Van Morrison - Astral Weeks (1968)

Da Belfast a New York. Lo stream of consciousness di W. B. Yeats e l'Elvis Presley di All Shook Up. Van Morrison è diventato grande di botto e si è preso qualche settimana di vacanza tra le stelle, dove ha trascinato con sé la sua musa scontrosa, avventurandosi ("If I ventured in the slipstream"…) sulla scia di ricordi di infanzia vissuti dal lato sbagliato della strada (Cyprus Avenue), raffigurazioni di loci amoeni bagnati dalla pioggia (Sweet Thing), storie di presunti travestiti (Madame George), immagini di ballerine intraviste in un tour di qualche anno prima… E' blues (ma non nella forma), è folk (nell'anima), è jazz (la sezione ritmica, le improvvisazioni strumentali), è musica da camera (le sovraincisioni di un quartetto d'archi). E', ancora e nonostante le apparenze, rock & roll, almeno nello spirito. Anzi, il momento di massima trascendenza raggiunto nel rock & roll (fino a quel momento e, molto probabilmente, anche dopo): una trance mistica indotta da quella voce inarrivabile, strumento selvatico e sciamanico. Chiedete a Lester Bangs, se avete dei dubbi. (Mia valutazione: Capolavoro)

(Yuri Susanna)

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