29 marzo 2016

The Rolling Stones - Sticky Fingers (1971)

Il primo album uscito con la casa discografica di proprietà del gruppo, il primo con il nuovo chitarrista Mick Taylor a tempo pieno nella band, il primo registrato dopo il tragico festival di Altamont in cui, mentre gli Stones suonano Under My Thumb (e non sympathy For The Devil come vuole una mediocre diceria), muore un ragazzo di colore (l' Hell's Angel che lo accoltellò fu assolto in tribunale per legittima difesa — il ragazzo era armato — e il bilancio totale dell'evento fu di quattro morti — tre per incidente — e quattro nascite). Il piú ricco di riferimenti, espliciti e no, alle droghe, il piú psichedelico (parliamo di assoli, ritmi rilassati, suoni distorti), tra i classici di Jagger, Richards & Co., il piú lontano da quel suono che comunemente si identifica con la classicità Stones. «Rispetto a Beggars Banquet e Let It Bleed, quella di Sticky Fingers è tutta un'altra epoca. Un altro mondo, forse», commenterà poi Jagger. La copertina è la piú famosa della storia del disco in vinile: l'ha creata da Andy Warhol fotografando Joe Dallesandro in jeans. Anni prima, Warhol ha detto a Jagger: «Che bello sarebbe mettere una zip in copertina». E lui non se n'è dimenticato. Jagger non dimentica mai nulla. Ma Sticky Fingers è anche altro, soprattutto altro. Il primo album su cui compare il logo dei labbroni e della linguaccia (non è di Warhol, ma del molto meno noto grafico John Pasche), un disco parzialmente registrato negli studi già leggendari di Muscle Shoals, Alabama, luogo di nascita della musica soul. Sticky Fingers è tutto questo, è superficie pop e sostanza nera, è malessere, è violenza esorcizzata dal sesso, è Wild Horses, che Keith ha scritto per suo figlio Marlon («Neanche cavalli selvaggi potranno allontanarmi da te») e che Mick trasforma in una sorta di canzone d'amore che si dice ispirata alla fine della storia con Marianne Faithfull. E Brown Sugar, che Jagger scrive in Australia mentre gira un film e dopo che un incidente sul set gli ferisce una mano. Per guarirla gli consigliano di suonare la chitarra. E lui lo fa con impegno, lo fa tutti i giorni. Ne esce un riff indimenticabile e un pezzo che nessuno ha ancora capito di che cosa parla. Di droga, di sadomasochismo psicologico, delle dolcezze che solo certe ragazze di colore sanno riservare a chi le sa prendere per il verso giusto. (Mia valutazione: Ottimo)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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