Nina Simone - I Put A Spell On You (1965)

La storia di Nina Simone rappresenta un unicum nelle vicende musicali femminili sia per le qualità artistiche ma soprattutto per una vita privata davvero sofferta, che spesso si è espressa nelle sue interpretazioni. Eunice Waynon sin da piccola rivela un talento precoce, suonando e cantando in chiesa con le due sorelle, le Waynon Sisters. Una benefattrice a otto anni le paga una borsa di studio per imparare a suonare il pianoforte, così Eunice va a New York per diventare una pianista eccellente, con una profonda conoscenza anche classica dello strumento. Inizia ad esibirsi in locali cantando e suonando il piano. Sceglie il nome d’arte di Nina Simone in omaggio all’attrice francese Simone Signoret. Trova ispirazione nella figura e nell’arte di Billie Holiday, avvicinandosi al jazz. Nel 1958 la Bethlem la scrittura per due dischi, Little Girl Blue è l’esordio. Il suo repertorio è legato ai grandi standard jazz di Duke Ellington e dei Gerswhin. Passa alla Colpix, e nel 1960 Nina Simone And Her Friends con una storica interpretazione di I Love You Porgy le regala la ribalta delle scene. Inizia a cantare Bessie Smith e piccoli gioielli minori come Fine And Mellow, Porgy, Nobody Knows You When You’re Down e la sua autografa If I Knew. La carriera musicale prosegue tra ottime registrazione, che la Colpix assembla in più dischi (NIna Simone At The Village, 1962, Sings Ellington, 1963, At Carniegie Hall, 1963). Nel frattempo inizia la relazione burrascosa con Andrew Stroud, ex detective della polizia, che diviene prima suo marito, padre di sua figlia Lisa, che canterà in seguito con il nome d’arte di Simone, e suo manager. Avranno una relazione tormentatissima, dominata dai maltrattamenti di Stroud, tradimenti, droga e altro. Nel 1963 passa alla Philips, iniziando uno dei periodi più intensi e belli della sua carriera: scrive due suoi classici con Old Jim Crow e soprattutto Mississippi Goddam, che diventerà uno degli inni della campagna per i diritti degli afroamericani, e la Simone appoggia apertamente Martin Luther King. La Philips le assicura accuratezza nelle registrazioni, budget adeguati e la Simone risponde con alcuni dei dischi più belli della sua carriera: In Concert, Broadway-Blues Ballads e soprattutto I Put A Spell On You, il disco di oggi. Registrato nel gennaio 1965, tranne One September Day che è del 1964, Nina Simone è accompagnata dal sassofonista Jerome Richardson, dal chitarrista Rudy Stevenson e dall’orchestra diretta da Hal Mooney e Horace Ott. La scaletta è favolosa: si parte dalla ripresa del classico di Screamin’ Jay Hawkins che dà il titolo al disco I Put A Spell On You, ai suoi amati autori francesi, Aznavour di Tomorrow Is My Turn alla ripresa in lingua francese del classico di Jacques Brel Ne Me Quitte Pas. La voce della Simone è camaleontica, vibrante, assolutamente straordinaria: da sola modula timbro e forza tanto che spesso sembra di ascoltare un’altra cantante saltando di brano in brano. Aznavour ritorna nella splendida You’ve Got To Learn, storica e famosissima è la ripresa di Feeling Good dal musical di Broadway The Roar Of The Greasepaint, mentre dal Musical The Secret Life of Walter Mitty è presa Marriage Is for Old Folks. Poi ci sono due brani a firma Stroud, Gimme Some e Take Care of Business. L’album è considerato il più pop della sua carriera, ma in questo secondo me si esprime nella sua poliedrica grandezza, non legata ad un singolo artista o stile, scelta che riprende in diversi dischi successivi. Dopo la fine del contratto con la Philips passa alla RCA con cui registra almeno un altro capolavoro nello stupendo Nina Simone Sings The Blues (1967) con capolavori come In The Dark e Since I Fell For You. Va via dagli Stati Uniti, accusando CIA e FBI di non fare nulla contro il razzismo, e si trasferisce in Francia. Dopo un paio di anni di benessere, viene completamente dimenticata, soffrendo addirittura la povertà. Diviene tossica e senza tetto. Conosce un uomo d’affari delle Barbados dove si trasferisce: nelle isole caraibiche ha delle relazioni con politici, tra cui anche il primo ministro e un esponente delle opposizioni che misteriosamente viene assassinato nel 1981. Come spesso accade, la riabilitazione avviene per caso: in una campagna pubblicitaria globale del 1987, Chanel usa My Baby Just Cares For Me in una sua interpretazione, che mette in moto una grandiosa opera di riabilitazione e riscoperta, con dischi in classifica e la completa ristampa del suo catalogo (immenso in questo caso il prezioso lavoro della Verve, che rimasterizza buona parte del catalogo). Le sofferenze però non sono finite: combatte anni con un tumore al seno, che se la porterà via nel 2003. I grandi bluesmen dicono che per cantare bene il blues bisogna aver sofferto: sentite come lo canta lei e la possibilità di contraddirli svanisce nel nulla.

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