11 luglio 2016

David Bowie - Low (1977)

Il primo elemento della trilogia berlinese nasce in Francia, nel castello di Hérouville, e in Svizzera, dove l'inventore di Ziggy Stardust vive per sfuggire ai suoi demoni e agli ispettori del fisco britannico. Lí si forma un gruppo di lavoro destinato a fare storia, e non solo a cambiare quella di Bowie. C'è Tony Visconti che produce: ha già lavorato con lui prima della sua esplosione planetaria ed è un convinto paladino dell'uso dello studio come moltiplicatore delle possibilità espressive. C'è Brian Eno alle tastiere e a molto altro: da quando, nel 1973, ha lasciato i Roxy Music, il musicista che Bowie conosce solo superficialmente è diventato compositore, studioso di suoni ed elettronica applicata alla musica, teorico, saggio. Eno porta con sé le carte di Strategie oblique, un gioco serio che ha inventato con l'artista Peter Schmidt: da un mazzo di carte se ne estrae una e ci si impegna a rispettarla. Sulla carta ci può essere un'indicazione (del tipo « Registra in una situazione acustica») o una massima di applicazione generale («Gli errori sono intenzioni mascherate»). E ciò di cui il depresso David Bowie (o schizofrenico, dice qualcuno, e il termine va inteso alla lettera) ha bisogno in questo momento: fiducia in se stesso, nei suoi stessi errori, nelle sue indecisione, nella necessità di cambiare e di osare, ora che si è deciso a mollare la cocaina (ci vorranno due anni perché lo faccia davvero). Gli esperimenti non si esauriscono qui. Si sperimenta con l'uso creativo delle tecniche di registrazione, con i nuovi strumenti elettronici che solo Eno conosce, con i testi, che Bowie non scrive prima di entrare in studio e in molti casi non scriverà mai, se non (Warszawa) in una lingua inventata. Si sperimenta con i musicisti, che vengono tenuti all'oscuro del disegno globale e a volte entrano nello stesso momento in sale adiacenti senza sapere nulla l'uno delle intenzioni dell'altro. Il risultato ricorda il progetto iniziale (un album con un lato diurno e uno notturno), ma in modo completamente inatteso. Il lato A contiene sette tracce piú convenzionali, per quanto inaudite come sonorità, il lato B quattro tracce per lo piú strumentali che portano Bowie là dove voleva essere: a un'altezza tale, con un'aria cosí rarefatta, che neppure il punk piú arrabbiato potrà mai immaginare di spazzarlo via dalla scena del rock'n'roll. (Mia valutazione: Buono)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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