Eminem - The Marshall Mathers LP (2000)

Nulla è cambiato, dai tempi di Elvis Presley (Eminem lo ammetterà apertamente, due anni dopo, in Without Me: « Sono il peggiore dopo Elvis Presley nel prendere la musica dei neri e usarla per diventare ricco»). La cultura hip hop (il rap e tutto quello che gli sta intorno) dà all'America — e al resto del mondo, che osserva affascinato e sgomento — la prima star bianca che arriva dalle periferie urbane pili degradate (da ogni punto di vista: Eminem, prima o poi, li racconterà tutti), e che piega un linguaggio musicale inventato dai neri ai propri fini, dando cosi vita a qualcosa di nuovo e di assolutamente contemporaneo. Ciò che accade intorno al ragazzo di Detroit è impressionante. Non tanto, non solo, per i milioni di dischi venduti, quanto per il processo di identificazione che lui scatena con una rappresentazione un po' caricaturale, un po' cinematografica, un po' teatrale del proprio malessere e del malessere che vede intorno a sé. Il titolo dell'album, il secondo da che Eminem ha incontrato Dr Dre, che produce, allude forse a uno scoperto intento autobiografico della rappresentazione complessiva. Il che si rivelerà vero, ma anche impreciso, non solo perché la maschera del suo alter ego cazzone e omofobo Slim Shady ricompare in pili di un'occasione. Il punto è che il rapporto tra verità e racconto è al centro del discorso del nuovo Eminem. Lo è per esempio in Stan, che lo porta a nuove vette di popolarità e che manipola massicciamente una canzone tradizionalissima della cantante inglese Dido: campionando un segmento di quel brano e utilizzandolo come una sorta di ritornello, Eminem racconta la storia di un fan di Eminem che scrive a Eminem confidando le proprie pene e raccontandogli quanto lo aiutino le canzoni di Eminem. Fino a che, non ricevendo risposta da Eminem, decide di farla finita, dopo aver ucciso la propria ragazza pif o meno come Eminem raccontava di aver fatto nell'album precedente. Un corto circuito da vertigini, insomma, un racconto che parla di sé e di altri racconti e che chiama in causa le diverse maschere che Marshall Mathers indossa a seconda della situazione. Pili che di autobiografia, insomma, qui si tratta di reality show: si parla di come la società televisiva abbia trasformato gli individui e le relazioni. La storia non si ripete: all'epoca della radio, qualcuno credeva che Elvis Presley fosse nero.

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

Commenti

Etichette

Mostra di più

Post popolari in questo blog

Jeff Buckley - Grace (1994)

Jonathan Wilson – Rare Birds (2018)

Radiohead - Ok Computer (1997)