Pat Metheny Group - Pat Metheny Group (1978)

Ci sono certi chitarristi che hanno l’aura magica di certi fantasisti del calcio o grandi campioni del basket: sanno con un guizzo magico risolvere un’azione, una partita, una situazione di gioco. Il chitarrista di oggi mi ha sempre dato questa sensazione, un fuoriclasse assoluto pronto con una delle sue idee ad illuminare la musica. E poi, cosa importante di questi tempi, è stato ed è ancora il simbolo della contaminazione musicale, pennellando di rock, funk, musica brasiliana, musica elettronica la sua tela jazz. Patrick Bruce Metheny, per tutti Pat Metheny nasce nell’agosto del 1954 in Missouri. Precocissimo, cresciuto in una famiglia di musicisti, inizia suonando la tromba, per poi passare alla chitarra elettrica dai 12 anni. A 15 anni vince un concorso indetto dalla nota rivista jazz Down Beat, che gli paga una settimana di stage con Attila Zoller, noto chitarrista jazz, che si accorge del talento di questo ragazzo e lo inserisce nel giro dei locali di New York e Kansas City. Ha appena 19 anni quando gli viene offerto di insegnare all’Università di Miami, come professore di chitarra elettrica. Di lì a poco, dopo l’incontro con il vibrafonista Gary Burton, si trasferisce al Berkley College Of Music di Boston: siamo nel 1973, e la sua fama di prodigio musicale è pronta per essere impressa su disco. Nel 1974 il suo debutto non accreditato nel disco Jaco con Jaco Pastorius, Paul Bley, Bruce Ditmas: leggenda vuole che la sua performance fu registrata “a sua insaputa” per lasciargli così migliori margini di improvvisazione. Dopo 2 anni di insegnamento, l’atteso debutto solista: Bright Size LIfe, con l’immenso Pastorius e Bob Moses è un debutto stupendo, impreziosito dall'omonima title track, una sensuale Midwestern Nights Dream e una autobiografica Missouri Uncompromised. Metheny registra questo disco per la storica etichetta tedesca ECM, di Manfred Eicher, tempio del jazz moderno. Nel 1977 il seguito nello stupendo Watercolors: in questo disco la chitarra di Metheny inizia ad esplorare un mondo jazz fatto anche di riferimenti al rock, dove inizia ad imprimere il suo marchio di fabbrica chitarristica fatta di fraseggi ariosi e gioiosi, che danno una naturale sensazione di movimento. In questo disco inizia a collaborare con il pianista Lyle Mays e Daniel “Dan” Gottlieb alla batteria, che lo accompagneranno insieme al bassista elettrico Mark Egan in questo nuova avventura a quartetto: il Pat Metheny Group. Sempre sotto l’egida di Eicher, per la ECM esce nel gennaio 1978 Pat Metheny Group, registrato ad Oslo nei mesi precedenti. Nella scia del jazz dell’epoca, l’album è un tributo affettuoso e preciso a quell’idea di fusion tra generi, che se aveva inorridito i puristi stava invece appassionando tanto nuovi aficionados, soprattutto provenienti dal rock. L’album è composto da 7 tracce a marchio Metheny e Metheny\Mays, che iniziano qui una collaborazione di composizione che per molti esperti vale nel jazz quello che Lennon\McCartney hanno fatto per il rock. L’album si apre con la meravigliosa San Lorenzo, omaggio all’Italia e ai suoni mediterranei, che sviluppa in dieci intensi minuti un breve fraseggio a tema, che viene costruito attraverso assoli dai vari strumenti. Sulla stessa scia opera anche Phase Dance, altrettanto magica e solare. C’è poi un omaggio a Jaco Pastorius con Jaco (in quel periodo il leggendario bassista faceva parte dei Weather Report), che riallaccia i fili con il jazz più “classico”. April Wind è un intermezzo per sola chitarra che sfocia poi nella stupenda April Joy, ritmata, energica, in certi passaggi quasi progressive, davvero bellissima. Chiude il disco una solenne e quasi be-bop Lone Jack. Inizia con questo disco, epocale, il periodo d’oro del Group, che vincerà 7 Grammy Awards consecutivi, record assoluto. Metheny dal canto suo ne aggiungerà altri 13, in ben 10 categorie differenti, altro record di tutti i tempi, a dimostrazione della sua infinità curiosità musicale: sarà non solo uno dei grandi musicisti fusion, ma sarà sperimentatore nella costruzione di nuovi strumenti (la famosa chitarra Pikasso a 42 corde, racchiudendo tre acustiche e un’arpa, costruita da Linda Manzer) e anche nell’uso delle nuove tecnologie musicali, con l’uso del Synclavier, dei sintetizzatori (primo musicista jazz in assoluto) e della musica elettronica. Inizierà con questo disco anche la sua intensa e duratura attività dal vivo, con oltre 200 concerti l’anno, presenziando ai più grandi e famosi festival jazz del mondo. Dove è sempre accolto con il calore e l’attesa da migliaia di spettatori, che attendono quella giocata da fuoriclasse che da gente come lui si aspetta per rendere magica e indimenticabile una giornata.

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