13 febbraio 2016

Van Morrison - Moondance (1970)

Quando scrive e registra (e in studio riscrive quasi da zero, secondo un metodo che gli sarà caratteristico) il terzo album, Moondance, Van Morrison ha solo 25 anni. E pur vero che almeno uno degli album precedenti (Astral Weeks) è un capolavoro assoluto, ma il dato rimane sensazionale. Sí, perché Moondance è un album che ha il sapore della maturità, «sofisticato» (è l'aggettivo che lui stesso usa per definire il brano che dà il titolo all'album, aggiungendo che «potrebbe cantarlo Frank Sinatra») e praticamente perfetto, se la perfezione può avere la voce calda e pastosa di un irlandese che suona e canta il rhythm and blues. Da qualche tempo lui si è trasferito a Woodstock, New York, dove pochi mesi prima c'è stato il celeberrimo festival e soprattutto dove lavora la Band, il gruppo che ha costretto il mondo del rock'n'roll a portare alla luce le radici della musica americana contemporanea. E lui stesso a sottolineare il legame quando racconta di aver scritto Brand New Day dopo aver sentito The Band alla radio e aver alzato gli occhi al cielo: «E improvvisamente la canzone è arrivata, in una botta sola, senza interruzioni». Mistico e carnale, Van l'irlandese mette dentro alle nuove canzoni una gioia di vivere che in Astral Weeks era difficile rintracciare, una serenità che i ricordi dell'infanzia e della sua terra lontana non scalfiscono, anzi rinforzano. A 25 anni è già un uomo e un musicista maturo, che sostituisce tutti i pur bravissimi strumentisti del disco precedente per avere sonorità del tutto nuove, e che diventa produttore perché, spiegherà poi, «nessuno meglio di me sapeva che cosa avevo in mente di fare». Il fatto è che lui ha trovato una personalità, un nuovo stile musicale che indossa con eleganza, senza sforzi apparenti, e incidentalmente si tratta di una voce del tutto nuova: come per magia, nel giro di qualche mese sembra essersi appropriato di molti luoghi della musica nera (i fiati, i cori femminili, il culto per lo swing) interpretandoli come nessuno prima di lui. La sua personale versione del rhythm and blues è appunto calda, ma mai torrida, sempre un po' autunnale, proprio come le danze sotto la Luna evocate dalla canzone scelta per intitolare l'album. Jazzata, se si vuole, controllata, sofisticata, come probabilmente amerebbe dire lui. Incredibilmente matura, per un venticinquenne (che però fa musica da quando è bambino. (Mia valutazione: Capolavoro)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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