Michael Chapman – True North (2019)

di Massimo Perolini

It’s Too Late, è troppo tardi, annuncia il brano d’apertura del nuovo album di Michael Chapman, ma deve trattarsi di un malinteso: come può un simile titolo riferirsi a questo arzillo 78enne che due anni fa ci deliziava con la celebrazione di dieci lustri di carriera che tanto era piaciuta dalle nostre parti, grazie anche all’ottima produzione di Steve Gunn? Eppure, in una discografia sconfinata (una cinquantina i titoli, comprendendo i dischi dal vivo e qualche collaborazione illustre) e pressoché immacolata sotto il profilo della qualità artistica, da sempre devota a un folk di volta in volta innervato di blues, jazz, rock, sperimentazione, avanguardia, l’ascolto attento di “True North” si manifesta sin da subito permeato da un tono più cupo e pensoso rispetto al precedente. Chiaramente ispirato dalla riflessione sul tempo che scorre sempre più veloce, dalla presa d’atto che l’avanzare dell’età è ineluttabile e merita considerazione, questo nuovo lavoro vede nuovamente Gunn in console (nonché alla chitarra elettrica e ad alternarsi con Chapman al basso e alle percussioni, sporadiche e quasi impercettibili) e la presenza di Bridget St. John, mentre B.J. Cole ricama con la sua pedal steel e la bravissima Sarah Smout consegna ispirati interventi di violoncello.

Di queste undici tracce, due (Eleuthera e Caddo Lake) sono strumentali intensi, notturni, rivelatori dell’abilità strumentale dei musicisti, mentre le restanti nove sono divise tra rivisitazioni di brani già editi e nuove composizioni, come era già accaduto per “50”: a guidarci in questo percorso di rimpianto, tradimenti, incertezza, a comporre un quadro uniforme, ma nel quale le sfumature dei contenuti testuali sono sottolineate da una musicalità duttile ed evocativa del luminoso passato, quasi a chiudere un cerchio. Dal rigore acustico di Vanity & Pride, Hell To Pay e della conclusiva Bon Ton Roolay, mossa e quasi giocosa, a sottolineare come al termine del cammino vi sia il recupero della serenità, un guardare avanti con l’ottimismo di chi ha superato prove peggiori, alle atmosfere più “ricche” in termini strumentali (After All This Time, Bluesman, Truck Song), passando attraverso il racconto di quegli errori che, commessi in gioventù, hanno condizionato la vita (Youth Is Wasted On The Young) o lo sguardo disincantato che finalmente consente di osservare certe situazioni delle quali si è stati protagonisti (Full Bottle, Empty Heart, una ballata dall’atmosfera old time). L’ennesimo capitolo del romanzo di un autore che non delude mai.

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