R.E.M. - New Adventures In Hi-Fi (1996)

La storia musicale di oggi ha una valenza particolare per me che ne scrivo perché è stato questo il primo disco comprato da me allora adolescente in uno dei negozi di dischi più importanti d’Italia. Questo disco è stato un momento di svolta per quella che è stata considerata, nei precedenti 15 anni, il complesso più interessante e di maggior successo del rock indipendente americano, almeno fino all’arrivo del grunge. I R.E.M. (che prendono il nome dall’acronimo del rapid eye movement, la fase del sonno in cui si sogna) nascono ad Athens, in Georgia alla fine degli anni ‘70, quando Bill Berry (batterista), Mike Mills (bassista), Peter Buck (chitarrista) e Micheal Stipe (cantante) amici del liceo, formano il gruppo. Hanno in comune la passione per le melodie anni ‘60, per la musica psichedelica e per il Jingle Jangle alla Byrds. 
Iniziano a suonare e subito hanno un certo successo, tanto che Peter Holsapple dei dB’s li aiuta a firmare il primo contratto discografico. Il primo singolo, Radio Free Europe / Sitting Still del 1981 li fa conoscere al pubblico. Tra chi li apprezza, c’è Miles Copeland, fratello di Stuart dei Police, che li ingaggia per la sua etichetta la IRS Records. Inizia così un percorso discografico sempre crescente, che arriva al primo picco con l’apprezzatissimo Murmur (1983), incoronato da Rolling Stone disco dell’anno, trascinato da una nuova versione di Radio Free Europe e da Talkin’ About The Passion. Lo stile REM inizia a farsi largo, tra le schitarrate potenti di Buck, la linea ritmica elegante ed innovativa e la voce particolarissima di Stipe, che passa da registri quasi monocordi a momenti di grande vivacità in un attimo. Reckoning (1984) li consacra come uno dei gruppi del momento, e bellissimo è anche il successivo Fables Of Reconstruction (1985) che segna un decisivo cambiamento nelle musicalità e soprattutto nei testi di Stipe, che iniziano a prendere una profondità e una eccentricità notevole, che ne segneranno la natura in futuro. La sequenza di un disco all’anno continua con Lifes Rich Pageant (1986) e soprattutto con Document (1987) che segna l’inizio della loro collaborazione con il produttore Scott Linn e contiene la classica It’s The End Of The World As We Know It ( And I Feel Fine) ripresa poi anche da Ligabue come A Che Ora È La Fine Del Mondo?. Il momento è decisivo, e con una mossa che, come al solito, scatenerà i fondamentalisti del disco, passano alla Warner Bros. 
All’accusa di essersi venduti, rispondono con un disco meraviglioso, Green (1988) che trascinato dai singoli Stand e Orange Crush li proietta a star della musica internazionale. Per la prima volta, dopo un tour che li porterà anche in Europa, si prendono una pausa. Out Of Time esce nel 1991 ed è l’album della definitiva consacrazione: canzoni come Shiny Happy People, Radio Song, New Wild Heaven e soprattutto Losing My Religion, meravigliosa ballata che diventerà una degli inni degli anni ‘90 (trascinata anche da uno stupendo video musicale trasmesso a raffica da MTV) portano le vendite a toccare quasi i 20 milioni di copie. Il seguito è, incredibilmente, ancora più clamoroso: Automatic For The People del 1992 è uno dei grandi dischi della storia, un viaggio nel dolore, nella notte (la straordinaria Nightswimming), che impongono lo stile REM e la voce di Stipe come riferimenti mondiali. Nel frattempo è esploso il grunge, e Stipe e soci ne danno la loro versione in Monster (1994) che però è segnato dalla morte di due cari amici di Stipe: River Phoenix, attore astro nascente di Hollywood, e soprattutto Kurt Cobain, ai quali dedica Let Me In. Dopo 6 anni da Green, ritornano in Tour, e durante alcune date iniziano a suonare e creare le canzoni dell’album di oggi. New Adventures In Hi- Fi è registrato in parte ai Bad Animal Studios di Seattle e in parte in varie arene dove il gruppo , durante i soundcheck, suonava le nuove composizioni. È un disco che se nella copertina richiama un atmosfera vintage, è musicalmente pirotecnico: si parte con la ritmica ballata di How THe West Was Won And Where It Got Us per poi avere una accelerata con The Wake Up Bomb. Il disco è pieno di canzoni stupende: la dolce ed elettrica Be Mine, il rock che ricorda i loro esordi di So Fast, So Numb, la accattivante Bittersweet Me, addirittura una piccola parentesi strumentale in Zither, che nel suo andamento quasi messicano sembra una canzone dei Calexico. Ma i pezzi forti sono tre: la stupenda Electrolite, una ballata country elettrica suadente e morbida, la potente Leave, una delle canzoni più belle del loro repertorio, e la magnetica, magnifica E-Bow The Letter, dove Stipe duetta con Patti Smith in un vortice emotivo coinvolgente. Dopo questo disco Berry ha un’aneurisma cerebrale, e lascia il gruppo. I tre superstiti durano ancora altri 15 anni, con un progressivo spostamento verso un rock sperimentale che mantiene però uno dei loro tratti peculiari: una originalità, un suono unico e distintivo e una passione che trasmettono con disarmante facilità.

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