11 maggio 2016

Lou Reed - Transformer (1972)

Tra i pochi che hanno amato i Velvet Underground («Ma tutti quelli che comprarono i loro dischi poi formarono una band» noterà Brian Eno), ci sono anche due inglesi che lavorano insieme. Uno viene da Londra, si fa già chiamare David Bowie e ha alle spalle un successo britannico (Space Oddity, Changes) che attende di diventare mondiale. L'altro viene da Hull, nel Nord dell'Inghilterra, si chiama Mick Ronson, ma tutti lo chiamano Ronno, e suona la chitarra da dio. I due hanno visto Lou Reed abbandonare i Velvet Underground (e tornare a casa dai genitori, a lavorare con il padre commercialista) e realizzare un primo disco da solista piuttosto deludente. Nel 1972, quando finalmente è famoso anche negli Usa, dove porta in tour il suo alter ego Ziggy Stardust, Bowie si propone come produttore. Si incontrano a New York, lui e Lou, e l'accordo è immediato: a luglio si mettono al lavoro a Londra, con Bowie pronto a rivestire quel ruolo di mentore che Andy Warhol si era inventato per i Velvet Underground. Lou e la fidanzata vanno a vivere nel quartiere borghese di Wimbledon: la bisessualità, l'attrazione per il «lato oscuro», i travestiti della Quarantaduesima sono nelle canzoni, non nella loro vita. L'idea di un musical ispirato al romanzo Walk On The Wild Side di Nelson Algren, poi tramontata, gli lascia in eredità un titolo che lui usa per raccontare le storie di persone che aveva incontrato alla Factory di Andy Warhol: i trans Holly Woodlawn e Candy Darling, Joe Dallesandro, lo spacciatore Sugar Plum Fairy (inserito solo per il nome, spiegherà poi), Jackie Curtis, la star del film Flesh. Vicious è ispirata da Andy Warhol: i primi due versi, «Vizioso, mi colpisci con un fiore», sono una sua idea. Perfect Day idealizza quell'esistenza borghese e priva di eventi che Lou Reed stava sfiorando e che non gli riuscirà mai di vivere, quella da cui stava fuggendo da anni, per poi di tanto in tanto riscoprire. Ma come sempre, nelle sue canzoni, il tono è oscuro, leggermente morboso, un tantino perverso. Transformer è un capolavoro, indigesto al suo autore perché fortemente influenzato dai produttori, solitario in una storia musicale che prenderà volentieri altre strade. Semplice, quasi minimale negli arrangiamenti, rispetta al meglio un momento di grande ispirazione da parte di Lou Reed nella copertina scattata da Mick Rock, ritrattista ufficiale del rock'n'roll piú glam. (Mia valutazione: Buono)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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