23 maggio 2016

Stevie Wonder - Innervisions (1973)

Nel 1971, il giorno del suo ventunesimo compleanno, Stevie Wonder lascia la Motown, la casa discografica per cui lavora da quando ha 12 anni. Ora che non è piú «Little», Stevie vuole libertà creativa, vuole fare tutto, scrivere, suonare, cantare, vuole poter decidere dove andare e come. Berry Gordy, il boss della Motown, lo vede come un nuovo Sammy Davis jr, un intrattenitore. Lui vuole crescere come musicista, e non si pone limiti. Un giorno va a trovare in studio Robert Margouleff e Malcolm Cecil, pionieri nell'uso del sintetizzatore di suoni: come Tonto's Expanding Head Band hanno pubblicato un album (Zero Time, uscito da poco), che con quella sua elettronica «calda» ha aperto loro porte che nemmeno immaginavano esistere. Stevie chiede di imparare a suonare il Moog (modificato e personalizzato, loro lo chiamano Tonto, una sigla che sta per «Nuova orchestra di timbri originali»), una vera impresa per un cieco, con tutti quei tasti e quelle leve. «Ma la mia voglia di imparare era nettamente superiore alle difficolà», commenterà poi Stevie. Insieme, i tre sintetizzano suoni e incidono basi che permetteranno a Wonder di registrare praticamente da solo cinque album e di percorrere gli anni Settanta, quello che verrà considerato il suo periodo «classico», sulla spinta di una singola, grandiosa, idea di musica: Music Of My Mind, Talking Book, Innervisions, Fulfillingness' First Finale e l'apoteosi di Songs In The Key Of Life. L'idea è appunto quella di un suono sintetico che — contrariamente al luogo comune — aggiunga e non tolga calore alla musica. Una sorta di nuovo soul, una musica dell'anima che si sforzi di raccontare il proprio tempo in album concepiti come tali, e non piú — in stile Motown - come una raccolta di singoli. A ben pensarci è il compimento del disegno artistico della casa discografica di Detroit («Il suono della giovane America», era il suo celebre slogan), che infatti su queste nuove basi, concedendogli libertà quasi illimitata, riconquista Stevie e lo accompagna nel suo migliore momento. Al centro del quale sta Innervisions, che a sua volta ha al centro due canzoni «sociali» come Living For The City e Higher Ground, eccellenti esempi di come Stevie Wonder intenda curare il male del mondo: con la fede, e se la fede non basta, con la reincarnazione. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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