13 luglio 2016

Tom Waits - Blue Valentine (1978)

Ci sono un prima e un dopo nella lunga vita artistica di Tom Waits? C'è forse una sottile linea "blue" che unisce la voce glabra di Martha e del cuore che batte il sabato sera, con le trame, a confronto, ermetiche e oblique di Mule Variations? Oggi la storia è scritta ma c'è da chiedersi chi era nel 1978 Tom Waits. L'amante ubriaco di Rickie Lee Jones, il presente e il futuro, il disperato rapace notturno di sensazioni nel caldo soffocante di Pomona, il jazz e il blues consumati nello stesso bancone di Nightawk At The Dinner; il musicista, il trovatore del piano alcolico, l'appassionato della banda dell'esercito della salvezza, l'accompagnatore alla ricerca della sua Muriel che non c'è più e "a causa di ciò il locale ha chiuso". Il Tom Waits dell'epoca vive in un mondo iconografico, ma frequenta un universo tutto suo, fatto di cuori sbandati e animi solitari, legati unicamente da quell'insostenibile nostalgia per quello che si dovrà ancora vivere. E forse mai l'artista ha concepito qualcosa di più struggente della cartolina di Christmas Card From A Hooker In Minneapolis, mai la sua voce è stata così catramosa; e mai il blues ha toccato più le vette di 29 dollars, come la solitudine degli accordi di Blue Valentine. E come l'eroe sanguinante di Romeo Is Bleeding, è sempre il peggiore che fa battere il cuore delle ragazze e che imbocca la "Wrong Side Of The Road". Si è lontani dall'amante di Jersey Girl, sognatore del tramonto, lontani dalla raffinatezza di Foreign Affair, la luce del giorno è spenta. Ma non il calore e la poesia di questo magico pugno di canzoni.  (Mia valutazione:  Buono)

(Roberto Giuli)

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