The Waterboys - Fisherman's Blues (1988)

Nonostante l'accorata invocazione della title track ("Vorrei essere un pescatore che ruzzola sui mari/ lontano dalla terra arida e dai suoi amari ricordi"), Fisherman's Blues è il disco che riporta i ragazzi d'acqua sulla terraferma. Non tanto nella natia Scozia, ma piuttosto al riparo degli accoglienti porti irlandesi (metà del disco è registrata a Dublino, il resto tra Spiddal e Galway). Un viaggio alla ricerca delle radici, siano autoctone (l'immancabile Yeats, la coraggiosa e riuscita rilettura del Van Morrison "astrale" di Sweet Thing), oppure aliene (gli omaggi a Hank Williams e Woody Guthrie). Il punto di arrivo della ricerca, da parte di Mike Scott, di un approdo concreto, che odori di terra e tramandi l'eco di vecchie storie ancora buone da raccontare, sotto cieli bassi che sembrano infiniti (come un mare capovolto, in fondo). Al di là delle elucubrazioni su quale incarnazione della band sia stata più importante (se questa, leggiadra e ariosa, della svolta folk o quella, epica e densa, della "big music" di This is the Sea e A Pagan Place), la bellezza senza tempo di questa raccolta di canzoni rende pleonastica ogni discussione. E, come accade con certe conchiglie trovate insabbiate sulla battigia, se si avvicina l'orecchio si può anche sentire il mare. 
(Yuri Susanna)

Commenti

  1. Quando si parla di questo disco, bisognerebbe chiudere il blog per una settimana, in modo che la gente sappia di che capolavoro si tratta :)

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  2. Hai ragione caro Blackswan, ma credo che le tre persone che seguono questo blog lo sappiano. :)

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