9 giugno 2016

Bob Marley & The Wailers - Natty Dread (1975)

Figlio di un marinaio inglese che muore quando lui ha dieci anni e di una giamaicana che rimane incinta di lui giovanissima, dalla campagna nel cuore della Giamaica Robert Nesta Marley finisce a Trench Town, un quartiere popolare della capitale Kingston, quando è ancora un bambino. Qui, a causa della carnagione un po' incerta (troppo chiaro per essere nero, ma certo non un bianco) e della bassa statura, diventa vittima di piccoli e grandi soprusi. Il che, come un episodio nelle vite dei santi, ci consente di intravedere i segni quasi soprannaturali di ciò che lui sarà (e rappresenterà) anni dopo: Bob Marley, la prima rockstar globale non angloamericana, la cui musica ha in sé inviti alla pace ma anche alla ribellione, sonorità che sono giamaicane al cento per cento eppure anche perfettamente dentro il linguaggio del rock'n'roll, influenzate dalla musica nera e dal pop bianco, che a sua volta cambierà per sempre con i ritmi in levare e il tipico andamento oscillante delle sue canzoni. Tutto questo si trova in Natty Dread, il primo album senza i vecchi compagni Peter Tosh e Bunny Wailer, il primo con le voci femminili delle I-Three, una delle quali è sua moglie Rita. Tutto questo comincia ad accadere nel 1975, quando Bob diventa leader indiscusso del suo gruppo e quando alcuni concerti al Lyceum di Londra, che poi diventeranno un bellissimo album dal vivo, sanciscono l'arrivo in Occidente della nuova/vecchia musica caraibica. E il reggae, erede dello ska e piú ancora del rocksteady, stili musicali che rielaborano alla giamaicana le idee del pop americano, espressione della fede religiosa rastafari, che si collega alla Bibbia e vede nell'Africa la terra promessa dei neri di tutto il mondo. Il messianismo, il culto per la marijuana, l'additivo preferito di chi ama questo genere musicale tendenzialmente lenitivo del mal di vivere: Marley sarà il portavoce di un suono che senza troppi sforzi diventerà una filosofia di vita. Comincia a esserlo, per l'appunto, con Natty Dread, prodotto dal geniale volpone Chris Blackwell, che conosce bene la Giamaica e capisce prima di ogni altro quali potenzialità, anche commerciali, abbia la musica che lí viene prodotta. Marley canta come un bianco e suona come un nero, in un album che lo consegna alla storia nella sua forma migliore, senza cedimenti, neppure veniali, al luogo comune. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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