Led Zeppelin - II (1969)

Per rinnovare e capitalizzare il successo della loro prima opera, la band diede inizio ad una serie infinita di tour che li portò non solo ad affinare ed affilare il loro sound ma anche a pensare in fretta ad un nuova scaletta di brani da portare in studio. Sorprendentemente i Led Zeppelin riuscirono a registrare in brevissimo tempo una straordinaria sequenza di brani, non particolarmente "originali", in quanto marcatamente debitori del canovaccio blues, ma straordinari proprio nella loro reinterpretazione. La plasticità, l'eleganza, la potenza oltre che la tecnica dei singoli esecutori che il suono Led Zeppelin aveva, da quel momento definito hard rock, fu dall'uscita del disco riconoscibile come un classico nella musica del periodo e punto di riferimento per tutto quello che venne nei decenni successivi. Whole Lotta Love, The Lemon Song o Moby Dick definiscono i Led Zeppelin maestri del genere heavy rock, ma quando arrivano pezzi come What Is and What Should Never Be, o la ballata (con un meraviglioso organo Hammond sugli scudi, suonato dal polistrumentista John Paul Jones) Thank You, ci si inginocchia dinnanzi alla classe di cesellatori di melodie. Con Bring it On Home (rifacimento spudorato di un classico di Sonny Boy Williamson) si comprende invece il significato di quando si afferma che l'allievo ha superato il maestro, con un Robert Plant straordinario interprete della musica del diavolo. (Mia valutazione:  Ottimo)

(Silvio Vinci)

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