il successo del singolo, cover della famosa It’s The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine) dei REM (da Document, 1987). Dopo aver suonato anche al Festival di Montreux e aperto i concerti dello ZooTv degli U2, si prende una pausa, dove i ClanDestino intraprendono una propria carriera solista (con due buoni dischi, Clandestino, 1994, e Cuore, Stomaco, Cervello, 1995) e lui mette su una nuova compagnia di viaggio, con i due chitarristi Mel Previte e Federico Poggipolini, il bassista Antonio Righetti e il batterista Roby Pellati, questi ultimi tre facevano parte dei Rocking Chairs. Con loro nel 1995 si ritira negli studi di registrazioni di Rubiera, in provincia di Reggio Emilia, e costruisce uno degli album più importanti della musica italiana degli ultimi 30 anni: Buon Compleanno Elvis è trascinato da Certe Notti, ballata sincera e diventata suo malgrado il manifesto di una generazione, e rimane in classifica per 70 settimane, vende oltre un milione di copie (più un milione nel resto dell’Europa) e fa del Liga una star. Il rock è sempre “americano” le storie di disillusione, di piccoli momenti di riflessione, e canzoni come Vivo O Morto X, Quella Che Non Sei, Hai Un Momento, Dio? sono un omaggio al rock di Neil Young, alle highway americane che però sfociano nel gracidare di rane nei fossi Padani (un omaggio al riguardo il minuto di Rane E Rubiera Blues). In un mix musicalmente più raffinato ma con la stessa semplicità comunicativa alla Vasco Rossi, riesce a conquistare l’immaginario degli italiani, nelle sue storie di provincia, nei viaggi in auto in “certe notti tra cosce e zanzare e nebbia e locali a cui dal tu”. Due canzoni per me hanno una marcia in più: Viva! e la stupenda Leggero, forse la sua migliore canzone in assoluto. Da qui la sua vita cambia, riempiendo palazzetti e interi tour negli stadi italiani, divenendo in questo un apripista in assoluto. Il suo percorso artistico passa per libri, il cinema e l’acquisita posizione nell’Olimpo del rock italiano. Con tutto ciò che ne consegue, che non sempre ha mantenuto la vivacità e la sincerità del disco di oggi.

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