Van Morrison - Astral Weeks (1968)

Il disco di oggi è rivoluzionario. E davvero, come succede ogni tanto, invidio chi non lo ha mai ascoltato. Non perchè riascoltarlo fosse di minor piacere, ma perchè chi avrà il piacere di sentire la sua voce vibrante, forte, magnetica per le canzoni di questo disco non può non emozionarsi. Van Morrison è un giovane di Belfast che ama il soul e la musica nera. La natura gli ha fornito una vocalità molto simile ai grandi cantanti black che ama, dentro un corpo che sembra uscito da un romanzo romantico inglese dell’800. Con l’autore e discografico Bert Berns inizia la carriera solista dopo la breve parentesi con i Them (con i quali scrisse e cantò la storica Gloria, ripresa poi da Patti Smith in una incredibile cover). Nel 1967 esce Blowin’ Your Mind che Berns costruisce con arrangiamenti blues e r’n’b per canzoni come He Ain’t Give You None, Goodbye Baby, Chick-A-Boom, Who Drove The Red Sports Car. Niente di scintillante, ma perfetto per la sua vocalità calda e irresistibile. Due graffi però indicano la strada futura: la ormai iconica Brown-Eyed Girl e la melanconica T.B. Sheets, un rock blues che sfodera tutta la forza della sua voce carnale e appassionata. Il risultato però è deludente per le vendite, Van è addirittura sul punto di ritirarsi, ma Berns muore d’infarto e dopo alcune beghe legale con la vedova del suo manager Morrison è libero di fare ciò che vuole. La rivoluzione avviene in due leggendari giorni di registrazioni ai Century Sound Studios di New York. Morrison è affiancato da una line up di musicisti da sogno: John Payne (flauto e sax), Jay Berline (chitarre), Richard Davis (basso), Warren Smith, Jr. (percussioni e vibrafono), Connie Kay (batteria), Larry Fallon (archi e arrangiamenti di archi) e Barry Kornfeld. Morrison libero dalle costrizioni mette in campo un disco rivoluzionario per vari motivi: le canzoni non seguono la classica struttura strofa-ponte-ritornello e per lo più seguono una struttura libera, quasi improvvisata, che negli anni ha avuto una serie di paragoni con la pittura impressionista, la poesia beat e addirittura lo stream of consciousness letterario. La musica si espande, cresce, si ingrandisce in ballate mistiche, romantiche e sofferte, dove Van mischia jazz, soul, blues, momenti pop in un mix irresistibile che fanno di Astral Weeks uno dei dischi più sensazionali di sempre. Impossibile trovare una canzone minore nella scaletta: dalla bucolica e dolce Astral Weeks (che inizia con gli stupendi versi "If I ventured in the slipstream, between the viaducts of your dream/ Where immobile steel rims crack, and the ditch in the back roads stop “, quasi a rincorrere Dylan) alla voce incredibile in Beside You, struggente quasi alle lacrime; dalla gioiosa The Way Young Lovers Do alla meravigliosa Cypress Avenue, che racconta ricordi giovanili nordirlandesi; dalla dolce e leggendaria Ballerina alle onde melodiche, che ti cullano come nessuna, di Madame George, che per anni fu pensata una canzone su un travestito perchè Lester Bangs, che si innamorò dell’album, così interpretò il testo, che in realtà è un gioco letterario sull'assonanza nel canto tra George e Joy (scherzetti di Van The Man…). Sebbene l’album venda pochissimo, la critica più attenta lo adora, e non solo Bangs ma anche Greil Marcus lo ha sempre definito il disco più bello di sempre. È stabilmente in tutte le classifiche degli album più importanti di tutti i tempi, e una schiera infinita di cantanti rimase folgorato da quella vocalità libera e selvaggia, e moltissimi (i primi che mi vengono in mente sono Peter Gabriel e il primo Springsteen) ne prenderanno nota. Ascoltatelo, fatevi rapire, e quando l’ultima nota di Ballerina cesserà di suonare capirete a che meraviglia avete appena assistito, una magia senza tempo che ha avuto poche espressioni di paragone.

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