Cream, Guida per principianti

Nel panorama della musica rock ci sono gruppi o musicisti che nonostante abbiano avuto una carriera breve sono stati in grado di influenzare generazioni di appassionati, fino ai giorni nostri. Come ad esempio i Guns N’ Roses o Jeff Buckley.

Per ogni conoscitore di musica blues che si rispetti, i Cream sono un gruppo indimenticabile, anzi un supergruppo (etichetta che viene data ai gruppi in cui tutti i componenti sono virtuosi dello strumento).

Nati a metà degli anni sessanta, sono riusciti a influenzare musicisti del calibro di Jimi Hendrix, il cui modo di suonare, senza la band inglese, non sarebbe stato lo stesso. Prima che esplodessero i Rolling Stones e gli Who, il suono che faceva più “rumore”, quello più potente era il loro.

Tradizionali (con i loro pezzi autenticamente blues) ma anche carichi di una dose di originalità i Cream, ad esempio, hanno rivoluzionato la classica struttura delle canzoni che prevedeva l’alternarsi di strofa e ritornello. Inoltre, erano famosi per i loro live esplosivi, dove si lasciavano andare, vista la loro preparazione tecnica, a lunghe sessioni di improvvisazione.

Il cantante Jack Bruce, durante la serata di gala per festeggiare l’ingresso nella Hall of fame del rock’n’roll, nel 2005, disse: “L’unica buona musica è quando dei buoni musicisti suonano l’uno per l’altro. Credo che questo sia ciò che ha reso i Cream così differenti dagli altri gruppi rock”.

Formati ufficialmente nel 1966, dall’incontro fortunato tra Eric Clapton, Jack Bruce e Peter Edwars “Ginger” Baker, se da una parte i tre, già dalle prime canzoni, si mostravano come un gruppo incredibilmente maturo, dall’altro, proprio il loro ego avrebbe compromesso una carriera duratura. E così, in fondo è stato.

Clapton era, già in quegli anni, uno dei chitarristi più forti della scena inglese, avendo già alle spalle alcune collaborazioni importanti e degne di rilievo. Bruce era tutto tranne che un bassista di accompagnamento: proprio come Flea dei Red Hot Chili Peppers era spesso il protagonista delle lunghe cavalcate live (suonava ogni tanto anche un basso di sei corde).

Il batterista, un vero virtuoso dello strumento anche lui, non era solamente un musicista rock, ma amava la musica jazz e proprio questa sua passione dà un tocco esotico al suo modo di suonare (tanto che una volta sciolti i Cream, si dedicherà alla World Music).

Tra i suoni più riconoscibili dei Cream ci sono sicuramente i riff. Anche se provengono dalla tradizione blues, la band di Clapton e soci era in grado di renderli cento volte più potenti. Esempi se ne trovano già in Fresh Cream, il primo album della band, che riprende vecchi classici di Robert Johnson, Skip James, Muddy Waters e altri, e li riadatta ai decibel degli anni sessanta.



È con il secondo album, vero capolavoro, Disraeli Gears che nel 1967 i Cream si fanno conoscere in tutto il mondo, non soltanto come musicisti blues, ma con brani originali che avrebbero scritto la storia del rock e della psichedelia. Un esempio è l’attacco di Sunshine of your love, un vero e proprio inno di questo genere.



È con questo album-gioiello che i Cream cominciano a riempire gli stadi di mezzo mondo (l’anno prima erano sbarcati anche negli Stati Uniti) e nelle vendite riescono anche a rivaleggiare con Beatles e Rolling Stones.



I Cream sono anche in grado di sperimentare non soltanto nell’ambito del blues. Un esempio è il doppio album (uno in studio e uno live) dell’anno successivo: Wheels of Fire.



In questo album i Cream fanno un passo in avanti e ci regalano un’opera che non mostra soltanto cosa sono in grado di fare con gli strumenti tradizionali del rock e del blues, ma anche con qualche aggiunta direttamente dal mondo della classica. Come la viola e l’organo, suonati entrambi dal produttore Felix Pappalardi.



Come previsto la carriera dei Cream era destinata a durare poco. Complice anche l’abuso di droghe, la band si scioglie il 26 novembre 1968, con un ultimo concerto tenuto alla Royal Albert Hall, intitolato non a caso “Farewell Concert”.



Dopo anni di separazione, i Cream risuoneranno proprio in questa sala, nel 2005 per 4 date a maggio, poi registrate per un doppio cd e dvd. La parabola dei Cream è durata appena tre anni, ma in quell’arco di tempo sono riusciti a vendere 15 milioni di dischi.



L’ultimo, pubblicato dopo la separazione, Goodbye, nel 1969, contiene tracce live e un brano scritto da Clapton e dal suo amico George Harrison intitolato “What a Bringdown”.



Per la band è il momento di seguire tre strade diverse, ma il percorso è stato ormai tracciato. Un solco che sarà da guida per tantissimi gruppi che verranno negli anni successivi. E per questo non li ringrazieremo mai abbastanza.



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